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Cos’è la rinuncia abdicativa?

14 Giugno 2021 | Autore:
Cos’è la rinuncia abdicativa?

Si può dismettere la proprietà di un bene immobile? Come disfarsi di una casa o di un terreno? Quando la rinuncia è illegale?

Esistono beni di cui ci si vorrebbe disfare. Quando si tratta di piccoli oggetti e, in generale, di beni mobili, il problema non sussiste: basta gettarli via, badando ovviamente a rispettare le regole dettate dalla legge per la salvaguardia dell’ambiente e il riciclo dei rifiuti. Ma come si fa a disfarsi di una casa, di un terreno o di altro bene immobile? È proprio a questo riguardo che vorrei parlarti della rinuncia abdicativa. Cos’è?

Probabilmente, prima ancora di voler sapere cosa sia la rinuncia abdicativa, ti starai chiedendo perché mai una persona dovrebbe rinunciare a una proprietà importante come quella di un immobile. È cosa nota, infatti, che un bene immobile ha normalmente un valore elevato e, pertanto, vendendolo ci si ricaverebbe una discreta somma. In realtà, non è sempre così. Innanzitutto, esistono immobili che non hanno praticamente valore: si pensi a una casa completamente distrutta oppure a un terreno non coltivabile né edificabile.

In secondo luogo, probabilmente, dimentichi che la proprietà sui beni immobili (salvo sulle prime case) ha un costo: lo Stato tassa la proprietà degli immobili, a volte anche in maniera salata. Quanto appena detto ti avrà già fatto comprendere per quale ragione la rinuncia abdicativa può essere così importante: con essa è possibile dismettere la proprietà di un bene che non produce alcun utile ma che, anzi, rappresenta un costoso onere. Prosegui nella lettura se vuoi sapere cos’è la rinuncia abdicativa.

Rinuncia abdicativa: cos’è?

La rinuncia abdicativa è l’atto con cui si dismette formalmente la proprietà di un bene.

In teoria, la rinuncia abdicativa può riguardare tanto un bene mobile quanto uno immobile. Come vedremo, però, si tratta di un atto che in genere ha a che vedere con i beni immobili, in quanto è molto più difficile disfarsi materialmente di essi e, per di più, sugli stessi occorre pagare le tasse.

Peraltro, mentre la proprietà dei beni immobili è registrata (ad esempio, presso la conservatoria), quella dei beni mobili (ad eccezione delle auto, ecc.) non è rintracciabile alla stessa maniera. Ecco perché, per questa tipologia di beni, non si pone il problema della rinuncia abdicativa.

Rinuncia abdicativa: a cosa serve?

La rinuncia abdicativa serve a perdere la titolarità di un bene. Chi effettua un tale atto perde la proprietà di un bene che prima aveva.

Perché rinunciare a una proprietà? Perché probabilmente questa non è vantaggiosa e, anzi, rappresenta solamente una fonte di spesa.

Come detto in apertura, la rinuncia abdicativa serve a disfarsi di quei beni che non solo sono inutili ma sono perfino causa di esborsi: si pensi alla casa fatiscente oramai irrecuperabile, oppure a un piccolo appezzamento di terreno inservibile che nessuno vuole acquistare. In casi del genere, la rinuncia abdicativa consente almeno di non pagare più le tasse.

Rinuncia abdicativa: chi diventa proprietario?

Con la rinuncia abdicativa di un bene immobile la proprietà passa direttamente in capo allo Stato. Secondo la legge [1], i beni immobili che non sono in proprietà di alcuno spettano di diritto al patrimonio dello Stato.

Dunque, effetto immediato della rinuncia abdicativa di un immobile è il passaggio della sua proprietà in capo allo Stato.

Rinuncia abdicativa: come farla?

Molti si sono interrogati circa la legalità o meno della rinuncia abdicativa. I dubbi sono sorti in ragione del fatto che non c’è nessuna norma di legge a prevedere questo tipo di atto.

L’unico riferimento all’interno del Codice civile è quello che riguarda la forma degli atti di rinuncia dei diritti di proprietà, usufrutto, ecc.) sui beni immobili: per legge, tali atti devono farsi per atto pubblico o per scrittura privata, sotto pena di nullità [2].

Alla luce di ciò, possiamo affermare che la rinuncia abdicativa della proprietà di un immobile può farsi solamente per iscritto, meglio ancora se per atto notarile.

La rinuncia abdicativa non andrebbe notificata, in quanto è un atto non recettizio, cioè che non richiede la conoscenza da parte dello Stato per il suo perfezionamento.

Tuttavia, l’Avvocatura Generale dello Stato ed il Direttore Generale Ufficio Centrale degli Archivi Notarili sostengono che sia opportuna la conoscenza di tale atto con notifica al competente ufficio dell’Agenzia del Demanio, al fine così di informare la Pubblica Amministrazione dell’acquisizione dell’immobile a favore dello Stato.

Rinuncia proprietà: quando è illegittima?

Secondo un parere fornito dall’Avvocatura dello Stato [3], è possibile la rinuncia alla proprietà, eseguita con un atto unilaterale, da parte del titolare dell’immobile, con l’effetto che il diritto di proprietà venga acquisito dallo Stato, ma non è invece ammissibile la rinuncia al diritto di proprietà se sia effettuata al solo fine di trasferire in capo all’Erario i costi necessari per le opere di manutenzione o di demolizione dell’immobile.

In altre parole, l’Avvocatura dello Stato, ammettendo la facoltà di rinunciare al diritto di proprietà, afferma la nullità dell’atto di rinuncia quando con esso il proprietario, ad esempio, persegua l’intento di liberarsi di terreni con evidenti problemi di dissesto idrogeologico (così da evitare i costi per opere di demolizione e manutenzione), di edifici inutilizzabili (per evitare i costi di demolizione) o di terreni inquinati (per far gravare sullo Stato le occorrenti spese di bonifica).

L’Avvocatura, invece, ammette che la rinuncia immobiliare possa ritenersi ammissibile quando abbia ad oggetto un terreno semplicemente non produttivo e quindi manchi, in concreto, quell’intento elusivo ed egoistico che caratterizza le ipotesi sopra esaminate.

Alcuni giudici [4] hanno perfino dichiarato la nullità di un atto dismissivo della proprietà per illiceità della causa in quanto rispondente al solo fine egoistico di trasferire allo Stato tutti i costi necessari per il consolidamento, la manutenzione o la demolizione dell’immobile.

Insomma, poiché la rinuncia abdicativa è negozio giuridico atipico (perché non previsto espressamente dalla legge), esso è ammesso solamente se l’interesse perseguito è meritevole di tutela.

Se si vuole utilizzare la rinuncia abdicativa solamente per addossare allo Stato le spese che sarebbero toccate al vecchio proprietario, allora l’atto potrebbe essere nullo.


La rinuncia abdicativa è l’atto con cui si dismette formalmente la proprietà di un bene.

note

[1] Art. 827 cod. civ.

[2] Art. 1350 cod. civ.

[3] Avvocatura dello Stato, parere n. 137950 del 14 marzo 2018.

[4] Trib. Genova, ord. n. 11634/2017.


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