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A chi ti offende puoi rispondere con un insulto senza cadere nell’ingiuria?

10 Febbraio 2014
A chi ti offende puoi rispondere con un insulto senza cadere nell’ingiuria?

Ad offesa si risponde con un’offesa più forte, ma c’è la scriminante della provocazione.

“Sei un pazzo!”

“E tu un ladro!”

Quante volte capita che ad offesa si risponda con un’altra offesa, a volte più forte e violenta della prima. Ma chi ha iniziato con gli insulti non può poi dolersi di essere stato a sua volta ingiuriato: è quest’ultimo, infatti, ad aver provocato la reazione della controparte. E, pertanto, proprio la sua iniziale provocazione gli impedisce di chiedere tutela a qualsiasi tribunale.

È questo il succo di una sentenza della Cassazione pubblicata proprio questa mattina [1].

Nel caso di specie, la Suprema Corte ha annullato la condanna nei confronti di un tale che aveva dato del “ladro a un vicino di casa, il quale, però, poco prima, lo aveva chiamato davanti ad altre persone“pazzo”.

Non può quindi essere punita l’ingiuria rivolta nei confronti di chi risponde, a sua volta, ad un’offesa ricevuta. Tutte le volte che la vittima abbia “provocato” qualcuno non può puoi chiedere tutela al giudice.


note

[1] Cass. sent. n. 6338 del 10.02.2014.

Autore immagine: 123rf.com


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1 Commento

  1. Attenzione però.
    Seppure non è espressamente richiesta dalla norma (art. 599 c.p.) la proporzione tra i fatti (cioè tra le ingiurie), una parte consistente della dottrina e della giurisprudenza la richiedono, quantomeno nella forma della non manifesta sproporzione.
    Di conseguenza, quando la reazione è “anni luce più avanti” in termini di offensività, essa potrà essere considerata dal giudice come una condotta isolata e punita col ricorso al reato di ingiuria.

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