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Nessun mantenimento per il figlio ultratrentenne che non voglia lavorare nell’azienda di famiglia

9 febbraio 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 febbraio 2014



No al mantenimento del figlio ultratrentenne che non voglia lavorare nell’azienda di famiglia, nonostante ne sia socio.

 

Il figlio disoccupato, ma che ha ottenuto una quota dell’azienda familiare, divenendone quindi socio, non ha diritto a ricevere il mantenimento da parte del padre divorziato. La sua condizione di socio lo rende, infatti, economicamente autosufficiente e, peraltro, capace – qualora davvero lo volesse – di lavorare e percepire uno stipendio presso l’attività del padre. In sostanza, nessun mantenimento se il figlio si trova nella possibilità di guadagnare. È sufficiente la sola possibilità, anche se non sfruttata.

Non rileva, quindi, ai fini del mantenimento, che il figlio sia di fatto disoccupato quando sia egli stesso a scegliere tale condizione.

Ad affermarlo è la Cassazione che, con una recente ordinanza [1].

È, infine, irrilevante che il motivo del rifiuto di lavorare nell’impresa familiare sia la distanza del luogo di lavoro dalla propria abitazione. Tale giustificazione è, infatti, ingiustificabile per qualsiasi giudice, ma anche per l’uomo della strada, specie se proviene da un giovane di età ormai abile al lavoro (nel caso di specie si era trattato di un trentenne).

note

[1] Cass., ord. n. 2236 del 3.02.14.

Autore immagine: 123rf.com

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