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Sanità: come saltare le liste di attesa?

14 Giugno 2021 | Autore:
Sanità: come saltare le liste di attesa?

Se non si può accedere ad una prestazione del Servizio sanitario nazionale nei tempi prescritti dalla legge, l’attesa può essere ridotta ricorrendo ad un metodo legale.

In Italia, quello delle liste di attesa è un problema assai spinoso, che nasce dalla difficoltà per il nostro sistema sanitario di rispondere alle tante richieste di prestazioni. Quindi, è il risultato della differenza tra la domanda e l’offerta, fatte salve le urgenze che, di solito, trovano subito una risposta. Spesso, non potendo effettuare le visite specialistiche e gli esami diagnostici di cui hanno bisogno nelle strutture sanitarie pubbliche in tempi brevi, i cittadini sono costretti a rivolgersi a quelle private, con un notevole aggravio di spese a loro carico.

Non tutti, però, sono a conoscenza che la legge prevede un modo per effettuare le prestazioni ambulatoriali senza troppo attendere e senza pagare costi aggiuntivi. Pertanto, in materia di sanità: come saltare le liste di attesa? Basta fare riferimento al Piano nazionale di governo delle liste di attesa (Pngla), redatto dal ministero della Sanità in collaborazione con le Regioni e le Province autonome per il triennio 2019-2021, che disciplina la relativa materia, prevedendo termini precisi per l’erogazione delle prestazioni sanitarie ambulatoriali.

Quali sono i tempi di attesa delle prestazioni ambulatoriali

Secondo quanto stabilito dal vigente Pngal, il tempo massimo di attesa va garantito per tutte le prestazioni ambulatoriali erogate dal Servizio sanitario nazionale (Ssn) e dalla sanità regionale.

Nelle procedure di prescrizione delle predette prestazioni, il medico è tenuto ad indicare sul ricettario del Ssn:

  • se si tratta di prima visita/prestazione strumentale oppure di accessi successivi;
  • il quesito diagnostico, che descrive il problema di salute e motiva la richiesta di effettuare la prestazione sanitaria;
  • la classe di priorità, che definisce i tempi di accesso alle prestazioni sanitarie. In particolare deve indicare:
  1. classe U (Urgente), per le prestazioni da eseguire nel più breve tempo possibile e, comunque, entro 72 ore;
  2. classe B (Breve), per le prestazioni da eseguire entro 10 giorni;
  3. classe D (Differibile), per le prestazioni da eseguire entro 30 giorni per le visite /entro 60 giorni per gli accertamenti diagnostici;
  4. classe P (Programmata), per le prestazioni da eseguire entro 120 giorni.

La prestazione ambulatoriale, quindi, va erogata nei tempi corrispondenti alla classe di priorità indicata dal medico prescrittore. Tuttavia, non sempre ciò accade. Infatti, quando effettua la prenotazione, molto spesso il cittadino si sente rispondere che è disponibile una data successiva a quella a cui avrebbe diritto. Cosa fare in questo caso? Esiste un metodo per saltare le liste di attesa.

Come si possono saltare le liste di attesa

La legge attribuisce [1] alle Regioni il compito di disciplinare i criteri secondo i quali i direttori generali delle aziende sanitarie locali ed ospedaliere determinano il tempo massimo che può intercorrere tra la data della richiesta delle prestazioni di diagnostica strumentale e di laboratorio e per le altre prestazioni specialistiche erogate in regime ambulatoriale, e l’erogazione delle stesse. Di tale termine è data comunicazione all’assistito al momento della presentazione della domanda della prestazione.

Pertanto, se l’attesa per la prestazione dovesse prolungarsi oltre i termini prescritti dalla legge, il cittadino ha diritto di saltare le liste di attesa. Può chiedere, cioè, che la stessa venga resa nell’ambito dell’attività libero professionale intramoenia [2].

In parole più semplici, il cittadino può domandare che la prestazione venga erogata privatamente dal medico, pagando solo il ticket e, quindi, senza alcun costo aggiuntivo oppure può rivolgersi direttamente ad una struttura sanitaria privata, chiedendo successivamente il rimborso delle spese sostenute al netto del ticket.

In particolare, la differenza tra la somma versata a titolo di partecipazione al costo della prestazione (ticket) e l’effettivo costo di quest’ultima effettuata in intramoenia è posta, in misura uguale, a carico dell’azienda sanitaria di appartenenza e dell’azienda unità sanitaria locale nel cui ambito è richiesta la prestazione, sulla scorta delle tariffe vigenti.

Richiesta di prestazione in intramoenia: come va presentata?

La richiesta di ricevere la prestazione in intramoenia va presentata al direttore generale dell’Azienda sanitaria locale di riferimento, inviandola preferibilmente mediante raccomandata con ricevuta di ritorno.

L’istanza deve riportare:

  • i dati personali dell’interessato,
  • l’accertamento richiesto;
  • la prima data disponibile comunicata in fase di prenotazione, specificando l’urgenza;
  • il proprio diritto a conoscere i tempi massimi intercorrenti tra la richiesta di prestazioni e la loro erogazione;
  • l’istanza di usufruire, nel caso di impossibilità di rispettare i predetti tempi, di attività libero-professionali in regime intramoenia.

È possibile bloccare le liste di attesa?

Spesso, accade che l’Asl, raggiunta la soglia che non consente più di effettuare le prenotazioni entro i termini massimi, decida di bloccare le liste di attesa ovvero decida di non fissare più date e/o si riservi di comunicarle ai cittadini.

Tuttavia, ciò non è conforme a quanto previsto dalla legge. Infatti, è vietato sospendere le attività di prenotazione delle prestazioni e se ciò dovesse comunque accadere, i responsabili possono essere puniti con l’applicazione di una sanzione amministrativa [3]. In tal caso, i cittadini possono rivolgersi al direttore dell’Asl per chiedere che venga ripristinata l’attività di prenotazione o, in alternativa, che la prestazione venga fornita privatamente senza costi aggiuntivi.


note

[1] Art. 3 co. 10 D. Lgs. n. 124/1998.

[2] Art. 3 co. 13 D. Lgs. n. 124/1998.

[3] L. n. 266/2005.


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