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Contanti: quali limiti per i prestiti?

18 Febbraio 2021 | Autore:
Contanti: quali limiti per i prestiti?

C’è una soglia massima per trasferire denaro anche da padre a figlio o per fare un favore ad un amico? Cosa si rischia? Conviene metterlo per iscritto?

Avrai sicuramente sentito che esiste una soglia per i pagamenti oltre la quale occorre utilizzare degli strumenti tracciabili, come un bonifico bancario o postale, una carta di credito, un Bancomat, ecc. La domanda che in molti si pongono, però, è: sull’uso dei contanti, quali limiti per i prestiti?

Il dubbio assale, ad esempio, chi vuole prestare dei soldi al proprio figlio per dare l’anticipo di una macchina o delle spese per il matrimonio. Oppure a chi vede un amico in difficoltà e vuole aiutarlo con una somma che sa di riavere non appena sarà passato il periodaccio. Viene spontaneo passare in banca a prelevare e mettere i soldi in una busta da consegnare a chi ne ha bisogno dicendo: «Quando potrai, me li restituirai».

Bisognerà stare attenti a fare questa mossa per diversi motivi. Il primo, perché esistono dei limiti per i prestiti in contanti. Il secondo, perché a seconda dei termini in cui effettui questo prestito sarai tenuto o meno a pagare le tasse: va valutato, infatti, se si tratta di un prestito fruttifero o non fruttifero, cioè se sui soldi che stai prestando ti verranno restituiti degli interessi o meno. Analizziamo tutti questi aspetti.

Prestito in contanti: c’è un limite sull’importo?

Fino al 31 dicembre 2021, è possibile trasferire denaro in contanti fino a 1.999,99 euro. Significa che se devi fare un pagamento in un negozio o per la prestazione di un servizio, per il lavoro di un idraulico o di un muratore, non potrai superare quella cifra. Altrimenti, sarai obbligato a fare un bonifico o a pagare con moneta elettronica.

Si tratta di un doppio scopo – uno conseguente all’altro – perseguito dal Governo: da una parte, spingere i contribuenti ad abbandonare l’uso dei contanti. Il perché, si trova nel secondo scopo, conseguente al primo: avere un maggiore controllo delle transazioni di denaro effettuate dai contribuenti. Diminuire il giro di soldi in nero, combattere l’evasione fiscale.

Dopo il 31 dicembre, però, il limite dei pagamenti in contanti si dimezzerà di nuovo: dal 1° gennaio 2022 scenderà a 999,99 euro.

Una soglia che non interessa solo il negozio, il prestatore di un servizio, l’idraulico o il muratore, ma anche il beneficiario di un prestito. Se vuoi prestare dei soldi a tuo figlio o al tuo amico in difficoltà e la cifra supera (ad oggi) i 1.999,99 euro, dovrai farlo lasciando traccia del trasferimento di denaro.

Chi non rispetta questo vincolo, rischia una sanzione da 2.000 a 50.000 euro. Dal 1° gennaio 2022, la sanzione massima resterà invariata, mentre quella minima scenderà a 1.000 euro.

Prestito in contante: si può frazionare?

Qui si apre un mondo. Bisogna stare molto attenti a non fare i furbi. Ipotesi: tuo figlio ha bisogno di 5.000 euro per dare l’acconto della macchina. Non volendo lasciare traccia al Fisco di una cifra così alta, e siccome c’è la soglia dei 2.000 euro sui trasferimenti in contanti, per fare un prestito a tuo figlio senza bisogno del bonifico fai ad esempio tre prelievi: due da 1.900 euro e uno da 1.200 euro. Ti senti a posto, perché pensi che così hai rispettato la legge. Il solito trucco del pagamento frazionato.

Non è detto che ti vada bene. In primo luogo, perché il Fisco ha l’occhio attento sui movimenti del tuo conto corrente. Significa che ogni volta che fai un prelievo, soprattutto se di una certa consistenza, l’Agenzia delle Entrate lo viene a sapere. Pertanto, se normalmente ritiri dalla banca una certa cifra o carichi un determinato importo sulla tua carta di credito per le tue spese del mese e di colpo, in pochi giorni, fai dei prelievi anonimi, per di più in sequenza, l’allarme del Fisco suona in automatico e ti avverte che c’è qualcosa che non va.

L’Agenzia delle Entrate non ci mette molto a capire se una persona della tua famiglia ha ricevuto – guarda caso – una cifra molto simile a quella che tu eccezionalmente hai prelevato dal tuo conto a più riprese. O che un tuo amico ha versato sul conto una somma non consona con il suo reddito: il Fisco gliene chiederà conto. E, prima o poi, può arrivare a te. Leggi, a questo proposito, Limite uso contanti: il trucco dei pagamenti frazionati.

Prestito in contanti: bisogna metterlo per iscritto?

Penseresti mai di fare un contratto con tuo figlio per fargli un prestito di 5.000 euro? Se tra di voi c’è il rapporto che ci si augura sempre all’interno di una famiglia, probabilmente non prenderesti mai in considerazione questa possibilità. Ma se i soldi li devi prestare a qualcun altro, magari per un importo superiore, conviene o bisogna fare una scrittura? L’obbligo non c’è. L’opportunità di farlo dipende. Se si tratta di una persona estranea alla famiglia ma della quale ti fidi come se fosse un fratello, puoi anche rischiare di fare il prestito senza mettere alcunché nero su bianco. Se non è così, se c’è appena un leggero margine di essere amici oggi ma domani non si sa, forse è meglio metterci una firma.

Il documento scritto ti tutela in caso di inadempimento: se la controparte non ti restituisce i soldi, puoi sempre chiedere un decreto ingiuntivo per riottenere il tuo denaro, cosa che non potresti fare se esiste soltanto un accordo verbale.

Inoltre, se il documento riporta una data certa, il Fisco non potrà dirti nulla in merito ai tempi in cui il prestito deve essere restituito e agli interessi applicati: questi, infatti, vengono fissati al saggio legale, che di solito sono più bassi rispetto a quelli convenzionali.

Prestito in contanti: se non viene restituito?

Qui ci si collega a quanto appena detto. Se si effettua un prestito in contanti di cui non c’è alcuna traccia, tentare di recuperare i soldi può essere estremamente complicato.

Va detto, innanzitutto, che il beneficiario del prestito non commette reato in caso di inadempimento ma «solo» – si fa per dire – un illecito amministrativo. Significa che non è possibile procedere a livello penale, a meno che chi ha ricevuto il prestito non abbia volutamente nascondere la propria incapacità a restituire la somma. Qui si potrebbe configurare il reato di insolvenza fraudolenta.

Se ci sono gli estremi per chiedere e ottenere un decreto ingiuntivo tramite un avvocato, che presuppone l’obbligo di restituire i soldi entro 10 giorni in virtù del cosiddetto atto di precetto, si può chiedere un pignoramento dopo 40 giorni. Ma se al termine dei 40 giorni il debitore presenta opposizione al decreto ingiuntivo, parte una vera e propria causa nel corso della quale spetterà al creditore dimostrare il proprio diritto alla restituzione del denaro.

Tutto questo, nel caso in cui il prestito sia stato messo per iscritto. In caso contrario, c’è da sperare che l’Agenzia delle Entrate avverta un’anomalia sul conto corrente del beneficiario, cioè che veda una differenza sostanziale tra il reddito dichiarato dal beneficiario e la sua disponibilità di denaro per effettuare un certo acquisto.



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