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Sgravio cartella esattoriale: che fine fanno le sanzioni?

17 Febbraio 2021 | Autore:
Sgravio cartella esattoriale: che fine fanno le sanzioni?

L’annullamento dell’atto impositivo comporta la restituzione delle somme già versate; cosa fare quando l’Ente o l’Agente di riscossione non provvedono.

Quando il Fisco annulla in tutto o in parte una cartella esattoriale perché il contribuente dimostra di aver già pagato oppure che il tributo non è dovuto, il debito iscritto a ruolo viene cancellato.

In questi casi, si parla tecnicamente di sgravio, che si può chiedere in autotutela all’Ente creditore oppure con ricorso al giudice. Ma quando avviene lo sgravio della cartella esattoriale che fine fanno le sanzioni applicate, specialmente se il contribuente le ha già pagate ed è una sentenza a chiudere poi la lite, magari a distanza di anni dal momento del versamento?

Alcune norme, come quelle sulla definizione agevolata, escludono espressamente il rimborso delle sanzioni già versate ed è possibile chiudere a importo ridotto solo il residuo ancora pendente; negli altri casi, invece, per ottenere lo sgravio e, dunque, avere diritto ad essere pienamente rimborsati occorre o un’iniziativa dell’Ente creditore o una pronuncia specifica del giudice; talvolta, le Amministrazioni non ottemperano.

La risposta per tali casi è arrivata dalla Corte di Cassazione, che in una nuova pronuncia [1] ha deciso un caso relativo ad un contribuente destinatario di un avviso di liquidazione dell’imposta di successione con contestuale irrogazione delle sanzioni.

Lo sgravio era infine arrivato e i giudici tributari di merito avevano disposto la restituzione delle sanzioni, ma l’Amministrazione finanziaria si era opposta ed è dovuta intervenire la Suprema Corte per confermare il principio, ribadendo che quando l’imposta non è più dovuta anche le relative e conseguenti sanzioni cadono e se erano già state versate devono essere rimborsate.

L’annullamento della cartella (o sgravio)

Quando arriva una cartella di pagamento o un avviso di accertamento esecutivo il contribuente può eccepire che il tributo richiesto non è dovuto.

Normalmente, le cartelle esattoriali vengono formate e notificate a cura dell’Agente di riscossione, ma le richieste di esazione promanano dagli Enti creditori, o Enti impositori: l’Agenzia delle Entrate per i tributi erariali, l’Inps per i contributi previdenziali, le Regioni a Statuto ordinario per il bollo auto, i Comuni per le imposte e tasse locali, come l’Imu o la Tari.

Come chiedere lo sgravio

Lo sgravio va richiesto direttamente all’Ente creditore che è titolare della pretesa di pagamento, e non direttamente all’Agenzia Entrate Riscossione, che cura il recupero delle partite trasmesse dagli Enti con l’iscrizione a ruolo.

I modi per procedere sono due: si può agire in via di autotutela, presentando la richiesta direttamente all’Ente interessato, oppure agendo in giudizio impugnando la cartella con ricorso.

Nel primo caso, sarà l’Ente creditore che, se riterrà valide le ragioni del contribuente, annullerà l’atto impositivo e lo comunicherà all’Agente di riscossione, che a sua volta annullerà il debito ivi riportato, così realizzando lo sgravio.

Nel secondo caso, invece, il giudice competente, se accoglierà il ricorso, disporrà l’annullamento dell’atto impugnato, con gli stessi effetti: il contribuente non dovrà pagare più le somme richieste dal Fisco.

A volte, si verificano dei “difetti di comunicazione” tra gli Enti impositori e gli Agenti di riscossione, per cui è bene che il contribuente prenda l’iniziativa di fornire egli stesso la notizia dell’avvenuto sgravio all’Agenzia Entrate Riscossione (o al diverso Concessionario convenzionato con l’Ente locale), inviando la copia del provvedimento che lo ha disposto: infatti, finché l’Agente non riceve questa informazione potrebbe proseguire con le attività di riscossione coattiva creando ulteriori problemi.

Sgravio totale o parziale

Lo sgravio operato, però, potrà essere, a seconda dei casi, totale o parziale. Nella prima ipotesi il tributo dovuto viene interamente cancellato; altrimenti viene soltanto ridotto nell’ammontare e dunque annullato solo in parte.

Questo significa che con lo sgravio parziale la cartella di pagamento vive ancora: resta valida per il minor importo stabilito dal giudice o in autotutela. Non occorre, quindi, l’emissione di un nuovo ruolo e di un nuovo atto di riscossione per richiedere la somma residua: opera il principio di conservazione degli atti, come ha precisato la Corte di Cassazione [2].

I rimborsi a seguito dello sgravio

Come abbiamo visto, lo sgravio comporta l’annullamento del debito, che non è più dovuto. Se nel frattempo le somme iscritte a ruolo e riportate nella cartella esattoriale sgravata erano già state pagate, l’Ente creditore dovrà rimborsarle: per farlo incaricherà l’Agente della riscossione, che provvederà, in via di anticipazione [3], a restituire al contribuente quanto spetta (e regolando poi con l’Ente creditore, nel loro rapporto interno la partita anticipata).

L’eccedenza da sgravio una volta liquidata nell’ammontare potrà essere ritirata in contanti agli sportelli di Agenzia Entrate Riscossione se la somma non supera i limiti previsti (attualmente 2.000 euro, che dal 1° gennaio 2022 scenderanno a 1.000 euro) altrimenti il rimborso avverrà con bonifico o con altre modalità di pagamento tracciabili.

Sgravio e restituzione delle sanzioni

Con la pronuncia che abbiamo menzionato in apertura la Suprema Corte [1] ha stabilito che, a seguito dello sgravio, il Fisco è tenuto a restituire le sanzioni versate dal contribuente, tranne che nei casi sia intervenuta la definizione agevolata, come la rottamazione in una delle sue edizioni o il saldo e stralcio.

Il Collegio ha affermato innanzitutto che, quanto alla definizione agevolata «in materia di sanzioni amministrative per violazione delle norme tributarie, il versamento della somma notevolmente inferiore a quella concretamente irrogabile [4], definisce irrevocabilmente ogni questione inerente l’aspetto sanzionatorio del rapporto tributario in contestazione, precludendo all’amministrazione finanziaria di irrogare maggiori sanzioni ed al contribuente di ripetere quanto già pagato».

Nel caso deciso, la lite non era stata definita in base alle norme sulla pace fiscale, bensì attraverso lo sgravio che la stessa Agenzia delle Entrate aveva operato, riconoscendo la validità dei motivi addotti dal contribuente che era esonerato dal versamento dell’imposta di successione e pertanto non era neppure tenuto al pagamento delle relative sanzioni.

In conseguenza di ciò, è sorto un obbligo giuridico in capo all’Amministrazione di rimborsare le sanzioni irrogate e già versate dall’interessato, il cui diritto ad ottenere la restituzione origina proprio dall’avvenuto annullamento in via di sgravio della pretesa tributaria inizialmente formulata.


note

[1] Cass. ord. n. 3984/21 del 16 febbraio 2021.

[2] Cass. sent. n. 10153 del 28 maggio 2020 e Cass. sent. n. 12661 del 17 giugno 2016.

[3] Provvedimento Agenzia Entrate prot. n. 12517/2020.

[4] Effettuato ai sensi dell’art. 17, comma 2, del D.Lgs. n. 472/1997.


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