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Ecco il programma di governo di Draghi

17 Febbraio 2021 | Autore:
Ecco il programma di governo di Draghi

Sanità, lavoro, giovani, riforma dell’Irpef, della PA e della giustizia. I punti salienti del discorso del premier al Senato con i passaggi originali.

Un Governo dell’Italia, europeista e atlantico, che avrà bisogno del sostegno del Parlamento, senza il quale non potrà fare bene. Ecco il biglietto da visita con cui Mario Draghi ha presentato al Senato l’Esecutivo per il quale chiede la fiducia. Il premier ha fatto appello alla «responsabilità nazionale» e allo «spirito repubblicano». Non ci deve essere posto per la rivalità perché «oggi l’unità non è un’opzione ma un dovere, guidato da ciò che son certo unisce tutti: l’amore per l’Italia».

Draghi, dopo aver ringraziato il suo predecessore Giuseppe Conte (e qui sono partiti alcuni applausi in Aula) ha spiegato in poco meno di un’ora le priorità del suo Governo, a partire dalla lotta alla pandemia: «Una trincea dove combattiamo tutti insieme, perché il virus è nemico di tutti». Ha tenuto a precisare che il suo non è un Esecutivo nato a causa di un fallimento della politica: «Mi sia consentito di non essere d’accordo», ha osservato il presidente del Consiglio. «Nessuno fa un passo indietro rispetto alla propria identità ma semmai, in un nuovo e del tutto inconsueto perimetro di collaborazione, ne fa uno avanti nel rispondere alle necessità del Paese, nell’avvicinarsi ai problemi quotidiani delle famiglie e delle imprese che ben sanno quando è il momento di lavorare insieme, senza pregiudizi e rivalità».

Il sostegno ai giovani

Draghi ha parlato subito di quello che intende fare per garantire un futuro ai giovani: «Spesso mi sono chiesto se noi, e mi riferisco prima di tutto alla mia generazione – ha detto il premier –, abbiamo fatto e stiamo facendo per loro tutto quello che i nostri nonni e padri fecero per noi, sacrificandosi oltre misura. È una domanda che ci dobbiamo porre quando non facciamo tutto il necessario per promuovere al meglio il capitale umano, la formazione, la scuola, l’università e la cultura. Una domanda alla quale dobbiamo dare risposte concrete e urgenti quando deludiamo i nostri giovani costringendoli ad emigrare da un Paese che troppo spesso non sa valutare il merito e non ha ancora realizzato una effettiva parità di genere. Una domanda che non possiamo eludere quando aumentiamo il nostro debito pubblico senza aver speso e investito al meglio risorse che sono sempre scarse. Ogni spreco oggi è un torto che facciamo alle prossime generazioni, una sottrazione dei loro diritti».

In questo contesto, ha proseguito Draghi, «non solo dobbiamo tornare rapidamente a un orario scolastico normale, anche distribuendolo su diverse fasce orarie, ma dobbiamo fare il possibile, con le modalità più adatte, per recuperare le ore di didattica in presenza perse lo scorso anno, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno in cui la didattica a distanza ha incontrato maggiori difficoltà. Il ritorno a scuola deve avvenire in sicurezza. È necessario investire in una transizione culturale a partire dal patrimonio identitario umanistico riconosciuto a livello internazionale. Siamo chiamati a disegnare un percorso educativo che combini la necessaria adesione agli standard qualitativi richiesti, anche nel panorama europeo, con innesti di nuove materie e metodologie, e coniugare le competenze scientifiche con quelle delle aree umanistiche e del multilinguismo».

La lotta al Covid e la riforma della sanità

Anche la lotta al Covid è in cima alla lista delle priorità del Governo: «La nostra prima sfida – ha annunciato Draghi – è, ottenutene le quantità sufficienti di vaccino, distribuirlo rapidamente ed efficientemente. Abbiamo bisogno di mobilitare tutte le energie su cui possiamo contare, ricorrendo alla Protezione civile, alle forze armate, ai tanti volontari. Non dobbiamo limitare le vaccinazioni all’interno di luoghi specifici, spesso ancora non pronti: abbiamo il dovere di renderle possibili in tutte le strutture disponibili, pubbliche e private. Facendo tesoro dell’esperienza fatta con i tamponi che, dopo un ritardo iniziale, sono stati permessi anche al di fuori della ristretta cerchia di ospedali autorizzati. E soprattutto imparando da Paesi che si sono mossi più rapidamente di noi disponendo subito di quantità di vaccini adeguate».

Draghi, però, guarda al settore sanitario al di là del virus: «Sulla base dell’esperienza dei mesi scorsi – ha osservato – dobbiamo aprire un confronto a tutto campo sulla riforma della nostra sanità. Il punto centrale è rafforzare e ridisegnare la sanità territoriale, realizzando una forte rete di servizi di base (case della comunità, ospedali di comunità, consultori, centri di salute mentale, centri di prossimità contro la povertà sanitaria). È questa la strada per rendere realmente esigibili i “Livelli essenziali di assistenza” e affidare agli ospedali le esigenze sanitarie acute, post acute e riabilitative. La “casa come principale luogo di cura” è oggi possibile con la telemedicina, con l’assistenza domiciliare integrata».

