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Fallimento: inadempimento non significa insolvenza

29 Gennaio 2015
Fallimento: inadempimento non significa insolvenza

Presupposto oggettivo: non pagare un’obbligazione non significa essere dichiarati falliti.

Dopo aver trattato i presupposti oggettivi per essere dichiarati falliti è necessario fare una doverosa precisazione. Come detto nell’articolo “I presupposti oggettivi del fallimento” tra le condizioni perché possa essere emessa una sentenza dichiarativa di fallimento, figura l’insolvenza dell’imprenditore. Qui sta il punto nodale. Perché spesso si confonde l’insolvenza (ossia l’incapacità di far fronte alle proprie obbligazioni con mezzi normali di pagamento) con l’inadempimento (che, invece, riguarda una o singole obbligazioni limitate, ed è legato a motivi che non sono necessariamente riconducibili a una crisi di liquidità, ma che possono trovare causa nella semplice volontà dell’imprenditore o in contestazioni mosse di quest’ultimo).

Dunque, la differenza tra “insolvenza” e “inadempimento” è fondamentale, benché tali termini spesso vengono visti ed interpretati come sinonimi.

L’inadempimento consiste nella mancata esatta prestazione di ciò che era dovuto, sempre in riferimento ad una singola e determinata obbligazione: esso si configura, quindi, come una mancata prestazione.

L’insolvenza, invece, non si riferisce ad una singola obbligazione, ma fa riferimento alla globale situazione patrimoniale del soggetto debitore. Non si tratta, di conseguenza, come un’unica e isolata mancata prestazione, ma come una serie di fatti esteriori sintomatici di un dissesto patrimoniale difficilmente risolvibile.

Alla luce di ciò, si può tracciare questa conclusione: mentre dietro uno stato di insolvenza si cela quasi sempre una realtà fatta di numerosi inadempimenti, al contrario, non sempre l’inadempimento è causa, o manifestazione, di uno stato di insolvenza, perché potrebbe anche derivare da una pretesa creditoria infondata, o dal non essere a conoscenza di essere debitore nei confronti di qualcuno; nonostante questo, però, è pur vero che quanto più numerosi sono gli inadempimenti, tanto più sarà verosimile l’oggettiva impossibilità da parte del soggetto in questione di far fronte alle proprie obbligazioni, e, quindi, la presenza di uno stato di insolvenza.

In definitiva, comunque, ciò che rileva ed è necessario ai fini della dichiarazione di fallimento, non è solamente la presenza di un inadempimento o di una mancata soddisfazione di uno o più pretese creditorie, ma quel “qualcosa in più” tipico dell’insolvenza: ossia uno stato di costante impotenza da parte dell’imprenditore a soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni, mentre il concetto di inadempimento è più ristretto e si esaurisce nell’ambito del singolo negozio giuridico tra creditore e debitore.

Allora il giudice dovrà verificare, anche sulla scorta dei bilanci dell’azienda, se l’insolvenza si riferisce a una globale situazione patrimoniale o se, invece, è limitata solo a una singola fattispecie e, in quest’ultimo caso, dovrà rigettare l’istanza di fallimento presentata dal creditore.

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Autore immagine: 123rf com


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