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Avvocato e iscrizione Gestione Separata Inps: ultime sentenze

16 Febbraio 2021
Avvocato e iscrizione Gestione Separata Inps: ultime sentenze

Previdenza: quando sussiste l’obbligo di iscriversi alla Gestione Separata e quando invece ci si deve iscrivere alla Cassa Nazionale Forense. 

Sull’obbligo per l’Avvocato di iscriversi alla Gestione Separata presso l’Inps

Sussiste l’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata presso l’Inps per gli avvocati non iscritti obbligatoriamente alla Cassa di previdenza forense alla quale hanno versato esclusivamente un contributo integrativo in quanto iscritti agli albi, cui non consegue la costituzione di alcuna posizione previdenziale a loro beneficio; l’obbligo di cui alla L. n. 335 del 1995, art. 2, comma 26, di iscrizione alla Gestione Separata è, infatti, rivolto a chiunque percepisca un reddito derivante dall’esercizio abituale (anche se non esclusivo) ma anche occasionale (entro il limite monetario indicato nel D.L. n. 269 del 2003, art. 44, comma 2) di un’attività professionale per la quale è prevista l’iscrizione ad un albo o ad un elenco, anche se il medesimo soggetto svolge altre diverse attività, per cui risulta già iscritto ad altra gestione. Tale obbligo viene meno solo se il reddito prodotto dall’attività professionale predetta è già integralmente oggetto di obbligo assicurativo gestito dalla cassa di riferimento.

Cassazione civile sez. VI, 02/12/2020, n.27461

Avvocati con redditi sotto le soglie previste da Cassa Forense: scatta l’obbligo della Gestione Separata Inps

Sussiste l’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata presso l’Inps per gli avvocati non iscritti obbligatoriamente alla Cassa di previdenza forense alla quale hanno versato esclusivamente un contributo integrativo in quanto iscritti agli albi, cui non consegue la costituzione di alcuna posizione previdenziale a loro beneficio; l’obbligo di cui alla l. n. 335 del 1995, art. 2, comma 26, di iscrizione alla Gestione Separata è, infatti, rivolto a chiunque percepisca un reddito derivante dall’esercizio abituale (anche se non esclusivo) ma anche occasionale (entro il limite monetario indicato nel d.l. n. 269 del 2003, art. 44, comma 2) di un’attività professionale per la quale è prevista l’iscrizione ad un albo o ad un elenco, anche se il medesimo soggetto svolge altre diverse attività, per cui risulta già iscritto ad altra gestione. Tale obbligo viene meno solo se il reddito prodotto dall’attività professionale predetta è già integralmente oggetto di obbligo assicurativo gestito dalla cassa di riferimento.

Cassazione civile sez. VI, 17/11/2020, n.26021

Previdenza avvocati: il versamento del contributo integrativo non esonera dall’iscrizione alla gestione separata Inps

Il contributo integrativo versato dall’avvocato, essendo costituito da una maggiorazione percentuale sui corrispettivi rientranti nel volume di affari ai fini Iva ripetibile nei confronti del debitore e dovendo essere versato da ogni iscritto agli albi professionali ai sensi dell’art. 10 della L. n. 6/81 indipendentemente dall’iscrizione alla cassa, si differenzia dal contributo soggettivo obbligatorio dovuto al medesimo ente previdenziale in misura percentuale del reddito professionale netto prodotto nell’anno risultante dalla dichiarazione Irpef da ogni iscritto alla cassa ai sensi dell’art. 9 della L. n. 6/81, e non ha natura strettamente previdenziale e non è collegato a futuri trattamenti pensionistici in quanto è ripetibile nei confronti del debitore ed ha la chiara funzione di finanziare le altre prestazioni erogate dalla Cassa, e quindi non è sostitutivo della previdenza obbligatoria operante presso l’Inps.

Pertanto, gli avvocati che esercitano per professione abituale, ancorché non esclusiva, la loro attività di lavoro autonomo e che siano iscritti all’Albo ma non alla relativa cassa previdenziale sono destinatari dell’obbligo contributivo presso la Gestione separata Inps, in considerazione del fatto che i redditi percepiti non risultano assoggettati ad altro titolo a contribuzione previdenziale obbligatoria.

Tribunale Roma sez. lav., 06/11/2020, n.5601

La cancellazione della posizione previdenziale dell’avvocato per svolgimento di altra attività incompatibile con la professione non dà diritto alla restituzione dei contributi integrativi

