Blocco licenziamenti: spunta la mini proroga

16 Febbraio 2021 | Autore:
Blocco licenziamenti: spunta la mini proroga

Il divieto proseguirà per uno o due mesi e poi in maniera selettiva per le categorie più colpite dalla crisi; previste anche nuove settimane di Cig per Covid.

È uno dei dossier più scottanti sul tavolo del nuovo premier Mario Draghi: il blocco dei licenziamenti adottato in emergenza Covid e che, senza interventi, andrà a scadere il prossimo 31 marzo. Il rischio è quello di un effetto valanga, con centinaia di migliaia di lavoratori che potrebbero restare senza impiego. Il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, si è già messo al lavoro e, ieri, ha incontrato i sindacati Cgil, Cisl e Uil che hanno espresso preoccupazione; oggi, è il turno delle imprese, che presenteranno le proposte per fronteggiare la crisi e cercare la ripartenza dell’economia.

Nel confronto in atto, adesso, spunta l’ipotesi di una mini proroga dello stop ai licenziamenti: dovrebbe andare di pari passo con il prolungamento della Cig per Covid. Uno studio messo a punto dalla Commissione tecnica voluta dall’ex ministro Nunzia Catalfo propone l’estensione della Cigs, la Cassa integrazione guadagni straordinaria, per tutte le imprese, anche quelle con meno di 6 dipendenti.

Le forze di maggioranza sembrano d’accordo: dopo l’incontro avvenuto ieri sera alla Camera tra i segretari del Pd, Nicola Zingaretti, e della Lega, Matteo Salvini, quest’ultimo ha detto che «si è parlato di lavoro, sblocco dei licenziamenti il 31 marzo, prevenire è meglio che curare, cassa integrazione, sostegno alle imprese» ed ha aggiunto che «prima di decidere bisogna incontrare e ascoltare i sindacati e la Confindustria, per trovare un punto in comune».

Ora, l’equilibrio potrebbe raggiungersi proprio attraverso una proroga, ma breve, selettiva e di durata differenziata, in attesa di più ampi interventi di riforma degli ammortizzatori sociali e degli strumenti di sostegno al reddito che sono già tra i temi programmatici del Governo Draghi.

L’ipotesi più probabile sembra quella di una mini proroga di uno o due mesi – dunque, al minimo fino a fine aprile e, al massimo, a fine maggio – che riguarderebbe in maniera indistinta tutti i licenziamenti, già fermi dal 17 marzo 2020, per poi proseguire con un blocco limitato solo ai settori più colpiti dalla crisi dovuta all’emergenza Covid: le categorie dovrebbero essere individuate in quelle che attualmente ricorrono alla Cig per Covid gratuita.

Il ministro del Lavoro Andrea Orlando ancora non si è espresso ufficialmente sulla questione, prima di concludere gli incontri con le parti sociali; intanto, però, il calendario procede a ritmo serrato e comprende anche la predisposizione delle linee guida per la riforma delle diverse forme di sostegno ai lavoratori: sarà presentato entro la fine del mese.

«Orlando ha iniziato con il piede giusto»: afferma il leghista Claudio Durigon in un’intervista a La Stampa, in cui chiarisce: «Sul blocco dei licenziamenti sono favorevole, finché non ci saranno strumenti più adeguati. Ma bisogna fare presto e bene: dobbiamo arginare un disagio sociale enorme. Senza il blocco dei licenziamenti rischierebbero di perdere il lavoro uno o due milioni di persone».

Anche dal Pd giungono segnali favorevoli alla mini proroga graduale e associata alle nuove settimane di Cig per Covid: la presidente della commissione Lavoro alla Camera, Debora Serracchiani, dice: «Dobbiamo immaginare un’uscita graduale dalla misure emergenziali a tutela dell’occupazione messe in campo opportunamente in questi mesi; ma per aiutare imprese e lavoratori a uscire dalla crisi è necessario anche puntare sui contratti di solidarietà, migliorare la Naspi, e far decollare rapidamente le politiche attive, dopo i primi investimenti inseriti in manovra».

In effetti, secondo le stime ufficiali, riportate oggi dal quotidiano economico Il Sole 24 Ore, con la fine del blocco rischiano di perdere l’impiego 250 mila persone, che si aggiungono ai quasi 450mila occupati in meno registrati nel 2020: a farne le spese sono stati soprattutto giovani, donne e lavoratori precari.



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