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Trading online: è compatibile con la pensione d’inabilità?

20 Marzo 2021
Trading online: è compatibile con la pensione d’inabilità?

Io sono titolare di una pensione di “inabilità assoluta a qualsiasi attività lavorativa” (ex INPDAP). Con questa pensione ovviamente non si possono avere altri redditi che provengano da lavoro. Avrei desiderio di investire parte dei miei risparmi nel trading online, investendo durante il giorno su una piattaforma di trading (investimenti). In caso di proventi derivati da questi investimenti come vengono considerati? Ovviamente si può anche perdere tutti i risparmi. In caso di guadagni sugli investimenti, che possono essere bassi oppure alti si intercorre nella revoca della pensione? La cosa più importante per me è sapere se perdo la pensione e se incorro a sanzioni e restituzione (in caso di perdita) degli arretrati.

La pensione per inabilità permanente ed assoluta a qualsiasi attività lavorativa (art.2 co. 12 L. 335/1995, per i dipendenti pubblici) è incompatibile con lo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa, sia subordinata, che parasubordinata o autonoma o d’impresa, nonché con l’iscrizione presso albi ed elenchi.

In sintesi, questa pensione è incompatibile con i redditi di lavoro e con l’esercizio di un’attività lavorativa in genere, anche senza produzione di reddito, ma è compatibile con la produzione di altri redditi, non derivanti da attività di lavoro.

La pensione per la quale è previsto un limite di reddito annuo (16.982,49 euro per il 2020), da qualunque fonte derivante, è invece la pensione di inabilità civile, riconosciuta agli invalidi civili al 100%, a prescindere dal versamento di contributi: si tratta infatti di una prestazione di assistenza.

Bisogna dunque fare attenzione a non confondere la pensione che percepisce il lettore con la prestazione di assistenza per invalidi civili: solo quest’ultima consente di percepire redditi di lavoro, ma in modo limitato, mentre la pensione d’inabilità che percepisce Lei consente la percezione di qualsiasi reddito senza limiti, ad esclusione di quelli derivanti da attività lavorativa o d’impresa.

L’attività di trading online effettuata in proprio, non come intermediario di terzi, non richiede l’iscrizione presso albi o elenchi e non costituisce reddito di lavoro, a meno che non sia inserita nell’ambito di un’attività d’impresa.

Nel dettaglio, se l’attività di trading online consiste in operazioni di compravendita di valute estere a pronti sul mercato Forex, i ricavi costituiscono plusvalenze (derivanti da differenziali positivi di contratti aleatori) ed altri proventi, cioè redditi diversi, tassati in base all’articolo 67, comma 1, lett. c-quinquies), del DPR n. 917/1986 (TUIR, Testo unico imposte sui redditi).

Successivamente, l’articolo 9, comma 7, ex D.lgs. n. 141/2010 ha modificato l’art. 1, comma 4 del Testo Unico della Finanza (T.U.F.) – D.lgs. n. 58/1998 – prevedendo che i contratti di acquisto e vendita di valuta, estranei a transazioni commerciali e regolati per differenza, anche mediante operazioni di rinnovo automatico (c.d. roll-over), debbano essere individuati tra i contratti finanziari differenziali, considerati, pertanto, come strumenti finanziari derivati.

In base all’art. 67 Co. 1 TUIR, la tassazione delle plusvalenze derivanti dalla cessione di valute provenienti da depositi e conti correnti si ha solo nel caso in cui la giacenza in valuta nei depositi e conti correnti complessivamente sia superiore a 51.645,69 euro per almeno 7 giorni lavorativi continui, nel periodo d’imposta in cui la plusvalenza è stata realizzata.

Questi redditi, se percepiti da parte di una persona non esercente attività d’impresa, sono soggetti ad imposta sostitutiva secondo il regime dichiarativo (art. 5 del D.lgs. n. 461/1997). Non costituiscono, in ogni caso, redditi di lavoro ai fini fiscali.

Per quanto concerne la compravendita di opzioni binarie, la Consob, nella Comunicazione n. DTC/DIS/DIN/12055030 del 2 luglio 2012 le equipara a una scommessa. Il parere n. 955 del 17 settembre 2010, emesso dalla Commissione Europea, in risposta ad uno specifico quesito circa la natura delle opzioni binarie, le inquadra come strumenti finanziari.

Anche in questo caso, dunque, i proventi percepiti non sono redditi di lavoro o d’impresa ai fini fiscali, a meno che non si agisca nell’ambito di un’attività d’impresa. Di conseguenza, i redditi derivanti dalle opzioni binarie, se percepiti da parte di una persona fisica, non esercente attività d’impresa, sono assoggettati ad imposta sostitutiva del 26%. Questo è quanto previsto anche dalla Risoluzione n. 71/E/2016 dell’Agenzia delle Entrate.

Ma quali redditi sono considerati dall’Inps derivanti da attività lavorativa? In base a quanto indicato dall’istituto nella circolare 117/2019 (vertente sulla quota 100, ma contenente delle definizioni di carattere generale, applicabili dunque anche nell’ambito di altre tipologie di pensione), sono da considerare redditi da lavoro autonomo quelli comunque ricollegabili ad un’attività lavorativa svolta senza vincolo di subordinazione, indipendentemente dalle modalità di dichiarazione a fini fiscali.

Sono considerati redditi di lavoro autonomo dall’Inps, in particolare:

  • i compensi percepiti per l’esercizio di arti;
  • i redditi di impresa connessi ad attività di lavoro;
  • le partecipazioni agli utili derivanti da contratti di associazione in partecipazione, nei casi in cui l’apporto sia costituito dalla prestazione di lavoro; se non viene svolta attività lavorativa, l’interessato può rendere una dichiarazione di responsabilità in ordine alla qualità di socio che partecipa con capitale senza svolgere attività lavorativa; in questo caso, il reddito conseguito è considerato dall’Inps come reddito da capitale, pertanto cumulabile con la prestazione pensionistica;
  • i diritti d’autore;
  • i brevetti.

Non sono invece considerati come redditi derivanti da attività lavorativa i redditi di impresa non connessi ad attività di lavoro e le partecipazioni agli utili derivanti da contratti di associazione in partecipazione senza apporto di lavoro (punto 1.3, circolare INPS 117/2019).

In base a quanto esposto, poiché nell’attività di trading online non esercitata in qualità di intermediario manca l’apporto di lavoro, né l’attività stessa è considerata reddito di lavoro ai fini fiscali, si ritiene che la pensione per inabilità permanente ed assoluta a qualsiasi attività lavorativa sia compatibile con l’investimento dei propri risparmi nel trading online.

Articolo tratto da una consulenza resa dalla dott.ssa Noemi Secci, consulente del lavoro.



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