L’accertamento da parte del giudice di merito di una situazione di incompatibilità con l’esercizio della professione legale e con la stessa iscrizione all’Albo degli avvocati comporta l’inesistenza di un legittimo rapporto previdenziale con la Cassa forense, con conseguente venir meno di diritti ed obblighi del soggetto illegittimamente iscritto, ancorché tale incompatibilità non sia stata accertata e perseguita sul piano disciplinare dal Consiglio dell’Ordine competente, di talché al professionista che sia rimasto illegittimamente iscritto all’Albo spetta la restituzione dei contributi versati, giusta la disciplina dell’art. 2033 c.c. ; l’obbligo di restituzione non si estende ai contributi integrativi che siano stati nel tempo versati dal professionista: posto che la L. n. 576 del 1980, art. 11, costruisce il relativo obbligo come strettamente inerente alla prestazione professionale resa in virtù dell’iscrizione all’Albo e che la L. n. 319 del 1975, art. 2, comma 3, nel prevedere che l’attività professionale che sia stata svolta in una situazione di incompatibilità non accertata e perseguita dal consiglio dell’ordine competente dia luogo esclusivamente alla preclusione dell’iscrizione alla Cassa di previdenza e all’impossibilità di considerare utile ai fini previdenziali il periodo di tempo in cui l’attività medesima è stata svolta, non revoca comunque in dubbio che l’attività professionale possa essere stata legittimamente esercitata in virtù della (mera) iscrizione all’Albo, deve ritenersi che il pagamento del contributo integrativo sia esclusivamente collegato all’esercizio dell’attività professionale resa comunque possibile dall’iscrizione e finalizzato all’attuazione del dovere di solidarietà intercategoriale, che non può venir meno per effetto dell’accertamento di una situazione d’incompatibilità rispetto all’esercizio della professione, con conseguente non configurabilità di un obbligo di restituzione dei contributi integrativi.

Cassazione civile sez. lav., 30/10/2020, n.24141 

Previdenza avvocati: il versamento del contributo integrativo non esonera dall’iscrizione alla gestione separata Inps

Gli avvocati che non hanno l’obbligo di iscrizione alla Cassa forense, alla quale versano esclusivamente un contributo integrativo di carattere solidaristico in quanto iscritti all’albo professionale, cui non segue la costituzione di alcuna posizione previdenziale a loro beneficio, sono tenuti comunque ad iscriversi alla gestione separata presso l’Inps, in virtù del principio di universalizzazione della copertura assicurativa, cui è funzionale la disposizione di cui all’art. 2, comma 26, della Legge n. 335/1995, secondo cui l’unico versamento contributivo rilevante ai fini dell’esclusione di detto obbligo di iscrizione è quello suscettibile di costituire in capo al lavoratore autonomo una correlata prestazione previdenziale.

Tribunale Modena sez. lav., 30/10/2020, n.385

Iscrizione alla gestione separata: soggetti obbligati

L’obbligo di iscrizione alla gestione separata costituisce ormai un consolidato principio di diritto quello secondo cui, in forza dell’art. 18, co. 12, D.L. 98/2011, conv. in L. 111/2011, l’obbligo di iscrizione alla Gestione separata si estende a tutte le categorie di professionisti (avvocati, praticanti avvocati, commercialisti, ingegneri, architetti) che svolgono attività per cui è necessaria l’iscrizione ad un albo professionale e per i quali esiste una cassa che gestisce l’assicurazione obbligatoria di categoria alla quale chi esercita l’attività professionale, pur senza esservi iscritto per varie ragioni, versa obbligatoriamente un contributivo integrativo, ossia un contributo solidaristico cui non segue la costituzione di alcuna posizione previdenziale.

Corte appello Brescia sez. lav., 21/09/2020, n.137

Iscrizione alla gestione separata Inps obbligatoria anche per il professionista che versi alla cassa avvocati il solo contributo integrativo

Gli avvocati iscritti ad altre forme di previdenza obbligatorie che, svolgendo attività libero professionale priva del carattere dell’abitualità, non hanno – secondo la disciplina vigente “ratione temporis”, antecedente l’introduzione dell’automatismo della iscrizione – l’obbligo di iscrizione alla Cassa Forense, alla quale versano esclusivamente un contributo integrativo di carattere solidaristico in quanto iscritti all’albo professionale, cui non segue la costituzione di alcuna posizione previdenziale a loro beneficio, sono tenuti comunque ad iscriversi alla gestione separata presso l’Inps, in virtù del principio di universalizzazione della copertura assicurativa, cui è funzionale la disposizione di cui all’art. 2, comma 26, della l. n. 335 del 1995, secondo cui l’unico versamento contributivo rilevante ai fini dell’esclusione di detto obbligo di iscrizione è quello suscettibile di costituire in capo al lavoratore autonomo una correlata prestazione previdenziale.

Tribunale Roma sez. lav., 06/07/2020, n.4096

Avvocati ed iscrizione alla gestione separata presso l’Inps

Gli avvocati iscritti ad altre forme di previdenza obbligatorie che, pur svolgendo attività libero professionale priva del carattere dell’abitualità, non hanno – secondo la disciplina vigente “ratione temporis”- l’obbligo di iscrizione alla Cassa Forense, alla quale versano esclusivamente un contributo integrativo di carattere solidaristico in quanto iscritti all’albo professionale, cui non segue la costituzione di alcuna posizione previdenziale a loro beneficio, sono tenuti comunque ad iscriversi alla gestione separata presso l’Inps, in virtù del principio di universalizzazione della copertura assicurativa, cui è funzionale la disposizione di cui all’art. 2, comma 26, della l. n. 335 del 1995, secondo cui l’unico versamento contributivo rilevante ai fini dell’esclusione di detto obbligo di iscrizione è quello suscettibile di costituire in capo al lavoratore autonomo, una correlata prestazione previdenziale.

