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Vendita porta a porta: il recesso e la restituzione dell’anticipo

10 febbraio 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 febbraio 2014



Nelle vendite porta a porta, il diritto di recesso del consumatore prevede anche la restituzione delle somme versate a titolo di anticipo, ma le aziende fanno resistenza e le azioni legali sono antieconomiche: come difendersi.

 

Vi sarà capitato di acquistare un prodotto fuori dal locale commerciale (per esempio: una vendita porta a porta, da un rappresentante, in una esposizione o su internet). In tali casi, molto spesso, viene chiesto un anticipo e il residuo alla consegna del bene. La legge, però, offre al consumatore una tutela in più: egli ha la possibilità di recedere dall’acquisto effettuato, senza specificarne il motivo e senza neanche pagare alcuna penale entro 10 giorni [1] dalla stipulazione del contratto [2]. È quello che si chiama “diritto di recesso”. In pratica l’acquirente può annullare ogni effetto del contratto e liberarsi dall’obbligo di pagare il prezzo, rinunciando nello stesso tempo alla merce.

Ma che ne è, in questi casi, dell’eventuale anticipo pagato alla firma del contratto? Cerchiamo di capirlo in questo articolo, partendo dal principio, ossia dal diritto di recesso.

 

Cos’è il diritto di recesso

Il diritto di recesso si esercita attraverso l’invio di lettera raccomandata con avviso di ricevimento al venditore, allegando la copia della proposta d’acquisto. La comunicazione può essere inviata, entro lo stesso termine, anche mediante telegramma, telex, posta elettronica e fax, a condizione che sia  confermata mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento entro le quarantotto ore  successive. La raccomandata si intende spedita in tempo utile se consegnata all’ufficio postale accettante entro i suddetti 10 giorni. Qualora espressamente previsto nell’offerta o nell’informativa sul diritto di  recesso, al posto di una specifica comunicazione scritta, è sufficiente la restituzione della merce ricevuta [3] entro i termini previsti dal contratto, che comunque non possono essere inferiori a 10 giorni dal ricevimento dei beni [4].

L’anticipo

Nelle vendite porta a porta, succede spesso che l’acquirente consegni nelle mani dell’incaricato della ditta venditrice una somma a titolo di anticipo: quando si esercita il diritto di recesso, deve esserne richiesta la restituzione. Il rimborso deve avvenire gratuitamente, nel minor tempo possibile e, in ogni  caso, entro trenta giorni dalla data in cui il venditore è venuto a conoscenza dell’esercizio del diritto di recesso da parte del consumatore [5] (quindi dal momento in cui riceve la raccomandata con ricevuta di ritorno).

 

Se non viene restituito l’anticipo

Malcostume sempre più frequente, da parte delle aziende, è la mancata restituzione dell’anticipo versato dal consumatore. Di solito si tratta di piccole somme, per il recupero delle quali dovrebbe essere avviata un’azione giudiziaria che risulterebbe antieconomica, lunga e priva di certezze. Così, l’acquirente pentito si trova costretto a mollare la presa, privo di reale tutela di fronte ad un vero e proprio abuso compiuto ai suoi danni.

Proviamo ad immaginare una ditta che opera su tutto il territorio nazionale, che non restituisca un anticipo di 200 euro a 1.000 clienti che hanno esercitato il diritto di recesso: tale azienda otterrà così 200.000 euro senza dare nulla in cambio e con la grossa probabilità – se non la certezza – di non ricevere azioni giudiziarie in conseguenza del proprio illecito comportamento.

 

Come difendersi

Nel caso in cui venga richiesto un anticipo all’atto della stipula del contratto di vendita, la soluzione più semplice è non darlo. Oppure, è possibile versare l’anticipo tramite assegno postdatato, pagabile cioè a più di 10 giorni dalla sua emissione (per esempio, a 20 giorni), cioè ben oltre il termine per l’esercizio del diritto di recesso. In questo modo, qualora il consumatore decidesse di esercitare il diritto di recesso, il venditore non avrebbe più alcun diritto di incassare il titolo ma anzi, se lo facesse commetterebbe il reato di appropriazione indebita [6].

note

 

[1] Anche se il termine sarà elevato a breve a 14 giorni. Ne parliamo qui: “Nuove tutele per i consumatori: acquisti su internet, aumenta il diritto di recesso”.

[2] Art. 64 e 65, d.lgs. 206/05.

[3] Art. 64, d.lgs. 206/05.

[4] Art. 67, d.lgs. 206/05.

[5] Art. 67, d.lgs. 206/05.

[6] Art. 646 cod. pen.

 

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