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Social network e giovanissimi: vantaggi e pericoli

15 Febbraio 2021 | Autore:
Social network e giovanissimi: vantaggi e pericoli

Quali sono i pro e i contro del social? Come tenere sotto controllo i propri figli ed evitare che possano imbattersi nei pericoli della Rete? Qual è l’età minima per l’iscrizione a Facebook ed Instagram?

In un’epoca in cui la parola d’ordine è «apparire», spesso i social network fanno da megafono ad una realtà filtrata, confezionata ad hoc dagli utenti per mostrare il meglio di sé, ostentare quel che si ha e, talvolta, rappresentare una quotidianità artefatta in cui l’autenticità viene messa in secondo piano. Nell’era del digitale, in cui gli utenti fanno a gara a chi raggiunge un numero più elevato di followers e ottiene il maggior numero di like, tra influencer e personaggi famosi, molti ragazzi avvertono il peso della reputazione social e, spesso, arrivano a misurare le loro capacità e adeguare la loro autostima in base al seguito che riescono a conquistare sul web. Ricordiamo un vecchio adagio popolare che, anche e soprattutto in questi contesti, cade a pennello: «Non è tutto oro quello che luccica». Pertanto, è bene non credere a tutto ciò che viene postato sui social, in quanto evidentemente non sempre corrisponde alla realtà.

Inoltre, dobbiamo soffermarci su un altro aspetto fondamentale, ovvero alle ore che dedichiamo all’uso dei social sottraendo tempo prezioso allo svolgimento di altre attività e alla frequentazione “live”, cioè di persona, dei nostri cari. È consigliabile non abusare dei servizi che ci vengono offerti da Internet perché c’è il rischio di imbattersi in una realtà filtrata e restare intrappolati nella rete della dipendenza. Parliamo di dipendenza quando non possiamo più fare a meno dal restare “connessi”, quando controlliamo ossessivamente i social per scoprire chi ha messo like alle nostre foto o ai nostri video, quando finiamo per condividere stories e post in qualsiasi momento della giornata e finiamo per esserne assorbiti senza badare al fatto che stiamo trascurando chi ci è accanto.

In pratica, parliamo di dipendenza quando perdiamo il contatto con la realtà, quando il tempo scorre rapidamente e noi non abbiamo la benché minima cognizione di quel che sta accadendo intorno a noi.

E poi non dobbiamo dimenticare i numerosi i pericoli che corrono sul web come il cyberbullismo, l’adescamento di minori, il furto d’identità, le truffe, ecc.

Ma analizziamo l’altro lato della medaglia. Non bisogna demonizzare i social, perché è vero che ad essi sono legati molti pericoli, ma è anche vero che le opportunità che offrono sia agli adolescenti sia agli adulti sono altrettanto numerose. Prosegui nella lettura del mio articolo, se vuoi saperne di più su social network e giovanissimi: vantaggi e pericoli.

Se non sempre siamo preparati a riconoscere le minacce in cui ci si può imbattere sul web, al contrario gli aspetti positivi dei social e di Internet sono sotto gli occhi di tutti. Basti pensare alla possibilità di restare in contatto con le persone distanti da noi, che magari si trovano dall’altra parte del mondo. I social ci consentono di scambiare in tempo reale messaggi istantanei, di inoltrare documenti, di effettuare chiamate e videochiamate per ragioni lavorative, per motivi di studio e per socializzare. Sui social, possiamo acquisire nuove conoscenze e informazioni sempre aggiornate grazie alla condivisione di notizie e articoli di giornale, alla visione di video e di altri canali di comunicazione digitale.

Inoltre, specialmente in tempo di pandemia causata dal Covid-19, i social ci hanno permesso di restare vicini ai nostri cari e ci hanno aiutato a condividere la quotidianità con le persone che amiamo e con i nostri colleghi. Considerando che possono rappresentare un importante valore aggiunto alle relazioni personali e lavorative, non bisogna tuttavia ritenere che questi possano sostituirsi ai rapporti in presenza. Scopriamo dunque quali sono i vantaggi ed i pericoli dei social per i giovanissimi, quando c’è bisogno di rivolgersi ad uno specialista e in che modo i genitori possono intervenire.

Per maggiori informazioni sull’argomento, abbiamo intervistato il prof. Stefano Vicari, primario di neuropsichiatria infantile dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, professore ordinario dell’Università Cattolica di Roma e autore di numerosi libri.