Corte appello Roma sez. lav., 10/06/2020, n.1163

Obbligo di iscrizione alla gestione separata per gli avvocati non iscritti obbligatoriamente alla cassa forense che hanno versato solo un contributo integrativo

Alla luce della ratio dell’art. 2, comma 26, L. n. 335/1995, l’unico versamento contributivo rilevante ai fini dell’esclusione di detto obbligo di iscrizione è quello suscettibile di costituire in capo al lavoratore autonomo una correlata prestazione previdenziale. Orbene, è noto che il contributo integrativo versato alla Cassa forense non ha questa valenza, in quanto è connotato esclusivamente da un profilo solidaristico in senso ampio.

Di conseguenza, gli avvocati iscritti ad altre forme di previdenza obbligatorie che, svolgendo attività libero professionale priva del carattere dell’abitualità, non hanno – secondo la disciplina vigente “ratione temporis”, antecedente l’introduzione dell’automatismo della iscrizione – l’obbligo di iscrizione alla Cassa Forense, alla quale versano esclusivamente un contributo integrativo di carattere solidaristico in quanto iscritti all’albo professionale, cui non segue la costituzione di alcuna posizione previdenziale a loro beneficio, sono tenuti comunque ad iscriversi alla gestione separata presso l’Inps, in virtù del principio di universalizzazione della copertura assicurativa, cui è funzionale la disposizione di cui all’art. 2, comma 26, della l. n. 335 del 1995, secondo cui l’unico versamento contributivo rilevante ai fini dell’esclusione di detto obbligo di iscrizione è quello suscettibile di costituire in capo al lavoratore autonomo una correlata prestazione previdenziale.

Corte appello Roma sez. lav., 17/02/2020, n.4621

Sussiste l’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata presso l’Inps per gli avvocati non iscritti obbligatoriamente alla Cassa di previdenza forense alla quale hanno versato esclusivamente un contributo integrativo in quanto iscritti agli albi, cui non consegue la costituzione di alcuna posizione previdenziale a loro beneficio; l’obbligo di cui alla L. n. 335 del 1995, art. 2, comma 26, di iscrizione alla Gestione Separata è, infatti, rivolto a chiunque percepisca un reddito derivante dalli esercizio abituale (anche se non esclusivo) di un’attività professionale per la quale è prevista l’iscrizione ad un albo o ad un elenco, anche se il medesimo soggetto svolge altre diverse attività, per cui risulta già iscritto ad altra gestione; tale obbligo viene meno solo se il reddito prodotto dall’attività professionale predetta è già integralmente oggetto di obbligo assicurativo gestito dalla cassa di riferimento.

Cassazione civile sez. VI, 17/01/2020, n.1000

L’avvocato iscritto alla cassa di previdenza forense non è tenuto ad iscriversi alla gestione separata Inps

Con specifico riferimento alle attività per lo svolgimento delle quali sia presupposto necessario quello dell’iscrizione all’albo professionale ed in relazione alle quali sussista un ente previdenziale di categoria, istituito ai sensi del d.lgs. n. 509 del 1994 o ai sensi del d.lgs. n. 103 del 1996, non è dovuto alcun contributo alla Gestione Separata di cui all’art. 2 comma 26 della l. n. 335 del 1995, essendo, in relazione a tali attività, dovuta la contribuzione soggettiva e/o integrativa all’ente previdenziale di categoria libero professionale.

Tribunale Perugia sez. lav., 06/11/2019, n.261

Gli avvocati iscritti ad altre forme di previdenza che non hanno l’obbligo di iscrizione alla Cassa Forense devono comunque iscriversi alla gestione separata Inps

Gli avvocati iscritti ad altre forme di previdenza obbligatorie che, svolgendo attività libero professionale priva del carattere dell’abitualità, non hanno – secondo la disciplina vigente “ratione temporis”, antecedente l’introduzione dell’automatismo della iscrizione – l’obbligo di iscrizione alla Cassa Forense, alla quale versano esclusivamente un contributo integrativo di carattere solidaristico in quanto iscritti all’albo professionale, cui non segue la costituzione di alcuna posizione previdenziale a loro beneficio, sono tenuti comunque ad iscriversi alla gestione separata presso l’Inps, in virtù del principio di universalizzazione della copertura assicurativa, cui è funzionale la disposizione di cui all’art. 2, comma 26, della l. n. 335 del 1995, secondo cui l’unico versamento contributivo rilevante ai fini dell’esclusione di detto obbligo di iscrizione è quello suscettibile di costituire in capo al lavoratore autonomo una correlata prestazione previdenziale.

Corte appello Roma sez. lav., 14/10/2019, n.3441



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