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Si possono tenere due piante di marijuana a casa?

16 Febbraio 2021
Si possono tenere due piante di marijuana a casa?

Coltivare cannabis per uso personale è reato? Quali conseguenze per chi acquista i semi per far crescere delle piantine sul terrazzo di casa?

Dopo che nel 2019 le Sezioni Unite della Cassazione [1] hanno stabilito che coltivare cannabis per uso personale non è reato è diventato ancora più determinate chiarire quando si possa parlare di «uso personale». 

È chiaro che la differenza tra spaccio (rientrante nell’illecito penale) e uso personale (rientrante invece nell’illecito amministrativo) si basa sulla quantità (minima nella seconda ipotesi). Sicché, la domanda che oggi ci si pone spesso è la seguente: si possono tenere due piante di marijuana a casa?

La questione è stata di nuovo affrontata dalla Cassazione che, proprio di recente [2], ha fissato un ulteriore dettaglio alla delicata questione. Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Coltivare cannabis: quando non è reato?

La Cassazione non è il legislatore e, pertanto, nell’interpretare il diritto, non può creare nuove norme, specie quando sono in gioco responsabilità penali. 

Il principio adottato al caso di coltivazione casalinga di cannabis e sposato nel 2019 dopo una lunga tradizione di senso contrario, è il seguente: «non costituiscono reato le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica». 

Come si stabilisce se una coltivazione è di «minime dimensioni»? La Corte dà degli indici: bisogna considerare le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante ed il modesto quantitativo di prodotto ricavabile. Quanto tutti questi elementi fanno intendere che l’uso della marijuana sarà puramente personale, e pertanto nella condotta non è ravvisabile alcun pericolo sociale, non si può più parlare di reato. E ciò, del resto, in piena coerenza con quanto previsto dalla legge per il consumo personale di droga che tutt’oggi – a prescindere dal tipo di sostanza stupefacente (sia essa cioè una droga leggera o pensante) – non è mai reato. 

Coltivazione cannabis di minime dimensioni: cosa si rischia?

Il fatto però che tanto l’uso personale di droga quanto la piantagione per uso personale non costituiscano reato non significa che siano condotte lecite. La legge ricollega ad esse delle sanzioni più modeste rispetto allo spaccio: sanzioni di natura amministrativa e non penale. 

Chi quindi viene sorpreso a coltivare cannabis a casa di minime dimensioni non subirà un processo penale ma potrà essere oggetto di provvedimenti prefettizi come la sospensione della patente, del passaporto, del porto d’armi ed, eventualmente, per gli extracomunitari, del permesso di soggiorno. 

Inoltre se la persona trovata con la droga per uso personale, se non si tratta della prima volta e il fatto non è di lieve entità, è invitato a seguire un programma terapeutico e socio-riabilitativo personalizzato, in relazione alle proprie specifiche esigenze, predisposto dal servizio pubblico per le tossicodipendenze competente per territorio.

Per maggiori informazioni a riguardo, leggi l’articolo: Droga per uso personale: sanzioni.

Se invece si passa dalle minime alle grossi dimensioni di piantagioni di marijuana, si risponde penalmente del reato di spaccio.

Si possono tenere due piantine di marijuana a casa?

Quante possono essere le piantine “tollerate” dalla legge, senza cioè rispondere del reato di spaccio? La Cassazione ovviamente non lo ha detto ma nella sentenza in commento è possibile esprimere un numero: due piantine di marijuana a casa sono considerate per uso personale. E pertanto non scatta alcun reato; resta sempre fermo l’illecito amministrativo per il quale comunque la polizia è autorizzata a entrare in casa per effettuare perquisizioni e controlli.

Nel caso di specie, la Corte ha escluso la responsabilità penale di un uomo, finito sotto processo per avere coltivato tra le mura domestiche due piante di marijuana, sufficienti a produrre poco meno di cinquanta dosi, cioè, osservano i Giudici, «un quantitativo modesto». Fondamentali il quantitativo modesto del raccolto e la destinazione all’uso personale.  