Dopo l’intervista allo specialista, ti parlerò dell’età minima per l’iscrizione a Facebook ed Instagram.

Quali sono i vantaggi dei social network per i giovanissimi?

Grazie ai social, i ragazzi riescono a rimanere in contatto fra loro anche in un periodo come quello che stiamo vivendo da un anno a questa parte, in cui risulta molto difficile incontrarsi. Inoltre, i giovani possono stringere nuove amicizie magari con coetanei che vivono distanti dalla loro città e che altrimenti farebbero fatica a frequentare.

In alcuni casi, i social consentono di approfondire determinati argomenti, di acquisire nuove conoscenze e di scoprire nuove attività da svolgere. Questi aspetti ci spingono a dire che non va criminalizzato tout court l’uso dei social, ma certo deve essere controllato e mediato da parte dei genitori anche nei ragazzi più grandi, non soltanto nei bambini. Anzi, a mio avviso, nei bambini andrebbe proprio scoraggiato l’uso dei social, perché i più piccoli hanno un’assoluta necessità che questi stimoli vengano filtrati dagli adulti, i quali ricordiamo che hanno anche delle responsabilità educative.

Oltre ai vantaggi dei social, parliamo anche dei vantaggi della Rete che consente di seguire la didattica a distanza in questo periodo così complicato.

Cosa dicono le linee guida dell’Accademia  Americana di Pediatria sull’uso dei dispositivi elettronici e sui social?

Le Linee dell’Accademia americana dei pediatri dicono che non bisogna consentire mai l’uso autonomo di questi dispositivi (smartphone, tablet, ecc.) prima dei 12 anni. Quando diciamo «mai prima dei 12 anni», ci riferiamo all’uso autonomo in cui il bambino gestisce completamente da solo i social, al contrario un uso controllato può avere una sua valenza positiva.

Pensiamo, ad esempio, al bambino che usa i social con mamma e papà per contattare i nonni. Questa attività può essere consentita, mentre a destare qualche preoccupazione è l’uso dei dispositivi elettronici e dei social senza un controllo da parte degli adulti.

Quali sono gli aspetti negativi dei social?

Tra gli aspetti negativi, c’è il rischio di un abuso, cioè c’è il pericolo che gran parte del tempo che i ragazzi hanno a disposizione venga destinato ai social e, di conseguenza, questo toglie loro la possibilità di svolgere altre attività come, ad esempio, l’attività fisica, l’attività motoria o anche alcune attività culturali come la lettura di un libro, piuttosto che l’ascolto della musica, la frequentazione dei propri coetanei.

A noi interessa che i ragazzi abbiano la possibilità di sperimentare relazioni positive e le relazioni positive, per definizione, hanno bisogno di una frequentazione fisica, in presenza; difficile poterla rimandare soltanto ad un contatto a distanza.

Con l’avvento dei social, anche prima della pandemia, molti giovani hanno perso il contatto con la realtà. Non crede?

Si, certo. Questo è infatti un limite dei social, in quanto possono arrivare a sostituirsi al contatto di persona. È un limite perché nel percorso di crescita degli adolescenti la frequentazione diretta è un valore assoluto che non può essere sostituito da contatti che sono esclusivamente mediati dalla tecnologia.

Perché i giovanissimi spesso si rifugiano nel mondo virtuale?

Per vari motivi. Intanto, perché i ragazzi seguono le mode: questo è quello che ad oggi fa tendenza e non farlo ti classifica un po’ come uno «sfigato». Questo ha un certo peso per gli adolescenti. Poi, perché c’è una difficoltà oggettiva a frequentarsi che non è soltanto legata al Covid come tu notavi giustamente, ma anche ai ritmi di vita che oggi ci vengono imposti. Le modalità con cui noi entriamo in relazione con gli altri si sono trasformate nel tempo perché le attività quotidiane sono più frenetiche e c’è meno possibilità di vedersi.

Ad esempio, quando noi eravamo ragazzi c’era il muretto, si andava a casa degli amici, si usciva. Oggi, c’è una maggiore difficoltà ad uscire di casa, forse anche per i pericoli che i genitori avvertono e per il fatto che i ragazzi spesso sono soli, non c’è la mediazione di un adulto nella loro attività pomeridiana e, quindi, gli adolescenti sono costretti ad auto-organizzarsi. In questo, i social hanno una potenza importante perché sono più immediati.

In quali casi i social creano dipendenza?