Il sostegno al lavoro e ai lavoratori

Altro capitolo delicato, quello dedicato al mondo del lavoro. «Il Governo dovrà proteggere i lavoratori, tutti i lavoratori, ma sarebbe un errore proteggere indifferentemente tutte le attività economiche. Alcune dovranno cambiare, anche radicalmente. E la scelta di quali attività proteggere e quali accompagnare nel cambiamento è il difficile compito che la politica economica dovrà affrontare nei prossimi mesi».

Draghi ammette che a pagare il prezzo più elevato dell’emergenza Covid sono stati i giovani, le donne ed i lavoratori autonomi. «È innanzitutto a loro che bisogna pensare quando approntiamo una strategia di sostegno delle imprese e del lavoro, strategia che dovrà coordinare la sequenza degli interventi sul lavoro, sul credito e sul capitale».

Il premier punta sulle politiche attive del lavoro: «Affinché esse siano immediatamente operative è necessario migliorare gli strumenti esistenti, come l’assegno di riallocazione, rafforzando le politiche di formazione dei lavoratori occupati e disoccupati. Vanno anche rafforzate le dotazioni di personale e digitali dei centri per l’impiego in accordo con le Regioni. Questo progetto è già parte del Programma Nazionale di Ripresa e Resilienza ma andrà anticipato da subito».

Non vanno trascurati gli effetti che il cambiamento climatico hanno su alcuni settori produttivi, penalizzati «senza che ci sia un’espansione in altri settori che possa compensare. Dobbiamo quindi essere noi ad assicurare questa espansione e lo dobbiamo fare subito». Un obiettivo da raggiungere attraverso «l’innovazione, le politiche finanziarie che facilitino l’accesso delle imprese capaci di crescere al capitale e al credito e le politiche monetarie e fiscali espansive che agevolino gli investimenti e creino domanda per le nuove attività sostenibili che sono state create».

Le riforme di Fisco, Pubblica Amministrazione e giustizia

Poche parole ma significative quelle che Draghi ha dedicato ad alcuni dei punti più attesi del suo discorso, cioè le riforme del Fisco, della Pubblica Amministrazione e della giustizia.

Per quanto riguarda la prima, il premier ha annunciato «una revisione profonda dell’Irpef con il duplice obiettivo di semplificare e razionalizzare la struttura del prelievo, riducendo gradualmente il carico fiscale e preservando la progressività. Funzionale al perseguimento di questi ambiziosi obiettivi sarà anche un rinnovato e rafforzato impegno nell’azione di contrasto all’evasione fiscale».

Per oliare meglio la «macchina pubblica», Draghi ritiene come priorità «lo smaltimento dell’arretrato accumulato durante la pandemia. Agli uffici verrà chiesto di predisporre un piano di smaltimento dell’arretrato e comunicarlo ai cittadini», dopodiché dovrà essere rapidamente affrontata «la fragilità del sistema delle pubbliche amministrazioni e dei servizi di interesse collettivo». A tal proposito, Draghi ha annunciato «investimenti in connettività con anche la realizzazione di piattaforme efficienti e di facile utilizzo da parte dei cittadini; aggiornamento continuo delle competenze dei dipendenti pubblici, anche selezionando nelle assunzioni le migliori competenze e attitudini in modo rapido, efficiente e sicuro, senza costringere a lunghissime attese decine di migliaia di candidati»

Infine, sul fronte della giustizia, «le azioni da svolgere sono principalmente quelle che si collocano all’interno del contesto e delle aspettative dell’Unione europea. La Commissione, pur dando atto dei progressi compiuti negli ultimi anni, ci esorta: ad aumentare l’efficienza del sistema giudiziario civile, attuando e favorendo l’applicazione dei decreti di riforma in materia di insolvenza, garantendo un funzionamento più efficiente dei tribunali, favorendo lo smaltimento dell’arretrato e una migliore gestione dei carichi di lavoro, adottando norme procedurali più semplici, coprendo i posti vacanti del personale amministrativo, riducendo le differenze che sussistono nella gestione dei casi da tribunale a tribunale e infine favorendo la repressione della corruzione».

La considerazione con cui Draghi ha chiuso il suo discorso al Senato – dove il voto di fiducia è atteso per questa sera alle 23 – è più un’iniezione di coraggio a lavorare per il bene del Paese che non una richiesta di sostenere il suo Esecutivo: «Questo è il terzo governo della legislatura», ha ricordato il premier. «Non c’è nulla che faccia pensare che possa far bene senza il sostegno convinto di questo Parlamento. È un sostegno che non poggia su alchimie politiche ma sullo spirito di sacrificio con cui donne e uomini hanno affrontato l’ultimo anno, sul loro vibrante desiderio di rinascere, di tornare più forti e sull’entusiasmo dei giovani che vogliono un paese capace di realizzare i loro sogni. Oggi, l’unità non è un’opzione, l’unità è un dovere. Ma è un dovere guidato da ciò che son certo ci unisce tutti: l’amore per l’Italia».



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