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Danno estetico: spetta se non si può indossare la minigonna?

18 Febbraio 2021 | Autore:
Danno estetico: spetta se non si può indossare la minigonna?

Come determinare l’entità del risarcimento dei danni biologici, morale ed esistenziali derivati da lesioni che hanno lasciato segni e cicatrici ad una gamba.

Un intervento di chirurgia estetica sbagliato, un’aggressione con percosse o un incidente stradale possono provocare danni anche permanenti all’immagine della persona: sfregi, cicatrici e altri segni che rovinano il volto o altre parti del corpo. A volte, si pensa che le lesioni per essere risarcibili debbano riguardare solo il viso: non è così. I segni rimasti possono trovarsi in qualsiasi altra zona corporea e ai fini del risarcimento molto dipende dall’uso concreto che una persona fa della sua immagine: una modella, un attore o un presentatore televisivo potrebbero subire un pregiudizio anche da una ferita con cicatrice rimasta sul torace oppure al ginocchio o al dito del piede. Ma anche le persone normali in alcuni casi possono essere risarcite. Ad esempio, il danno estetico spetta se non si può indossare la minigonna in quanto le lesioni riportate hanno lasciato cicatrici sulle gambe?

La risposta è stata fornita da una nuova sentenza del tribunale di Lucca [1] ed è affermativa: il giudice ha riconosciuto che la ragazza vittima di un incidente che in futuro le impedirà di indossare gonne corte o costumi da bagno subisce una sofferenza psicologica e, quindi, ha riportato non solo un danno biologico ma anche un danno morale, relazionale ed esistenziale che è pienamente risarcibile.

Il danno estetico: in cosa consiste

Il danno estetico consiste in una menomazione fisica che comporta un peggioramento dell’aspetto, con riflessi negativi sulla qualità della vita. La lesione può derivare da diversi fenomeni: può trattarsi di operazioni chirurgiche o di tatuaggi eseguiti male come da colluttazioni con percosse o sinistri stradali. Ciò che conta è che siano derivate conseguenze lesive (temporanee o permanenti) visibili e percepibili, tali da incidere sulle funzionalità, anche relazionali, del corpo umano.

Chi ha compiuto l’azione lesiva (dolosa o anche solo colposa) dalla quale è derivato l’evento dannoso sarà chiamato a rispondere delle conseguenze risarcitorie, secondo le consuete regole della responsabilità civile contrattuale o extracontrattuale.

Quali danni estetici sono risarcibili

Il danno estetico riguarda sia l’aspetto patrimoniale, relativo ai costi che sono stati sostenuti per terapie mediche, farmacologiche e riabilitative finalizzate alla guarigione, sia le voci di danno non patrimoniale, che possono essere ancor più importanti ed ingenti.

Per stabilirne la tipologia e l’ammontare, molto dipende dalla vittima e dalle sue condizioni: incidono molto l’età, il sesso, il tipo di lavoro che svolge, le abitudini di vita, come lo sport.

Questa valutazione si incrocia necessariamente con quella della parte del corpo che è stata danneggiata: ad esempio, una cicatrice sul ginocchio di un operaio adulto e padre di famiglia comporterà un pregiudizio molto minore rispetto a quello che essa avrebbe sulla gamba di una giovane modella, che non potrebbe più svolgere determinate attività in futuro o comunque sarebbe compromessa in un aspetto essenziale della sua professione.

Danno estetico: come stabilire l’ammontare del risarcimento

Si tratta dunque di circostanze da valutare caso per caso, fermo restando che le componenti essenziali del danno non patrimoniale riguardano il danno biologico, consistente nella lesione dell’integrità psicofisica, il danno morale che attiene alla sofferenza interiore patita dalla vittima per il pregiudizio riportato, ed anche il danno esistenziale, se è compromessa la vita di relazione del soggetto.

In concreto, occorrerà una valutazione medico-legale per calcolare l’incidenza di tali fattori e, poi, una decisione giudiziaria per stabilire la sussistenza e l’entità di queste tipologie di danni risarcibili: così si arriverà a determinare in modo esatto qual è la gravità del pregiudizio e, conseguentemente, quanto è la consistenza monetaria dell’ammontare che dovrà riconoscersi in liquidazione al danneggiato.

Danno estetico per impossibilità di portare gonne corte

Venendo al caso deciso dal tribunale di Lucca con la sentenza menzionata in apertura [1], è stato accertato che la giovane donna aveva subito un’importante lesione estetica ad una gamba, che si era fratturata in un incidente stradale senza poi ben consolidarsi, nonostante un intervento chirurgico e un decorso clinico particolarmente lungo.

Il giudice, recependo le osservazioni del Ctu nominato in corso di causa, ha riconosciuto «il particolare significato del pregiudizio estetico in una giovane donna» (aveva 18 anni di età al momento dell’incidente) e lo ha esemplificato nelle azioni di «andare in spiaggia in costume ed indossare gonne corte».

Tutto ciò ha provocato – spiega la sentenza – un «verosimile maggiore impatto in termini di sofferenza psicologica», aggravato dal fatto che la danneggiata era già «affetta da problematiche di salute»: era sordomuta dalla nascita. Così il danno complessivo risarcibile, applicando un coefficiente di invalidità parziale pari al 25%, è stato «personalizzato», ossia individualizzato in riferimento alla persona del danneggiato, nella misura di circa 115mila euro.

Leggi anche l’articolo “danno estetico: che risarcimento spetta?“.


note

[1] Tribunale di Lucca, sent. n. 27/2021 del 15 gennaio 2021.


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