Quando il loro uso diventa marcato e frequente in termine di ore. Ore che vengono destinate a questa attività. Parliamo di dipendenza quando l’utente non può più farne a meno.

A quali sintomi bisogna fare attenzione? Ad esempio, ansia, insonnia, irritabilità possono essere dei segnali importanti?

Assolutamente sì. Quando un ragazzo abusa di questi strumenti, tende a presentare questo tipo di manifestazioni a cui hai fatto riferimento. Perché un adolescente diventa irritabile? Perché, ad esempio, i social spesso gli tolgono ore di sonno. Un abuso dei social porta i ragazzi a frequentarli anche quando sarebbe ora di andare a dormire. Quindi, perdere ore di sonno è un indice di rischio di disturbi mentali.

Uno degli esempi che viene fatto per spiegare l’aumento delle malattie mentali nell’età evolutiva è legato al fatto che ci sia un grande utilizzo dei social a scapito del tempo dedicato al sonno. Le dipendenze nascono perché c’è un’iperstimolazione dei centri del piacere nel nostro cervello ed i ragazzi ne fanno ricorso proprio per questo motivo.

I social favoriscono l’esibizionismo?

Qualcuno dice che la nostra cultura è quella dell’esibizione in cui ci si mostra al mondo in maniera filtrata, perché le relazioni di persona sono più efficaci delle relazioni sui social. Sul web, non ti proponi per come sei in realtà, ma per come vuoi apparire, mentre nelle relazioni di persona non puoi bluffare più di tanto. Quando ti affidi unicamente ai social, hai difficoltà a leggere le emozioni, a capire chi hai davanti e a comprendere quali sono le sue competenze e capacità.

Pensa che questo nostro mondo è il mondo degli influencer, in cui si dà molto peso all’apparenza. Si va al di là di ciò che si è realmente. Così i ragazzi, in un periodo di formazione, non riescono a capire quali sono le loro capacità ed i loro limiti perché è tutta un po’ una finzione. E questo ci porta a dire che i social possono essere pericolosi, perché determinano una realtà filtrata e artificiale.

In caso di dipendenza dai social, a chi devono rivolgersi i genitori?

Quando c’è una dipendenza è bene che i genitori stiano molto attenti e chiedano aiuto a degli esperti, come ad un neuropsichiatra infantile. Una dipendenza è un elemento che condiziona negativamente la vita dei ragazzi, portandoli ad essere schiavi di quello che il mondo virtuale li porta a fare, non gli permette di essere più liberi di gestire il proprio tempo e le proprie emozioni.

Può parlarci di un caso clinico?

Poco tempo fa, ho visitato un ragazzino di circa 11 anni dipendente dai videogiochi. Lui passa molte ore a giocare, di giorno ma anche di notte. In qualche modo, questo discorso è connesso al mondo dei social. Se i genitori provano a togliergli i videogiochi, lui diventa una furia, inizia a distruggere tutto, a minacciare i genitori. Questa dipendenza ha condizionato fortemente la vita del ragazzino fino al punto che non riusciva più ad andare a scuola. Ecco questi sono alcuni aspetti della dipendenza, assimilabili ad esempio alla dipendenza dalle sostanze stupefacenti.

La dipendenza da Internet è un disturbo che ancora gli psichiatri non hanno classificato tra le malattie mentali. Ci sono alcune categorie di disturbi che richiedono ulteriori approfondimenti e la dipendenza da Internet è uno di questi.

Il lockdown e la chiusura delle scuole a causa della pandemia hanno amplificato queste condotte?

Sì, questo periodo ha facilitato notevolmente questo tipo di condotte perché i controlli sono minori e, di fatto, la noia è maggiore. Molte volte, i ragazzi dicono che non sanno come passare il tempo e la Rete consente loro la possibilità di tenersi occupati.

Come possono intervenire i genitori?

Il suggerimento che diamo sempre ai genitori è di stare molto attenti alle sollecitazioni che la Rete offre ai ragazzi, perché i giovani faticano ad autoregolarsi; pertanto, è facile che diventino consumatori abituali e trascorrano troppo tempo sui social. I genitori devono intervenire e stabilire insieme a loro delle regole di comportamento; ad esempio, fissando il tempo da dedicare a questo tipo di attività.

Questo discorso è legato al rapporto che i genitori hanno costruito negli anni con i propri figli, cioè se sono stati in grado di fargli capire l’importanza di rispettare delle regole, allora sarà più semplice; se invece questo percorso, non è stato fatto, ovviamente, sarà tutto più difficile. I ragazzi andrebbero educati sin da piccoli.

