Diritto e Fisco | Articoli

Come convincere creditore ad accettare transazione?

20 Febbraio 2021
Come convincere creditore ad accettare transazione?
Decreto ingiuntivo non esecutivo emesso a favore del Comune, nei confronti di soggetto invalido civile per mancato pagamento somma residua (€ 2.000) tumulo cimiteriale. L’amministrazione comunale si rifiuta di accordare soluzione transattiva. In sede di opposizione al Decreto, il giudice può tenere conto di questo rifiuto? Che diritti ha la persona invalida civile? Come dovrebbe tutelarsi?

Partiamo dalla regola processuale: non esiste un obbligo di transigere tra le parti, né di accordare necessariamente un piano di rientro, così come richiesto dal debitore.

Tuttavia, un comportamento di buona fede e correttezza processuale dovrebbe portare il creditore ad accettare una proposta congrua di soddisfazione del credito per due ordini di motivi:

  • innanzitutto, perché avrebbe la certezza di ricevere le somme vantate, seppur diluite in un lasso di tempo più o meno ampio;
  • ma anche perché eviterebbe la pendenza di un giudizio, così rispondendo all’esigenza di economia processuale e sgravando i tribunali italiani, già carichi di liti pendenti.

Se, poi, il comportamento proviene da un ente pubblico, è ovvio che tale rifiuto diviene poco costruttivo alla risoluzione della vicenda e, dunque, privo di giustificazione; soprattutto se, al di là della barricata non vi è un’azienda, o un facoltoso uomo che fa di quel debito non pagato un capriccio personale o una questione di principio, ma un cittadino che, a prescindere dalla disabilità, ha problemi nel saldare tutto e subito il debito maturato.

Se è stata presentata opposizione a decreto ingiuntivo, sarebbe opportuno, alla prossima udienza, rappresentare al giudice di pace l’intenzione di voler pagare il debito, chiedendo direttamente a questi di disporre il pagamento in una forma rateale.

A questo punto, l’ente sarebbe costretto ad adempiere a quanto ordinato dal giudice di pace.

Se, invece, non è stata presentata opposizione, invierei all’ente proposta formale di rientro del debito; in questo modo, Lei eviterebbe le spese legali di un’opposizione.

Se, in procinto della scadenza dell’opposizione, non dovesse avere riscontro, allora potrebbe presentare un’opposizione finalizzata solo a rappresentare la Sua volontà di pagare, ma con un piano di rientro che Le permetta di far fronte a quella somma.

In questo modo, il giudice di pace non potrebbe che prendere atto delle Sue buone volontà e procedere a sentenziare il piano di rientro, evitandoLe anche le spese legali nel frattempo maturate.

Premetto che il giudice di pace non sarebbe onerato a farlo processualmente, ma una volta costatati i comportamenti delle parti (da un lato, l’ente che non accetta il piano di rientro, dall’altro il cittadino che vorrebbe pagare), è più che probabile che il giudice sentenzi a favore del cittadino un pagamento diluito, o un saldo e stralcio, che consenta a quest’ultimo, al contempo, di salvaguardare un minimo sostegno vitale per le spese quotidiane.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla



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