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Morte amministratore S.r.l.: cosa si eredita?

20 Febbraio 2021
Morte amministratore S.r.l.: cosa si eredita?
Mio padre è Amministratore di una Srl della quale io sono socio di capitali al 2 per cento. In caso di morte improvvisa mio padre, amministratore della Srl, che succede? Non si ereditano le s.r.l. da come so, semmai i compensi del de cuius. Come dovrei comportarmi?

All’ipotetica morte di Suo padre, quale amministratore della società a responsabilità limitata, dovranno succedere gli eredi legittimi, in linea retta.

Tuttavia, la successione non comporta la Sua automatica nomina di amministratore della s.r.l., ma solo il subentro nelle quote di proprietà di Suo padre.

Sarebbe, quindi, necessaria un’assemblea per la nomina del nuovo amministratore.

Ad ogni modo, il fatto che Suo padre possa avere avuto delle problematiche debitorie in passato, può far sorgere qualche problema in capo a Lei, a prescindere dall’estinzione o meno della società.

Lei, accettando l’eredità, entrerebbe nelle attività e passività di Suo padre, e sarebbe titolare di tutti i debiti e crediti dello stesso.

La responsabilità non si estenderebbe dal punto di vista amministrativo, posto che l’amministratore della società risponde personalmente per l’attività effettivamente espletata, e non per quella svolta dai precedessori.

Quindi, dal punto di vista della gestione societaria, non Le potranno rimproverare nulla per il passato, ma solo per il futuro, qualora dovesse essere nominato nuovo amministratore della s.r.l..

Ricapitolando, in caso di debiti personali del padre, ne risponderà personalmente con il Suo patrimonio, a meno che non decida di accettare, con beneficio di inventario.

Con riguardo ai debiti societari, la s.r.l. risponde con il solo patrimonio societario.

Attenzione, però, in quanto se doveste decidere di cancellare la società dal registro delle imprese, questa estinzione non determinerebbe l’estinzione dei debiti insoddisfatti nei confronti dei terzi.

In questo caso, una volta redatto il bilancio di liquidazione finale della società, i creditori della compagine estinta potrebbero aggredire quanto i soci hanno ricevuto in autoliquidazione, dall’attivo della società.

Per fare un esempio, se il bilancio di liquidazione finale di una società con quattro soci, con quota pari al 25% ciascuno, dovesse portare un positivo di 100mila euro, ogni socio porterebbe con sé 25mila euro di quota liquidata.

In questo caso, i creditori potranno agire esecutivamente contro ognuno dei soci per la quota ricevuta (in questo caso, 25mila euro).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla



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