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Diritto alla disconnessione: verso la normativa europea

15 Febbraio 2021
Diritto alla disconnessione: verso la normativa europea

Approvata la risoluzione per sollecitare la Commissione a elaborare una legislazione in materia di tutela del tempo libero degli smart workers.

Un passo avanti verso il riconoscimento di nuovi diritti dei lavoratori. Si traduce in questo la risoluzione approvata dal Parlamento europeo con la quale si esorta la Commissione a legiferare in materia di disconnessione.

Cosa si intende? In pratica, è il diritto a non essere reperibili al di fuori dell’orario di lavoro. Diritto ancor più sacrosanto in tempo di Covid e lavoro agile. Nei periodi normali, non in piena emergenza sanitaria, ci ha sempre pensato l’ufficio a scandire le giornate di un qualunque impiegato, ma adesso, con l’aumento del ricorso allo smart working, il confine si è un po’ perso.

A farne le spese sono i lavoratori stessi che, in molti casi, si ritrovano a dedicare al proprio impiego molto più tempo di prima, come se il fatto di lavorare da casa comportasse uno sfumarsi del confine tra la propria attività e il tempo per sé stessi.

Da qui si è tanto più imposta la necessità di una normativa che protegga il bisogno di staccare la spina, il cellulare, l’email e qualunque strumento riconduca al lavoro al di fuori di un preciso orario.

Alex Agius Saliba, maltese, parlamentare europeo, si è fatto promotore di questa esigenza, avanzando il testo di una risoluzione che è stata approvata oggi dal Parlamento Ue con 472 voti favorevoli, 126 contrari e 83 astenuti.

L’iniziativa legislativa servirà da monito per la Commissione, invitandola ad adottare una normativa valida in tutti gli Stati membri sul diritto alla disconnessione. Qualcuno ha già provveduto, per esempio la Francia. In Italia, invece, l’unico riferimento alla possibilità dei lavoratori di disconnettersi è contenuto nel Jobs Act a proposito di lavoro agile: stabilisce che il lavoratore non possa essere sanzionato per il mancato collegamento in talune ipotesi (per approfondire leggi qui: Diritto alla disconnessione del lavoratore).

L’importanza della risoluzione approvata da Bruxelles è nel fatto che questo «è un diritto che deve avere chiunque ed è definito per la prima volta in questo testo – come ha sottolineato il promotore dell’iniziativa, Saliba -. Non possiamo abbandonare milioni di lavoratori europei che sono stremati dalla pressione di essere sempre connessi e da orari di lavoro troppo lunghi».

Non è «roba da fannulloni» reclamare il proprio tempo libero. Questo stato di cose – lo smart working che prende il sopravvento, finendo per divorare l’intera giornata – si ripercuote direttamente sul benessere di chi lavora. Saliba ne ha parlato con il Corriere della Sera, dati alla mano e i numeri, purtroppo, sono tutt’altro che confortanti.

«Stiamo assistendo a un aumento di casi di problemi di salute mentale: ci sono casi di burnout (esaurimento), di pressione, di solitudine – sottolinea il parlamentare -. Nell’ultimo anno il 40% dei lavoratori per la prima volta hanno sperimentato lo smart working. Secondo l’agenzia europea Eurofound il 38% dei teleworkers dichiarano di lavorare durante il tempo libero. Mentre nel caso di dipendenti che si recano in ufficio, questo è dichiarato solo dal 5 per cento degli intervistati».

Con l’emergenza sanitaria ancora in corso è altamente probabile che i lavoratori in smart working aumentino ancora. Non solo: è possibile che questa forma di organizzazione professionale, per molti versi così comoda, flessibile e anche a minor impatto economico per i datori di lavoro, sopravviva al Coronavirus.

«Se guardiamo al mondo post pandemia, lo smart working non farà che aumentare – ha spiegato, ancora, Saliba -. Dobbiamo essere preparati. La digitalizzazione è importante, ed è stata fondamentale nel 2020 per salvare posti di lavoro. Non abbiamo niente contro la flessibilità, ma dobbiamo fare qualcosa per risolvere gli aspetti negativi».



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