È stato così applicato il principio secondo cui «non integra il reato di coltivazione di stupefacenti, per mancanza di tipicità, una condotta di coltivazione che, in assenza di significativi indici di un inserimento nel mercato illegale, denoti un nesso di immediatezza oggettiva con la destinazione esclusiva all’uso personale, perché svolta in forma domestica, utilizzando tecniche rudimentali e uno scarso numero di piante, da cui ricavare un modesto quantitativo di prodotto».

In definitiva, non c’è nessun rischio a livello penale se a casa si coltiva – a proprio uso e consumo – due piantine di marijuana.


note

[1] Cass. S.U. sent. 19.12.2019.

[2] Cass. sent. n. 5626/21 del 12.02.2021.

Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 12 gennaio – 12 febbraio 2021, n. 5626

Presidente Bricchetti – Relatore Costanzo

Ritenuto in fatto

1. Con sentenza n. 1895 del 12 marzo 2020, la Corte di appello di Salerno ha confermato la decisione con cui il Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Nocera Inferiore ha riqualificato ex art. 73, comma 5, D.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309 la condotta di Se. Co. consistita nella coltivazione di due piante di marijuana dalle quali erano ricavabili complessivamente 47 dosi droganti e ne ha escluso la punibilità ravvisandovi un fatto di particolare tenuità ex art. 131-bis cod. pen., mentre, per altro verso, lo ha assolto dal reato di detenzione di sostanza stupefacente dei tipi hashish e marijuana perché il fatto non sussiste.

2. Nel ricorso presentato dal difensore di Co. si chiede annullarsi la sentenza, deducendo violazione di legge e vizio della motivazione perché la coltivazione di piante di cannabis sativa per uso personale non costituisce reato.

Considerato in diritto

Il reato di coltivazione di stupefacenti è configurabile indipendentemente dalla quantità di principio attivo estraibile nell’immediatezza, bastando la conformità della pianta al tipo botanico previsto e la sua attitudine, anche per le modalità di coltivazione, a giungere a maturazione e a produrre sostanza ad effetto stupefacente. Tuttavia, non integra il reato, per mancanza di tipicità, una condotta di coltivazione che, in assenza di significativi indici di un inserimento nel mercato illegale, denoti un nesso di immediatezza oggettiva con la destinazione esclusiva all’uso personale, perché svolta in forma domestica, utilizzando tecniche rudimentali e uno scarso numero di piante, da cui ricavare un modesto quantitativo di prodotto (Sez. U, n. 12348 del 19/12/2019, dep. 2020, Caruso, Rv. 278624).

Nel caso in esame entrambe le sentenze di merito riconoscono che la condotta di Co. si è risolta in una coltivazione domestica destinata all’uso personale del coltivatore avente ad oggetto due sole piante di cannabis con produzione di 47 dosi droganti, un quantitativo modesto (che ha portato sin dal primo grado a qualificare il fatto come di lieve entità ex art. 73, comma 5, D.P.R. n. 309/1990, e, in secondo grado, anche come di particolare tenuità ex art. 131-bis cod. pen.).

Inoltre, nella ricostruzione dei fatto nella sentenza impugnata ricorrono tutti gli indici per l’esclusione della tipicità della coltivazione penalmente rilevante e la Corte di appello la qualifica come “coltivazione domestica destinata all’uso personale”.

Ne deriva, in applicazione del principio di diritto fissato dalla richiamata sentenza delle Sezioni unite di questa Corte, l’annullamento senza rinvio dell’impugnata sentenza, limitatamente alla imputazione ex art. 73, comma 5, D.P.R. n. 309/1990, perché il fatto non è previsto dalla legge come reato.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata, con riguardo alla contestata coltivazione di piante da stupefacenti, perché il fatto non sussiste.

Così deciso, il 12/01/2021.


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