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Come si calcola il reddito netto di un lavoratore autonomo?

14 Giugno 2021
Come si calcola il reddito netto di un lavoratore autonomo?

I lavoratori con partita Iva provvedono in modo autonomo al pagamento delle tasse e dei contributi previdenziali sul compenso lordo che ricevono dal committente.

Ti sei candidato per un posto di lavoro nell’ambito della consulenza. Ti hanno proposto un contratto di lavoro autonomo a partita Iva. Vuoi sapere quale sarà il reddito netto che ti resterà in tasca dopo aver pagato le tasse e i contributi previdenziali.

Nel nostro ordinamento, è possibile svolgere attività lavorativa sia sotto forma di lavoro subordinato che in modalità autonoma. La differenza fondamentale tra le due tipologie di lavoro consiste nell’autonomia del prestatore di lavoro nella determinazione delle modalità di svolgimento della prestazione. Ci sono, inoltre, importanti differenze anche sotto il profilo fiscale.

Ma come si calcola il reddito netto di un lavoratore autonomo? Il lavoratore dipendente non deve pagare da solo le tasse poiché tale incombenza è svolta dal datore di lavoro. Chi lavora a partita Iva, invece, incassa il reddito lordo e deve pagare successivamente gli oneri fiscali e contributivi.

Lavoratore autonomo: cosa si intende?

Il mondo del lavoro è attraversato da una profonda distinzione determinata dalle modalità di svolgimento della prestazione lavorativa. Da un lato, troviamo il rapporto di lavoro subordinato [1] nel quale il lavoratore è soggetto al potere direttivo, di controllo e disciplinare del datore di lavoro e deve svolgere la prestazione sulla base delle direttive ricevute. Dall’altro lato, troviamo il lavoro autonomo [2] nel quale il prestatore di lavoro si impegna a realizzare un servizio o un’opera a favore del committente ma resta del tutto libero nel determinare le modalità di esecuzione dell’opera.

Il lavoratore autonomo è, dunque, colui che assume l’obbligo di realizzare un servizio per il committente e, in cambio, riceve un corrispettivo in denaro. Fanno parte della categoria dei lavoratori autonomi i liberi professionisti, i consulenti, gli artigiani, gli artisti, etc.

Lavoratore autonomo: la tassazione

A differenza del lavoratore subordinato, il lavoratore autonomo deve provvedere in autonomia al pagamento delle tasse e dei contributi previdenziali sul reddito lordo che riceve dai propri committenti. Nel lavoro subordinato, invece, tale incombenza è assolta dal datore di lavoro in qualità di sostituto d’imposta che, direttamente in busta paga, procede a trattenere dalla retribuzione lorda del lavoratore gli importi che devono essere versati allo Stato a titolo di tassazione (Irpef) e all’Inps a titolo di contribuzione previdenziale.

Nel caso del lavoro autonomo, invece, il prestatore d’opera riceve dal committente il corrispettivo lordo pattuito e, all’esito del pagamento, emette una fattura. In sede di presentazione del Modello Unico (dichiarazione dei redditi), il lavoratore autonomo dichiarerà tutti i compensi lordi che ha ricevuto e procederà al calcolo delle tasse (Irpef) dovute allo Stato sulla base dei seguenti scaglioni.

ScaglioniAliquotaImposta
fino a 15.000 euro23%23%
del reddito
da 15.001
fino a 28.000 euro
27%3.450,00
+ 27%
sul reddito
che supera i 15.000 euro
da 28.001
fino a 55.000 euro
38%6.960,00
+ 38%
sul reddito
che supera i 28.000 euro
da 55.001
fino a 75.000 euro
41%17.220,00
+ 41%
sul reddito
che supera i 55.000 euro
oltre 75.000 euro43%25.420,00
+ 43%
sul reddito
che supera i 75.000 euro

Ovviamente, nel calcolo dell’imposta dovuta, il lavoratore autonomo potrà beneficiare di eventuali detrazioni e deduzioni fiscali di cui ha diritto. In particolare, al valore del reddito lordo devono essere sottratte le spese sostenute per finalità professionali.

Il reddito netto percepito dal lavoratore autonomo deriva, dunque, dalla somma dei compensi lordi ricevuti dai clienti/committenti, al netto delle spese di lavoro meno la somma degli oneri sostenuti per pagare le tasse e i contributi previdenziali. Con riferimento a questi ultimi, il lavoratore verserà la contribuzione al proprio ente previdenziale di riferimento, in base al settore di attività.

Lavoratore autonomo: la flat tax

I lavoratori autonomi che abbiano percepito, nel periodo d’imposta, di un reddito lordo inferiore a euro 65.000 possono optare per il regime fiscale forfettario (detto flat tax). In questo modo, il lavoratore potrà ottenere una riduzione dell’aliquota fiscale Irpef. Al posto delle aliquote legate agli scaglioni, infatti, al lavoratore si applicherà un’aliquota standard del 15%.

Inoltre, con riferimento alla base imponibile, l’aliquota del 15% sarà applicata su una percentuale del reddito lordo, con forfetizzazione del rapporto tra spese e ricavi. Nel caso degli avvocati, ad esempio, l’aliquota del 15% viene applicata sul 78% del reddito lordo, con una forfetizzazione delle spese al 22%. Il rapporto tra spese e ricavi non è uguale per tutti i lavoratori autonomi ma dipende dall’attività professionale esercitata.


note

[1] Art. 2094 cod. civ.

[2] Art. 2222 e ss. cod. civ.


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