L’esperto | Articoli

Coltivazione cannabis uso personale: ultime sentenze

17 Febbraio 2021
Coltivazione cannabis uso personale: ultime sentenze

Marijuana: le piccole dimensioni della piantagione in forma domestica esclude il reato. 

L’alto numero di dosi ricavabili dalle piantine coltivate esclude l’ipotesi di coltivazione finalizzata all’uso personale dello stupefacente

La possibilità di ricavare duecentosettantuno dosi di sostanza stupefacente dai reperti rinvenuti in casa dell’imputato, compresi quelli ricollegabili alle piantine di marijuana dallo stesso coltivate, costituisce elemento idoneo ad escludere la coltivazione come finalizzata all’uso personale dello stupefacente.

Cassazione penale sez. III, 09/10/2020, n.644

Reato di coltivazione di stupefacenti: sussistenza ed esclusione di date attività.

Il reato di coltivazione di stupefacenti è configurabile a prescindere dalla quantità di principio attivo ricavabile nell’immediatezza, essendo sufficienti la conformità della pianta al tipo botanico previsto e la sua attitudine, anche per le modalità di coltivazione, a giungere a maturazione e a produrre sostanza stupefacente. Devono, tuttavia, ritenersi escluse, in quanto non riconducibili all’ambito di applicazione della norma penale, le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica, che, per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante, il modestissimo quantitativo di prodotto ricavabile, la mancanza di ulteriori indici di un loro inserimento nell’ambito del mercato degli stupefacenti, appaiono destinate in via esclusiva all’uso personale del coltivatore.

Tribunale Salerno sez. II, 01/10/2020, n.1496

Non può essere convalidato l’arresto per chi coltiva in modo casalingo canapa sativa fino al compimento degli esami di laboratorio sulla sostanza

Non può essere convalidato l’arresto per chi coltiva in modo casalingo canapa sativa fino al compimento degli esami di laboratorio sulla sostanza, anche se l’ipotesi di accusa è di uso non esclusivamente personale. In tal caso, se la sostanza è stata sequestrata, non c’è pericolo di dispersione o cessione a terzi. Ad affermarlo è la cassazione respingendo il ricorso del Pm contro la scelta di non convalidare l’arresto, fatto dalla polizia giudiziaria, e disporre i domiciliari.

Nel caso di specie, si trattava di detenzione e coltivazione illecita di 635 grammi di marijuana, suddivisa in involucri, oltre 135 grammi di inflorescenze e 350 piantine, presumibilmente destinate ad essere cedute.

Cassazione penale sez. VI, 27/05/2020, n.17838

Coltivazione di stupefacenti ed esclusione della responsabilità per le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica

Il reato di coltivazione di stupefacenti è configurabile indipendentemente dalla quantità di principio attivo ricavabile nell’immediatezza, essendo sufficienti la conformità della pianta al tipo botanico previsto e la sua attitudine, anche per le modalità di coltivazione, a giungere a maturazione e a produrre sostanza stupefacente; devono però ritenersi escluse, in quanto non riconducibili all’ambito di applicazione della norma penale, le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica, che, per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante, il modestissimo quantitativo di prodotto ricavabile, la mancanza di ulteriori indici di un loro inserimento nell’ambito del mercato degli stupefacenti, appaiono destinate in via esclusiva all’uso personale del coltivatore.

Cassazione penale sez. un., 19/12/2019, n.12348

La coltivazione di stupefacenti non è reato se è un’attività di minime dimensioni svolta in forma domestica

Il reato di coltivazione di stupefacenti è configurabile indipendentemente dalla quantità di principio attivo ricavabile nell’immediatezza, essendo sufficienti la conformità della pianta al tipo botanico previsto e la sua attitudine, anche per le modalità di coltivazione, a giungere a maturazione e a produrre sostanza stupefacente; ma devono comunque ritenersi escluse, in quanto non riconducibili all’ambito di applicazione della norma penale, le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica, che, per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante, il modestissimo quantitativo di prodotto ricavabile, la mancanza di ulteriori indici di un loro inserimento nell’ambito del mercato degli stupefacenti, appaiono destinate in via esclusiva all’uso personale da parte del coltivatore. Alla luce di questo principio, risulta corretta la decisione che ha ravvisata la sussistenza del reato, valorizzando, per escludere l’uso personale delle sostanze, il numero di piante coltivato (una parte era già stata asportata e trasferita altrove), l’apprestamento di strumenti professionali (serre; fertilizzante; sistema di ventilazione); il quantitativo di stupefacente prodotto e già predisposto (85 grammi da cui si potevano trarre circa 270 dosi), la presenza di strumenti di confezionamento (sacchetti in plastica), tutti elementi ritenuti indicativi della finalità di commercio della condotta.

