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I contributi di bonifica vanno sempre pagati?

27 Febbraio 2021
I contributi di bonifica vanno sempre pagati?

Possiedo dei terreni agricoli in  Campania. Devo pagare o no i contributi di bonifica che mi vengono richiesti dal Consorzio?

Occorre dire innanzitutto che l’articolo 1, comma 1, della legge regionale della Campania n. 11 del 2008 ha abrogato il comma 1 dell’articolo 23 della legge regionale n. 1 del 2008 che aveva modificato l’articolo 12, comma 1, della legge regionale n. 4 del 2003 inserendo l’obbligo dei contributi per l’esercizio e la manutenzione delle opere pubbliche di bonifica per i soli immobili “catastalmente classificati ad uso commerciale”.

Questo vuol dire che per effetto dell’articolo 1, comma 1, della legge regionale n. 11 del 2008 è stata cancellata dall’articolo 12, comma 1, della legge regionale n. 4 del 2003 la frase “catastalmente classificati ad uso commerciale” e, quindi:

  • oggi tutti gli immobili che sono compresi nel perimetro del consorzio e inseriti nel piano di classifica, anche se sono ad uso non commerciale, sono soggetti al contributo consortile se conseguono benefici dalle opere pubbliche di bonifica di cui all’articolo 2 della legge regionale n. 4 del 2003.

Quindi il Consorzio di bonifica può legittimamente imporre il pagamento di un contributo anche ad un fondo agricolo se esso è compreso nel perimetro del consorzio e nel Piano di bonifica e se il fondo (come stabilisce l’articolo 12, comma 1, della legge regionale n. 4 del 2003) consegue un beneficio dalle opere pubbliche di bonifica di cui all’articolo 2 della legge regionale n. 4 del 2003.

Aggiungo che la nota sentenza della Corte Costituzionale n. 188 del 2018:

  • si riferisce alla sola legge della Regione Calabria n. 11 del 2003, ma fissa delle regole valevoli per tutte le leggi regionali che stabiliscono le condizioni per assoggettare gli immobili al pagamento dei contributi consortili di bonifica;
  • ha stabilito che è incostituzionale la legge regionale che assoggetta a contributo consortile un immobile senza prevedere espressamente che il contributo è dovuto a condizione che l’immobile tragga un beneficio a seguito dell’opera e dell’attività di bonifica che ne incrementi il valore.

Detto questo, oggi la legge regionale n. 4 del 2003 rispetta pienamente la sentenza n. 188 della Corte Costituzionale perché, come ho già evidenziato prima, l’articolo 12, comma 1, della legge regionale n. 4 del 2003 stabilisce chiaramente che il contributo consortile è dovuto per gli immobili, di qualunque tipo, che conseguono benefici dalle opere pubbliche di bonifica di cui all’articolo 2 della legge regionale n. 4 del 2003.

In altre parole, la legge regionale n. 4 del 2003 dice in modo trasparente (esattamente come vuole la Corte Costituzionale) che se l’immobile non consegue un vantaggio dalle opere di bonifica esso non è soggetto a contributo.

Chiaramente occorre anche che il vantaggio che l’immobile ricava dalle opere di bonifica sia reale e concreto, diretto e specifico, e non soltanto astratto e ipotetico.

Ma se il contribuente non ha impugnato a suo tempo il piano di classifica, tocca al contribuente dimostrare al giudice (in un’eventuale causa davanti alla commissione tributaria competente) che il suo immobile non ricava nessun beneficio dalle opere di bonifica e che, quindi, non deve essere soggetto al pagamento dei contributi consortili (così si è espressa la Corte di Cassazione con sentenza n. 13.109 del 2020).

Anche nel suo caso, quindi, se il piano di classifica non fu da lei impugnato, oggi tocca a lei, se volesse contestare il pagamento dei contributi che le vengono richiesti, dimostrare al giudice che il suo immobile non ricava alcun beneficio diretto e attuale dalle opere di bonifica.

Infine, per quanto riguarda la prescrizione dei contributi consortili di bonifica, essa è di cinque anni come hanno stabilito le sentenze della Corte di Cassazione n. 9.445 del 2017 e n. 30.362 del 2018.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte



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