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Concorso con due risposte esatte

16 Febbraio 2021
Concorso con due risposte esatte

Cosa succede se in un quiz a risposta multipla, nell’ambito di un concorso pubblico, una domanda può prevedere due risposte ugualmente esatte?

È successo – in realtà più di una volta – che, nel corso di un concorso pubblico con quiz a risposta multipla, più di una risposta fosse esatta, traendo così in inganno i partecipanti. Cosa succede in questi casi? Quali punti verranno assegnati a chi ha optato per la risposta diversa da quella ufficialmente riconosciuta come corretta ma comunque altrettanto valida?

La questione è stata posta all’attenzione della magistratura. Più di recente, il Consiglio di Stato ha pubblicato una sentenza [1] che risolve il problema del concorso con due risposte esatte. Ecco cosa è stato detto in questa occasione.

In linea generale, non possono esserci due risposte esatte per un quiz concorsuale. Di qui, il principio formulato nella sentenza in commento: deve ritenersi illegittimo il comportamento della Pubblica Amministrazione se, in una prova scritta di un concorso pubblico mediante quiz a risposta multipla, prevede due risposte esatte, ritenendo però errata solo una di queste. Con la conseguenza che, in tali casi, l’amministrazione è tenuta a considerare valide e corrette entrambe le risposte.

Il principio era stato già stabilito dal Tar Campania in un precedente di qualche anno fa [2]. In quella sede, i giudici amministrativi avevano ricordato come il principio di pari trattamento del cittadino nei confronti della Pubblica Amministrazione, sancito dall’articolo 97 della Costituzione, impone che, nei concorsi articolati su quesiti a risposta multipla, non è prevista alcuna discrezionalità sulla valutazione delle risposte date alle singole domande; la Pubblica Amministrazione deve prevedere, con certezza, una sola risposta univocamente esatta, con esclusione di ogni ambiguità ed incertezza di soluzione, onde evitare una valutazione discriminatoria dei candidati.

Oggi, gli stessi concetti vengono ribaditi dal Consiglio di Stato: «nei concorsi pubblici che prevedono l’espletamento di quiz a risposta multipla, ogni domanda deve prevedere con certezza una sola risposta esatta; tanto, per evitare una valutazione dei candidati in violazione del principio della par condicio. In altre parole, ha proseguito il giudice, in presenza di quesiti a risposta multipla, una volta posta la domanda non può ricondursi all’esclusiva discrezionalità tecnica dell’ente l’individuazione del contenuto coerente ed esatto della risposta. 

In tali procedure, bisogna fare molta attenzione alla chiarezza del contenuto di ciascun quesito, che va formulato entro i limiti del programma di esame, secondo canoni di certa e pronta comprensibilità.

Da qui, la ritenuta illegittimità, da parte del Collegio, dell’operato dell’Amministrazione nella parte in cui aveva contemplato due risposte egualmente esatte, soprattutto in base al tenore generico della relativa domanda formulata, ritenendo però errata la risposta formulata dalla ricorrente. 

Se è vero, da un lato, che la Pubblica Amministrazione può certamente individuare le domande da sottoporre ai candidati dei concorsi per la verifica del grado di professionalità e del livello culturale necessari a superare l’esame, dall’altro lato tale amministrazione non ha un potere discrezionale assoluto di stabilire quale sia il contenuto coerente ed esatto delle risposte. Tali scelte possono essere sindacate dal giudice amministrativo in caso di manifesta illogicità e irragionevolezza o dell’inosservanza del limite oggettivo del programma e delle materie previste per lo specifico concorso.  

Pertanto, in presenza di una domanda alla quale è possibile dare due risposte esatte anziché una, per un errore chiaramente imputabile all’Amministrazione, non possono essere penalizzati i candidati che, in buona fede, hanno selezionato la risposta, delle due possibili, non ritenuta valida dall’Amministrazione. In tali ipotesi, bisognerà ritenere corretta anche la seconda risposta.


note

[1] Cons. Stato, sent. n. 158/2021.

[2] Tar Campania sent. n. 4901/2017

Autore immagine: depositphotos.com


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