In che modo bisogna educare i bambini all’uso della Rete e dei social?

Innanzitutto, non bisogna educare i bambini al fatto che la Rete possa essere un modo per gestire la propria frustrazione. Pensiamo a quei genitori che vanno al ristorante e nel momento in cui i figli disturbano facendo chiasso, allora gli danno in mano il cellulare per farli stare buoni. Se vengono educati in questo modo, allora diventa tutto più complicato perché avrò rinforzato questo comportamento con la crescita e diventerà difficile fare dei cambiamenti.

Inoltre, è importante che i genitori diano un esempio concreto. Se noi diciamo che i telefonini vanno messi via in certi momenti particolari in cui siamo in relazione con gli altri, ad esempio, a pranzo, non possiamo limitarci a dire ai ragazzi di non farlo, ma dobbiamo testimoniarlo. All’ora di pranzo, è una buona pratica che i genitori insieme ai figli mettano in un cassetto i telefonini o il tablet in modo da dedicare tutta l’attenzione a quello che stanno facendo in quel momento, cioè mangiare insieme e fare conversazione.

Un’ultima raccomandazione per i genitori sui pericoli del web?

Ricordiamo che i bambini non sanno distinguere la realtà dalla finzione e possono essere preda di esperienze molto negative, ad esempio di bullismo telematico o, addirittura, di adescamenti. I genitori devono pertanto vigilare e sapere che questi rappresentano dei pericoli reali.

I genitori devono ricordare il ruolo che ricoprono, sono degli educatori ed i figli imparano dalle regole che gli vengono fornite, ma ancora di più dal loro esempio. Dico sempre che bisognerebbe parlare un po’ meno ai figli, ascoltarli un po’ di più (perché a volte ci rivolgono delle richieste di aiuto, ma noi siamo troppo distratti) e controllare quello che fanno.

Telefonino al bambino: sì o no?

In generale, se proprio si vuole regalare un telefonino ad un bambino è bene che non abbia una connessione ad Internet. Inoltre, consiglio di educarlo progressivamente ad un uso corretto dei social. Quando i genitori sono in difficoltà, perché non riescono a gestire la situazione, non devono lasciar correre, ma devono chiedere aiuto ad un neuropsichiatra infantile.

Facebook ed Instagram: qual è l’età minima per l’iscrizione?

Dopo aver approfondito il tema dei social network e dei giovanissimi nell’intervista al prof. Stefano Vicari, a seguire ti spiegherò qual è l’età minima per l’iscrizione a due dei social network più utilizzati da grandi e piccini. Sto parlando di Facebook e Instagram.

Il regolamento di Facebook stabilisce che l’età minima per l’iscrizione al social è di tredici anni. Tuttavia, c’è da dire che anche se la creazione di un account richiede il compimento di 13 anni, questo limite d’età è facilmente aggirabile dal momento che Facebook non è in grado di controllare l’età dei propri utenti, pertanto, non è raro trovare profili social di ragazzini con un’età inferiore a quella indicata.

Attenzione, si può sempre correre ai ripari se un minore ha creato un account violando le regole di Facebook. Il social di Mark Zuckerberg infatti spiega che se un utente ha creato un account senza aver raggiunto l’età minima richiesta, è possibile segnalarlo attraverso la compilazione di un apposito modulo presente sulla piattaforma. In tal modo, dopo aver effettuato le opportune verifiche, Facebook provvederà all’immediata eliminazione del profilo segnalato.

E per Instagram? Qual è l’età minima per l’accesso al social? La normativa stabilisce che gli utenti che desiderano iscriversi ad Instagram devono aver compiuto 13 anni. Dunque, coloro che hanno un’età inferiore, non potranno registrare il proprio account, a meno che il profilo sia gestito da un genitore o da un tutore (questa informazione dovrà essere indicata chiaramente nella biografia).

Per segnalare un account appartenente al minore di età inferiore ai 13 anni, è possibile compilare un apposito modulo che consentirà l’eliminazione del profilo, qualora Instagram non sia in grado di verificare che è gestito da una persona di età superiore ai 13 anni.



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10 Commenti

  1. Ahimé, niente di più vero. Quante volte io ed il mio fidanzato siamo andati a cena insieme e guardavamo le coppiette che anziché guardarsi negli occhi, guardavano gli schermi degli smartphone. Purtroppo, c’è una dipendenza vera e propria. C’è l’esigenza di postare tutto sui social, altrimenti è come se qualcosa non fosse mai successa. E’ incredibile di come la gente abbia tanto bisogno del consenso sociale.

