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Il consiglio di amministrazione nelle società

15 Giugno 2021 | Autore:
Il consiglio di amministrazione nelle società

Nelle società, le operazioni necessarie per l’attuazione dell’oggetto sociale possono essere compiute da più amministratori.

La gestione delle società di capitali (società per azioni, società a responsabilità limitata e società in accomandita per azioni) nonché delle società cooperative spetta agli amministratori. Il nostro ordinamento giuridico prevede la possibilità di nominare un unico amministratore oppure più amministratori. In quest’ultimo caso, gli amministratori costituiscono un organo collegiale, il consiglio di amministrazione (Cda), che sceglie tra i suoi componenti un presidente, se questo non è stato già nominato dall’assemblea dei soci.

Il numero dei membri del consiglio di amministrazione nelle società è stabilito dallo statuto; siccome, però, lo statuto può fissare un numero massimo e un numero minimo di amministratori, la determinazione spetta di volta in volta all’assemblea dei soci. Possono essere nominati amministratori sia soci sia soggetti estranei alla società. Il potere di rappresentanza, ossia il potere di compiere atti giuridici che impegnano la società verso l’esterno, è attribuito agli amministratori dallo statuto oppure dalla deliberazione di nomina ed è generale.

Tuttavia, sia lo statuto sia la deliberazione di nomina possono prevedere una limitazione di tali poteri, ad esempio prevedendo che la rappresentanza generale spetti solo al presidente, mentre i poteri di gestione spettano al consiglio di amministrazione.

Chi può costituire il consiglio di amministrazione

Il consiglio di amministrazione nelle società può essere costituito da persone fisiche che devono presentare determinati requisiti. Più precisamente, tali soggetti non devono essere stati interdetti, inabilitati, dichiarati falliti oppure condannati ad una pena che importa l’interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici o l’incapacità ad esercitare uffici direttivi [1].

Per alcune società operanti in determinati settori, è richiesta anche la cittadinanza italiana o quella di altri Stati membri dell’Unione Europea.

Lo statuto, altresì, può subordinare la nomina degli amministratori, al possesso di specifici requisiti di onorabilità, professionalità ed indipendenza, al pari di quelli previsti dai codici di comportamento redatti da associazioni di categoria o da società di gestione di mercati regolamentati.

Gli amministratori che accettano la loro nomina sono tenuti entro 30 giorni a chiedere l’iscrizione nel registro delle imprese.

Il compenso degli amministratori è stabilito nell’atto di nomina o dall’assemblea e possono essere costituiti, in tutto o in parte, da partecipazioni agli utili o dall’attribuzione del diritto di sottoscrivere a prezzo predeterminato azioni di futura emissione.

Come avviene la nomina e la revoca degli amministratori

La nomina degli amministratori spetta all’assemblea dei soci, salvo per i primi amministratori che sono nominati nell’atto costitutivo [2]. Tale principio trova espressa eccezione nell’ipotesi di società con partecipazione dello Stato o di altri enti pubblici o di società la cui attività assume rilievo pubblicistico, laddove lo statuto può conferire allo Stato o agli enti pubblici la facoltà di nominare uno o più amministratori.

Gli amministratori non possono essere nominati per un periodo superiore a tre esercizi ma sono rieleggibili, tranne l’ipotesi in cui lo statuto contenga una diversa disposizione.

Gli amministratori possono essere revocati in qualsiasi momento dall’assemblea, anche se nominati nell’atto costitutivo, salvo il diritto dell’amministratore revocato al risarcimento dei danni, se la revoca avviene senza giusta causa. Se l’amministratore è stato nominato direttamente dallo Stato o da altro ente pubblico, a norma dello statuto, può essere revocato solo dall’ente che lo ha nominato.

Quali sono i doveri e le responsabilità degli amministratori

Salvo autorizzazione dell’assemblea, gli amministratori non possono assumere la qualità di soci illimitatamente responsabili in società concorrenti né possono esercitare un’attività concorrente per conto proprio o di terzi. L’inosservanza di tale divieto oltre all’obbligo del risarcimento del danno, importa la possibilità di revoca dall’ufficio.

Altresì, gli amministratori devono adempiere i doveri ad essi imposti dalla legge e dallo statuto con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico e dalle loro specifiche competenze. Pertanto, sono responsabili solidalmente nei confronti della società dei danni derivanti dall’inosservanza di tali doveri, salvo che si tratti di funzioni attribuite ad uno o più amministratori.

L’azione di responsabilità contro gli amministratori deve essere deliberata dall’assemblea dei soci e va esercitata entro 5 anni dalla cessazione dell’amministratore dalla carica.

La deliberazione dell’azione di responsabilità quando sia presa con il voto favorevole di almeno un quinto del capitale sociale, importa la revoca di diritto degli amministratori dall’ufficio.

Come funziona il consiglio di amministrazione

Il consiglio di amministrazione delibera collegialmente. Per la validità delle sue deliberazioni, devono ricorrere determinati presupposti che riguardano la costituzione dell’organo, per cui è richiesta la presenza della maggioranza degli amministratori, se lo statuto non prevede diversamente, e la maggioranza necessaria per la deliberazione (maggioranza assoluta dei presenti, salvo diversa disposizione dello statuto).

Nel consiglio di amministrazione, il voto non può essere dato per rappresentanza.

Le deliberazioni del consiglio di amministrazione devono risultare da apposito verbale e vengono trascritte nel libro delle adunanze del consiglio medesimo.

Il presidente convoca il consiglio di amministrazione, fissandone l’ordine del giorno, ne coordina i lavori e provvede affinché siano fornite le informazioni sulle materie iscritte all’ordine del giorno, a tutti i consiglieri.

Le deliberazioni del consiglio di amministrazione sono invalide se prese in violazione di norme di legge o dello statuto. Pertanto, possono essere impugnate dal collegio sindacale o dagli amministratori dissenzienti o assenti entro 90 giorni dalla data della deliberazione.

Chi sono il comitato esecutivo e gli amministratori delegati

Lo statuto della società o l’assemblea dei soci possono consentire che il consiglio di amministrazione deleghi proprie attribuzioni ad un comitato esecutivo, composto da alcuni suoi componenti, oppure a uno o più componenti, denominati amministratori delegati.

Il consiglio di amministrazione determina il contenuto, i limiti e le eventuali modalità di esercizio della delega.

Gli organi delegati sono organi secondari e subordinati rispetto al consiglio d’amministrazione. Agli stessi spetta curare che l’assetto organizzativo, amministrativo e contabile sia adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa, esaminare i piani strategici, industriali e finanziari della società, valutare il generale andamento della gestione e riferire al consiglio di amministrazione, con la periodicità fissata dallo statuto e comunque almeno ogni sei mesi.

Non tutte le attribuzioni del consiglio di amministrazione possono essere delegate. In particolare, dall’esercizio della delega rimangono escluse tra l’altro la redazione del bilancio d’esercizio, la facoltà di emettere obbligazioni convertibili, la facoltà di aumentare il capitale sociale.


note

[1] Art. 2382 cod. civ.

[2] Art. 2383 cod. civ.


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