Cassazione penale sez. VI, 21/11/2019, n.4666

Coltivazione non autorizzata di piante stupefacenti: la punibilità va esclusa solo se il giudice ne accerti l’inoffensività in concreto

La punibilità della condotta finalizzata alla coltivazione non autorizzata di piante da cui estrarre sostanze stupefacenti deve essere esclusa solo se il giudice ne accerti l’inoffensività in concreto. La condotta, in tal caso, deve essere così trascurabile da rendere sostanzialmente irrilevante l’aumento di disponibilità della droga e non prospettabile alcun pericolo di ulteriore diffusione di essa. In sostanza, a fronte della realizzazione della condotta tipica, che consiste nella coltivazione di una pianta conforme al tipo botanico e che abbia raggiunto la soglia di capacità drogante minima, il giudice potrà e dovrà valutare se la condotta stessa sia del tutto inidonea alla realizzazione dell’offensività in concreto.

Ciò si verifica in caso di un uso esclusivamente personale e delle minima entità della coltivazione. Ciò posto, nel caso di specie, la Corte d’appello ha escluso l’inoffensività in concreto della condotta confermando la condanna per il reato di cui all’articolo 73, commi 1 e 1-bis, del Dpr 309/1990 in capo a due oggetti, scoperti a coltivare in un agro 12 piante di cannabis, contenenti in totale circa 114 mg di THC puro da cui era possibile ricavare fino a 110 dosi per assunzione.

Corte appello Lecce, 28/03/2018, n.87

Esclusa la commercializzazione al pubblico di prodotti a base di Cannabis

La commercializzazione al pubblico di cannabis sativa L. e, in particolare, di foglie, inflorescenze, olio, resina, ottenuti dalla coltivazione della predetta varietà di canapa, non rientra nell’ambito di applicabilità della legge n. 242 del 2016, che qualifica come lecita unicamente l’attività di coltivazione di canapa delle varietà ammesse e iscritte nel Catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole, ai sensi dell’art. 17 della Direttiva 2002/53/CE del Consiglio, del 13 giugno 2002, e che elenca tassativamente i derivati della predetta coltivazione che possono essere commercializzati.

Cosicché la cessione, la vendita e, in genere, la commercializzazione al pubblico dei derivati della coltivazione di cannabis sativa L., quali foglie, inflorescenze, olio, resina, sono condotte che integrano il reato di cui all’art. 73 d.P.R. n. 309 del 1990, anche a fronte di un contenuto di THC inferiore ai valori indicati dall’art. 4, commi 5 e 7, legge n. 242 del 2016, salvo che tali derivati siano, in concreto, privi di ogni efficacia drogante o psicotropa, secondo il principio di offensività.

Cassazione penale sez. un., 30/05/2019, n.30475

Stupefacenti: non è configurabile la lieve entità in caso di coltivazione di piante con un principio attivo pari a più di 1800 spinelli

Ai fini della configurabilità della fattispecie del fatto di lieve entità di cui all’art. 73, comma 5, d.P.R. n. 9 ottobre 1990, n. 309, nell’ipotesi di coltivazione non autorizzata di piante dalle quali sono estraibili sostanze stupefacenti, deve aversi riguardo sia al principio attivo ricavato nell’immediato, sia a quello ricavabile all’esito del ciclo biologico delle piante, sia ad una apparente destinazione per uso non esclusivamente personale, per tipo, qualità, quantità e livello di produzione, tenuto conto del fabbisogno medio dell’agente.

(Fattispecie in cui la S.C. ha ritenuto immune da vizi la decisione del giudice di merito che aveva escluso l’ipotesi del fatto di lieve entità nella condotta di coltivazione domestica di 19 piante di “cannabis indica”, in un non definito stadio di sviluppo vegetativo, con un principio attivo drogante di oltre 460 grammi, corrispondente a più di 1800 spinelli).

Cassazione penale sez. IV, 05/07/2017, n.50970

La coltivazione di pianta da stupefacente non è punibile se risulti del tutto inidonea a determinare la possibile diffusione della sostanza producibile

La condotta tipica di coltivazione di pianta da stupefacente – consistente, cioè, nella coltivazione di una pianta conforme al tipo botanico, la quale abbia, se matura, raggiunto la soglia di capacità drogante minima – non è punibile allorquando essa risulti del tutto inidonea, in ragione del conclamato uso esclusivamente personale e della minima entità della coltivazione, a determinare la possibile diffusione della sostanza producibile.

In tale ipotesi, infatti, non ricorre, in concreto, quella possibilità che dalla coltivazione conseguano, da un lato, la produzione di quantità potenzialmente indeterminate di stupefacente, con la correlata possibile moltiplicazione delle occasioni di lesione della salute pubblica; e, dall’altro lato, la concreta possibilità di favorire la circolazione della droga e di alimentarne il mercato. Ciò che, pertanto, comporta, in tale evenienza, una concreta inoffensività della condotta ancorché astrattamente conforme al tipo legale (da queste premesse, la Corte ha annullato senza rinvio, con la formula il fatto non sussiste, la condanna intervenuta in una vicenda di detenzione all’interno dell’abitazione di sei piantine di cannabis dell’altezza di circa cm. 90 cadauna, contenenti complessivamente un quantitativo di THC corrispondente a circa 42 dosi).

Cassazione penale sez. III, 22/02/2017, n.36037


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube