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Eredità: i figliastri uguali ai figli?

14 Giugno 2021 | Autore:
Eredità: i figliastri uguali ai figli?

Il figlio nato dal primo matrimonio del coniuge può ereditare dal patrigno o dalla matrigna? In linea di massima no, salvo alcune eccezioni.

Ci sono coppie sposate in cui almeno uno dei due coniugi ha già vissuto l’esperienza di un primo matrimonio ed ha anche avuto dei figli. In questi casi, può succedere che i due mettano al mondo altra prole, che convive più o meno felicemente con i fratellastri o le sorellastre; altre volte, invece, marito e moglie non hanno altri figli e crescono insieme quelli nati dal primo matrimonio di uno dei due. Insomma, ognuna di queste famiglie ha una situazione a sé: in alcuni casi, l’integrazione tra il precedente nucleo familiare e quello nuovo riesce perfettamente, altre volte meno.

Ma se muore il patrigno o la matrigna, cosa succede a proposito dell’eredità? I figliastri sono da considerarsi uguali ai figli? La risposta, possiamo dirlo subito, è negativa: si eredita soltanto dal proprio genitore e non dal suo coniuge. Quest’ultimo, tuttavia, può decidere di lasciare parte del suo patrimonio ai figliastri per testamento, osservando degli accorgimenti che spieghiamo in questo articolo.

In che modo si può ereditare?

Alla morte di una persona, si apre la sua successione. Ciò significa che il suo patrimonio viene trasferito ad altre persone, denominate eredi. Il defunto viene detto de cuius, cioè persona della cui eredità si tratta.

Secondo i casi, come vedremo tra poco, gli eredi possono essere uno soltanto o più di uno. Nel primo caso, il patrimonio del defunto si trasferisce tutto in capo all’unico erede; nel secondo caso esso viene diviso per quote tra coloro che ne hanno diritto. La quota è una frazione del patrimonio del de cuius: ad esempio la metà, un terzo, un quarto e così via.

Si diventa eredi in due modi:

  • per successione testamentaria, quando il de cuius ha lasciato un testamento contenente le sue ultime volontà riguardo alle persone alle quali destinare il suo patrimonio o parte di esso;
  • per successione legittima, che si verifica quando il defunto non ha lasciato testamento, oppure quando ha manifestato la sua volontà solo riguardo a una parte delle sue sostanze. In entrambi i casi la legge prevede che il patrimonio del de cuius vada ai suoi parenti più prossimi, fino al sesto grado. In mancanza di parenti che possono ereditare esso va allo Stato.

I figliastri possono essere eredi legittimi?

La successione legittima, dunque, avviene quando manca un testamento o quando esso riguarda solo una parte del patrimonio del defunto. In mancanza di una volontà manifestata da quest’ultimo, è la legge a disporre [1].

Gli eredi legittimi sono:

  • il coniuge e i figli;
  • i discendenti, come i nipoti;
  • i genitori;
  • gli ascendenti, come i nonni;
  • i fratelli e le sorelle;
  • gli altri parenti fino al sesto grado (ad esempio zii e cugini).

La presenza di parenti di grado più prossimo esclude gli altri. Ad esempio, se vi sono il coniuge e i figli sono esclusi gli altri parenti (anche genitori, fratelli e sorelle).

Da quanto abbiamo detto finora, appare evidente che i figliastri non sono considerati dalla legge uguali ai figli per quello che riguarda l’eredità. Infatti, si eredita soltanto dai propri genitori e non anche da altre persone che essi hanno eventualmente sposato in seconde nozze.

I figliastri possono ereditare per testamento?

Le cose cambiano se il defunto ha lasciato un testamento [2] nel quale ha dato disposizioni circa la sorte del suo patrimonio. Questo documento può avere tre diverse forme:

  • testamento olografo. Viene scritto di pugno e firmato dal testatore, anche su un semplice foglio di carta. Spesso viene trovato dai parenti dopo la morte del de cuius; per avere effetto deve essere portato da un notaio che provvederà alla sua pubblicazione, cioè alla sua trascrizione in un documento di carattere ufficiale;
  • testamento pubblico. Viene dettato dal testatore a un notaio, che lo conserva per convocare gli eredi dopo la sua morte;
  • testamento segreto. In questo caso, il testatore consegna al notaio il testamento in una busta; il professionista la sigilla e la conserva.

Se il testatore è sposato in seconde nozze ed ha buoni rapporti con uno o più figliastri, può quindi decidere di lasciare loro una quota dei suoi averi.

Diverso dall’eredità è il legato: in questo caso, il testatore lascia ad una persona non una quota, ma un bene specifico. Ad esempio: “Lascio ad Ernesto la villa al mare”. Il patrigno o la matrigna possono quindi decidere di favorire un figliastro anche disponendo in suo favore un legato.

Testamento in favore dei figliastri: quali i limiti?

Dunque, tramite testamento, in materia di eredità, i figliastri possono essere resi uguali ai figli? Le cose non stanno esattamente così; infatti, il testatore, nel disporre del proprio patrimonio, deve stare bene attento a non intaccare la quota di esso che la legge riserva necessariamente al coniuge e ai figli. Questi ultimi vengono detti legittimari o riservatari e la quota loro riservata è denominata legittima o quota di riserva [3].

Quindi, una persona sposata in seconde nozze che ha figli e figliastri può decidere di fare testamento in favore di questi ultimi, purché non intacchi la quota del suo patrimonio che la legge riserva ai figli. Se ciò avviene, questi ultimi possono rivolgersi al giudice con un’azione detta di riduzione [4] e riappropriarsi di ciò che spetta loro.


note

[1] Art. 565 e seguenti cod. civ.

[2] Art. 587 e seguenti cod. civ.

[3] Art. 536 cod. civ.

[4] Art. 553 cod. civ.


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