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Pensione italiana di emigrato all’estero: regole per il pagamento

30 Dicembre 2014 | Autore:
Pensione italiana di emigrato all’estero: regole per il pagamento

Le pensioni estere rischiano di costar care agli emigranti rimpatriati ed ai loro familiari.

Capita spesso che gli italiani emigrati all’estero per lavoro decidano di rimpatriare per godersi la pensione nel Paese di origine, ma, al momento del rimpatrio, si trovino a fare i conti con le norme di legge che disciplinano la tassazione delle pensioni rilasciate da Paesi terzi. Vediamo allora come funziona questo complicato meccanismo.

Gli elementi fondamentali da prendere in considerazione sono due:

– il principio della mondialità dei redditi che costringe i soggetti residenti fiscalmente in Italia a dichiarare nel nostro Paese i redditi ovunque prodotti, comprese le pensioni [1];

– la necessità di verificare se esiste fra l’Italia ed il Paese estero che eroga la pensione, una Convenzione contro le doppie imposizioni.

Qualora esista un Trattato per evitare la doppia imposizione [2] occorre verificare se la pensione estera derivi da:

– un cessato impiego, che prevede la tassazione solo nello Stato di residenza del percettore;

– un impiego pubblico, che prevede la tassazione solo nello Stato di erogazione, a meno che il percettore non sia residente nell’altro Stato ed abbia solo la nazionalità dello Stato dove è residente;

– somme pagate in applicazione della legislazione sulla sicurezza sociale di uno Stato (pensioni di reversibilità, di invalidità, ecc.), che prevede la tassazione in entrambi gli Stati a meno che il percettore non abbia la nazionalità dello Stato che eroga il trattamento senza avere la nazionalità nell’altro Stato, dove risiede.

Esiste inoltre un trattamento particolare per le pensioni erogate a titolo di risarcimento danni di guerra o per persecuzioni politiche.

Dunque occorre porre molta attenzione al momento della percezione del trattamento pensionistico, non soltanto in ordine alla natura effettiva del tipo di pensione percepita, ma anche in relazione allo Stato da cui essa proviene ed alla residenza del percettore al momento della erogazione della pensione stessa.

I casi sarebbero molteplici, pertanto possiamo limitarci solo a qualche esempio.

Caso 1: lavoratore italiano in Germania, ex dipendente privato, che rientra in patria per godersi la pensione.

In questo caso si tratta di cessato impiego e la tassazione della pensione estera dovrebbe avvenire solo in Italia.

Qualora la Germania intenda effettuare delle ritenute fiscali al momento della erogazione del trattamento, il pensionato italiano dovrà chiedere l’applicazione delle norme convenzionali oppure chiedere il rimborso delle ritenute fiscali applicate.

Occorrerà in ogni caso verificare la residenza in Italia del pensionato, soprattutto nell’anno dell’avvenuto rimpatrio, in quanto la Germania tenderà a tassare il pensionato come se fosse residente in Germania fino a prova dell’avvenuto trasferimento di residenza.

Caso 2: vedova cittadina italiana e residente in Italia, di ex lavoratore italiano che aveva impiego privato in Svezia e che ora riceve pensione di reversibilità, in base alla legislazione sulla sicurezza sociale vigente in quel Paese.

Poiché la vedova è cittadina italiana e non svedese la pensione è soggetta a tassazione sia in Svezia che in Italia, tuttavia la Convenzione fra i due Paesi prevede che la doppia tassazione venga eliminata [3], dunque al momento del calcolo delle imposte da pagare in Italia la signora potrà dedurre le imposte pagate all’estero.

Caso 3: ex lavoratore italiano nel Principato di Monaco, ex dipendente privato con residenza effettiva nel Paese estero nel periodo dell’impiego, che rientra in Italia e qui riceve il trattamento pensionistico.

In questo caso, non esistendo Convenzione contro le doppie imposizioni fra i due Paesi, la pensione sarà tassata in entrambi secondo le rispettive legislazioni nazionali ed il pensionato potrà solo verificare se nella normativa del Paese estero esistono trattamenti di favore per i cittadini e residenti stranieri o se i trattamenti pensionistici di quei Paesi siano eventualmente esenti da imposizione locale.

In ogni caso è sempre opportuno rivolgersi ad un professionista qualificato per una consulenza specifica perché le situazioni che si possono verificare nella realtà sono talmente varie e complesse da richiedere un intervento specializzato.


note

[1] Art. 3 DPR 987/86 TUIR.

[2] Artt. 15,16, 18 e 19 Modello di Convenzione OCSE 2010.

[3] Art. 24 Modello di Convenzione OCSE 2010.

Autore immagine: 123rf com


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