Diritto e Fisco | Articoli

Dopo quanto tempo si possono buttare le radiografie?

17 Giugno 2021 | Autore:
Dopo quanto tempo si possono buttare le radiografie?

C’è un limite oltre il quale ci si può disfare delle vecchie lastre? Quali obblighi da rispettare nelle strutture sanitarie? E dove vanno gettate?

Stanno per diventare non più un referto ma un «reperto» di cui, con il passare del tempo, non ci sarà più traccia. Le radiografie, così come le abbiamo conosciute finora, scompaiono via via da cliniche e ospedali, sostituite da un supporto più comodo e meno ingombrante da conservare, ovvero il cd. Un passaggio simile è già stato fatto per Tac o risonanze magnetiche. Ora, anche per le lastre è stata intrapresa la stessa strada: niente più placche enormi che non potendo essere piegate devono trovare l’armadio giusto, ma semplici cd (spesso, a pagamento) che stanno in un qualsiasi cassetto. Significa che quelle nel vecchio formato possono essere portate in discarica? Dopo quanto tempo si possono buttare le radiografie?

Occorre distinguere tra il privato cittadino e la struttura sanitaria. La legge non impone al paziente di tenersi le lastre per un determinato periodo di tempo. Lo prevede, invece, per ospedali o cliniche, perché, come vedremo, il cittadino deve poter recuperare questo documento sanitario entro un certo termine.

Non è mai consigliabile disfarsi di una radiografia, perché non si sa mai se un domani potrà tornare utile quando emerge una determinata patologia e si deve indagare anche a ritroso per una corretta diagnosi. Tuttavia, quando la lastra si ritiene «superata» perché è stato rifatto lo stesso esame radiologico successivamente e si vuole tenere il nuovo referto anziché quello vecchio, bisogna anche sapere come e dove smaltirlo. C’è da considerare, infatti, che una lastra è fatta da più materiali, non è – come si potrebbe pensare – di «plastica dura», quindi occorre sapere se va nel comune sacco dell’indifferenziata o se deve essere ritenuto un rifiuto speciale. Questo, ovviamente, quando si è capito dopo quanto tempo si possono buttare le radiografie. Vediamo.

Radiografie: per quanto tempo bisogna conservarle?

A tutti – soprattutto ai cittadini più zelanti – capita di tenere in qualche armadio capiente, insieme a tutti i referti medici, delle vecchie radiografie risalenti a cinque, dieci, quindici anni fa. Lastre prescritte per una polmonite, per una banale caduta che provocò una piccola frattura, per un trauma più serio che causò la rottura di un osso.

La tentazione, guardando quel bustone enorme con dentro la lastra, è quella di dire: «Ormai non mi serve più, che me la tengo a fare». Il cittadino è libero di fare quello che vuole: conservarla per il «non si sa mai» oppure buttarla via (come vedremo, seguendo determinate precauzioni).

Nel dubbio, è sempre consigliabile il «non si sa mai», ma la legge non lo impone. Tuttavia, siccome – per quanto non augurabile – è sempre possibile che una certa patologia si ripresenti o che a causa di un incidente si vada a colpire una parte del corpo già interessata da un trauma, è opportuno tenere le radiografie per sempre o, almeno, finché l’esame radiologico non venga aggiornato.

Radiografie: per quanto tempo sono reperibili?

Diverso il discorso che riguarda le strutture sanitarie, pubbliche e private. La Conferenza Stato-Regioni ha stabilito tempo fa delle linee guida «per la dematerializzazione della documentazione clinica in diagnostica per immagini», documentazione che comprende, dunque, le radiografie.

Si parte da questa premessa: «Il referto medico d’interesse rientra nella tipologia di scrittura privata e deve essere composto da una dichiarazione scritta, proveniente dal soggetto interessato e sottoscritta da quest’ultimo», come previsto dal Codice civile [1]. Il referto, continuano le linee guida, «per avere dignità giuridica e per ottenere valore legale e probatorio deve essere sottoscritto dal medico refertante, che si assume le responsabilità del contenuto».

Detto questo, e dopo aver precisato che «le radiografie non rivestono il carattere di atti ufficiali, ma sono i dati su cui si deve basare la refertazione», le linee guida fissano il tempo per la loro conservazione in 10 anni, che si tratti di pazienti interni (cioè quelli a cui è stata fatta la radiografia, ad esempio, durante un ricovero) o di pazienti esterni. Illimitato, invece, il tempo di conservazione dei referti digitali.

Radiografie: dove si buttano?

Dicevamo all’inizio che chi vuole o deve disfarsi delle radiografie deve prestare attenzione a dove le butta. Di istinto, uno pensa che debbano andare nel sacco della raccolta indifferenziata. Finché si tratta di una o due lastre, sarebbe anche accettabile. Ma se si tratta di una quantità consistente, bisogna considerare che le radiografie sono fatte di diversi materiali, alcuni dei quali sono riciclabili, e che, comunque, possono contenere delle sostanze tossiche.

Perlopiù, una lastra è fatta di materiale plastico ricoperto, però, da uno strato che contiene del nitrato d’argento, materiale che può essere recuperato e riutilizzato: le aziende specializzate nello smaltimento delle radiografie riescono, infatti, a separare questa sostanza dalla plastica, a tirarla e a ricavarne l’argento e ad impiegarlo di nuovo in altre lavorazioni, così come succede con la plastica. Così facendo, oltre ad evitare un danno ecologico si ricava anche un guadagno economico.

Se ne deduce che quando si possiede un numero importante di radiografie vecchie da buttare via, non bisogna ricorrere al solito sacco dell’indifferenziata ma a una ditta specializzata nello smaltimento delle lastre. Tuttavia, nei Comuni attrezzati, basta portarle all’isola ecologica, dove verranno tenute da parte e conferite all’azienda incaricata dello smaltimento. Oppure chiedere direttamente in Comune se c’è un servizio di raccolta dedicato.


note

[1] Art. 2702 cod. civ.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube