Test varianti Covid: importanti novità dal Ministero

16 Febbraio 2021 | Autore:
Test varianti Covid: importanti novità dal Ministero

I tamponi rilevano la presenza delle mutazioni del virus, ma con alcune cautele: la nuova circolare del Dipartimento Prevenzione stabilisce i criteri d’uso.

Ormai più che del Covid si dovrebbe parlare dei Covid, visto che le varianti stanno prendendo piede. Tra le varie forme di mutazione del Covid-19, quella attualmente più diffusa anche in Italia e che preoccupa maggiormente gli esperti è la cosiddetta variante inglese, più aggressiva della versione base e connotata da una maggiore trasmissibilità, dunque molto più contagiosa.

Stamattina l’Istituto superiore di sanità aveva raccomandato di «intervenire al fine di contenere e rallentare la sua diffusione», adottando misure di contenimento in tutta Italia e, occorrendo, anche «interventi mirati».

Detto, fatto. In giornata è arrivata una nuova circolare del ministero della Salute, direzione generale della Prevenzione, per disciplinare le modalità di esecuzione dei test antigenici e molecolari per rilevare la presenza di Sars-Cov2. Il documento spiega anche qual è l’efficacia di test e tamponi su queste nuove varianti Covid, non solo l’inglese ma anche la brasiliana.

Il documento, riportato in anteprima dalla nostra agenzia stampa Adnkronos, spiega che le varianti «non dovrebbero in teoria causare problemi ai test antigenici» e questo perché rilevano la cosiddetta proteina N, mentre le varianti presentano «diverse mutazioni nella proteina spike(S)».

Dunque, i risultati dei test non dovrebbero essere alterati; ma subito dopo il ministero precisa che «anche per la proteina N stanno emergendo mutazioni che devono essere attentamente monitorate per valutare la possibile influenza sui test antigenici che la usino come bersaglio». In altre parole, il quadro potrebbe presto variare e allora bisognerebbe rivedere le modalità di impiego dei test e dei tamponi, a partire da quelli rapidi.

Proprio a proposito dei tamponi rapidi, il cui uso era già stato autorizzato dal ministero della Salute, la nuova circolare sottolinea che «si è osservata un’evoluzione dei test, nonché un cambiamento nella situazione epidemiologica dovuta alla circolazione di nuove varianti virali, che non possono non essere prese in considerazione».

Insomma, il quadro rimane aperto a diverse possibilità, ma finora anche i tamponi rapidi rimangono sostanzialmente validi, anche se con alcune precisazioni e distinguo. Scendendo nello specifico, infatti, si legge che «l’uso dei test molecolari basati su una combinazione di geni virali target che comprende il gene S, può essere di ausilio per lo screening della variante Voc 202012/01 (cioè quella che è comunemente chiamata variante inglese), poiché alcuni test utilizzati correntemente rappresentano un’indicazione per il successivo sequenziamento».

Perciò anche i tamponi rapidi, allo stato, sembrano efficaci per rilevare la presenza della variante inglese. Ma non del tutto, o per meglio dire non in tutti i casi: il documento segnala che «data la sensibilità analitica non ottimale di diversi test antigenici attualmente disponibili, è consigliabile confermare la negatività di test antigenici eseguiti su pazienti sintomatici o con link epidemiologico con casi confermati di Covid-19».

Questo vuol dire che gli esperti consigliano di far seguire il primo test da un secondo accertamento di conferma, specialmente nei pazienti in cui l’infezione si è già manifestata o che sono stati a contatto con malati di Covid. Infatti – rimarca la circolare – «questa necessità è rafforzata dalla possibile circolazione di varianti virali con mutazioni a carico della proteina N, che è il principale antigene target utilizzato in questo tipo di test».

Che fare invece quando mancano i test o bisogna fare un accertamento diagnostico in fretta? Anche a questa domanda risponde così la circolare: «in caso di mancata pronta disponibilità di
test molecolari, o in condizioni d’urgenza determinate dalla necessità di prendere decisioni di sanità pubblica in tempi rapidi, si può ricorrere per la conferma a test antigenici, quali appunto i test antigenici non rapidi (di laboratorio), i test antigenici rapidi con lettura in fluorescenza e quelli basati su microfluidica con lettura in fluorescenza, che rispondano alle caratteristiche di sensibilità e specificità minime» che sono rappresentate da una sensibilità maggiore dell’80% e da una specificità sopra il 97%, ma «con un requisito di sensibilità più stringente (sopra il 90%) in contesti a bassa incidenza».



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2 Commenti

  1. A distanza di un anno dall’esplosione della pandemia, sembra che la situazione anziché migliorare stia peggiorando… Abbiamo vissuto un anno da incubo in cui le nostre libertà sono state ristrette, in cui ci siamo dovuti adattare rapidamente a tanti cambiamenti ed ora ci mancavano pure le varianti. E c’è chi dice che la semplice mascherina chirurgica non è abbastanza efficace, c’è chi dice di procedere alla somministrazione dei vaccini però non siamo sicuri che siano efficaci anche in questi casi, c’è chi dice che questi test possono essere validi per rilevare anche le altre varianti. Ma possibile che ognuno dice la sua e non si danno risposte ai cittadini, ma si generano solo tante ansie e preoccupazioni?

  2. Ecco adesso con la diffusione delle nuove varianti troveranno la scusa per chiuderci di nuovo in casa e impedirci di uscire… Ormai, sembra come un tira e molla e noi ci perdiamo la salute mentale oltre che quella fisica legata alla possibilità di infettarci.

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