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Lo sai che? Testamento annullabile quando è frutto di captazione

Lo sai che? Pubblicato il 10 febbraio 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 10 febbraio 2014

Per annullare un testamento non è sufficiente che vi sia stata una qualunque pressione psicologica sul testatore ma è necessaria la presenza di altri mezzi fraudolenti idonei, in base alle condizioni personali di quest’ultimo, a trarlo in inganno.

Il testamento è l’atto che contiene le ultime volontà di un individuo ed è considerato dalla legge un atto personalissimo, ossia non può essere delegato a terzi: ciò è disposto dalla legge per evitare qualsiasi seppur minima influenza estranea nella determinazione delle intenzioni del testatore che quindi deve sentirsi in tutto e per tutto libero da condizionamenti.

La particolare tutela della volontà testamentaria si evince anche dal sistema delle impugnazioni previste dalla legge [1], quando il testatore risulta essere stato vittima di errore, violenza o dolo nella scrittura del documento. In questi casi infatti chiunque abbia interesse può impugnare in Tribunale il testamento chiedendone l’annullamento, a condizione che dimostri le cause dell’inquinamento della volontà del testatore entro il termine di cinque anni dal giorno in cui ha avuto notizia di queste ultime.

Nello specifico, la causa di annullamento consistente nel dolo viene altresì chiamata captazione, intendendosi con questo termine il comportamento di chi tende con pressioni, menzogne o manifestazioni di affetto non sincere a predisporre il testatore a beneficiare sé o altri e quindi a suggestionarne la volontà tramite una falsa rappresentazione dei dati della realtà.

In una recente sentenza [2], la Corte di Cassazione ha avuto occasione di meglio definire la captazione a danno del testatore e i requisiti in presenza dei quali è possibile chiedere l’annulamento del testamento. In particolare i giudici della Suprema Corte hanno ribadito che, perché la captazione possa configurarsi e quindi il testamento sia impugnabile, non è sufficiente che sia stata esercitata sul testatore qualsiasi influenza di ordine psicologico, come ad esempio blandizie, richieste, suggerimenti o sollecitazioni, ma occorre che siano stati messi in atto appositi mezzi fraudolenti idonei, per le condizioni di salute, l’età e lo stato psichico della vittima, a suscitarle la rappresentazione di una falsa realtà e orientandola quindi a una distribuzione del suo patrimonio cui non sarebbe spontaneamente approdata.

La prova dell’attività fraudolenta a danno del testatore e della sua libertà spetta a chi chiede l’annullamento del testamento ma può essere data con qualsiasi mezzo, comprese le presunzioni ossia le conseguenze che il giudice può trarre da un fatto noto (ad esempio un’attività ricattatoria nei confronti del testatore variamente documentata) per risalire a un fatto ignorato (il condizionamento della volontà testamentaria). In altre parole, chi agisce in giudizio deve essere in grado di dimostrare fatti certi che consentano di identificare e ricostruire l’attività captatoria a danno del testatore e la conseguente influenza determinante che essa ha avuto sulle decisioni di quest’ultimo nel redigere le proprie ultime volontà.

Ma la vera novità contenuta nella sentenza sta nell’implicita affermazione dei giudici secondo cui per poter dimostrare l’avvenuta captazione a danno del testatore deve essere presente in quest’ultimo una condizione di salute mentale precaria, idonea cioè a subire un condizionamento nella libertà di autodeterminare il proprio giudizio.

Per poter chiedere a un Tribunale di annullare il testamento frutto di condizionamenti e raggiri a danno del testatore bisogna in primo luogo che quest’ultimo versi in uno stato psichico di debolezza o comunque di facile suggestionabilità, dovuto all’età oppure alle condizioni di salute generali e, in secondo luogo, che i mezzi fraudolenti adottati per sviare il testatore dalla propria volontà siano idonei a trarlo in inganno, suscitando in lui una falsa rappresentazione della realtà.

note

[1] Art. 624 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 2448 del 4.02.2014

Autore immagine: 123rf.com


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