  2. Sono perfettamente d’accordo con il contenuto di questo articolo e per quanto mi riguarda non regalerò il cellulare a mio figlio prima dei 12 anni se non un telefono dotato di parental control e privo di applicazioni social. Non credo sia saggio consegnare in mano ad un ragazzino un cellulare con connessione aperta e con tutti i rischi che ne conseguono. I pericoli della rete sono tanti, inutile nascondersi dietro un dito e a quelle famiglie che vogliono fare le moderne dando il telefono di ultima generazione in mano al proprio figlio voglio fare notare che non ha alcun senso perché i figli hanno maggiore bisogno di PRESENZE e non di un dispositivo elettronico per restare in contatto

  3. Tutte queste diavolerie elettroniche e tecnologiche non c’erano ai miei tempi e forse anche per questo che siamo cresciuti in un certo modo. Magari, meno aggiornati, ma sicuramente meno problematici e con minori possibilità di essere esposti a questi rischi come cyberbullismo e contatti con gente che si spaccia per coetanei e invece dietro lo schermo ci sono adulti

  4. Ogni giorno, mi accerto che mio figlio stia bene e navighi sicuro. Ci confrontiamo spesso e parliamo molto anche di questi episodi di cronaca che si sono verificati in questi ultimi periodi. Lui è molto maturo nonostante la sua tenera età e capisce la preoccupazione di noi genitori. Mi auguro che crescendo mantenga sempre questo spirito critico e attento, perché a leggere e ascoltare certe storie c’è da inorridirsi

  5. Per quanto riguarda questi e altri social, mi sono assicurata che mia figlia abbia un profilo privato e abbia aggiunto soltanto le sue amichette e i suoi compagni di scuola. Abbiamo parlato sempre tanto dei pericoli dei social network e lei evita di pubblicare sue foto personali. Ci tengo molto alla sua privacy. Scambiano foto tra amici a scuola ma lei almeno non pubblica nulla. Cerchiamo di tenerci stretti i nostri bambini perché là fuori c’è pieno di gente meschina e senza scrupoli.

  6. I compagni di classe di mio figlio sembrano letteralmente esaltati quando ci sono in mezzo i social. Ricordo alle feste, prima della pandemia, che fotografavano qualsiasi cosa e condivideva continuamente stories, da quello che mi raccontava mio figlio. Ora, abbiamo stabilito delle regole in casa. Ad una certa ora a nanna e il cellulare si stacca onde evitare di perdere preziose ore di sonno ed essere degli zombie l’indomani. Inoltre, quando siamo a tavola, a meno che non si tratti di emergenze, nessuno in famiglia ha lo smartphone. Bisogna dare delle linee guida a questi ragazzi altrimenti perdono la strada e non hanno una bussola

  7. Il mio ex ragazzo era drogato di social. Postava qualsiasi cosa, era davvero ossessionato dai like e scorreva nella home senza alcuna cognizione mettendo cuoricini a destra e a sinistra. Io ero molto infastidita non solo perché ormai questa dipendenza stava distruggendo il nostro rapporto, ma anche perché aggiungeva gente senza conoscerla e manco fosse un influencer…Insomma, ad un certo punto, esausta, l’ho lasciato… Le sue mancanze erano troppo frequenti ed evidenti, e anche la mia pazienza ha raggiunto il suo limite

    1. Si lo penso anch’io. Penso che l’argomento ricostruisca perfettamente la realtà di oggi. Ed i miei timori sono gli stessi di cui si parla. Una generazione segnata dall’ostentazione e dall’apparenza in cui si bada poco al contenuto…

  8. Analisi impeccabile! Proprio oggi, passeggiando, notavo con stupore che per i giovanissimi ogni momento era buono per creare stories e foto da postare sui social. Si trattava di ragazzini che sulle gradinate, con bottiglie di alcol in mano, si sparavano selfie o chiedevano ai loro amici di creare lo scatto perfetto per fare incetta di like. Ma in che società viviamo? Ci rendiamo conto che questi influencer stanno dando un esempio sbagliato? Non è qualche bella foto con qualche migliaio di follower a rendere una persona “arrivata”, “popolare”. Non è così che si aumenta l’autostima dei ragazzi.

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