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Come si calcola la liquidazione di una colf?

18 Giugno 2021 | Autore:
Come si calcola la liquidazione di una colf?

Tfr dei lavoratori domestici: qual è la procedura per determinarlo correttamente e quando va corrisposto.

Anche i lavoratori domestici come colf e badanti, ora assistenti familiari, hanno diritto al Tfr, il trattamento di fine rapporto, proprio come la generalità dei lavoratori dipendenti.

Non ha rilevanza il fatto che il datore di lavoro di una colf o di una badante sia un semplice privato e non un’impresa o un professionista: la liquidazione è sempre dovuta, in quanto fa parte a pieno titolo della retribuzione del lavoratore. Il Tfr, difatti, matura mensilmente, anche se corrisposto al termine del rapporto.

Ma come si calcola la liquidazione di una colf? A rispondere alla domanda è il contratto collettivo per il lavoro domestico, recentemente rinnovato [1]: l’accordo, in particolare, disciplina in modo dettagliato la procedura per determinare il trattamento di fine rapporto.

Bisogna osservare, a questo proposito, che le regole di calcolo sono differenti in base ai periodi considerati. Inoltre, colf e badanti hanno la possibilità di richiedere delle anticipazioni della liquidazione. Ma procediamo con ordine e facciamo il punto, sulla base delle previsioni del contratto collettivo.

Senza dimenticare che il datore di lavoro può comunque adoperare una disciplina di maggior favore per il collaboratore domestico, rispetto a quanto descritto nel contratto collettivo.

Quando la colf ha diritto alla liquidazione?

Il trattamento di fine rapporto spetta sempre alla colf o alla badante, una volta terminato il rapporto di lavoro. Non ha rilevanza il motivo per il quale il rapporto cessa: anche nell’ipotesi del licenziamento per giusta causa, la liquidazione spetta sempre, in quanto si tratta di una parte della retribuzione del lavoratore domestico, ancorché differita.

Calcolo Tfr colf e badanti

Il lavoratore domestico ha diritto a un trattamento di fine rapporto, o Tfr, che viene calcolato, a norma di legge [2], in questo modo:

  • si prende quale base l’ammontare delle retribuzioni percepite nell’anno, comprensive del valore convenzionale di vitto e alloggio;
  • il totale è diviso per 13,5;
  • le quote annue accantonate sono incrementate dell’1,5% annuo, mensilmente riproporzionato, e del 75% dell’aumento del costo della vita, accertato dall’Istat, con esclusione della quota maturata nell’anno in corso; in pratica, le somme accantonate a titolo di Tfr sono rivalutate, anno per anno (senza rivalutare quello in corso), per un ammontare pari all’1,5%, più i tre quarti del tasso di inflazione.

Se l’inflazione è al 2%, i suoi ¾ sono l’1,5%, pertanto il trattamento viene rivalutato del 3%, pari a 1,5% più 1,5%.

Calcolo della liquidazione per i periodi precedenti al 1990

L’ammontare della liquidazione maturato annualmente, per il periodo dal 29 maggio 1982 al 31 dicembre 1989, deve essere riproporzionato in ragione di 20/26 per i lavoratori domestici allora inquadrati nella seconda e terza categoria.

Calcolo dell’indennità di anzianità

Per i periodi di servizio antecedenti il 29 maggio 1982 la liquidazione, chiamata indennità di anzianità, deve essere determinata nelle seguenti misure.

In caso di rapporto di lavoro in regime di convivenza, o di non convivenza con orario settimanale superiore alle 24 ore:

  • per l’anzianità maturata anteriormente al 1 ° maggio 1958:
    • al personale già considerato impiegato: l’indennità corrisponde alla retribuzione di 15 giorni per anno, per ogni anno d’anzianità;
    • al personale già considerato operaio: l’indennità corrisponde alla retribuzione di 8 giorni per ogni anno d’anzianità;
  • per l’anzianità maturata dopo il 1 ° maggio 1958 e fino al 21 maggio 1974:
    • al personale già considerato impiegato: l’indennità corrisponde alla retribuzione di 1 mese per ogni anno d’anzianità;
    • al personale già considerato operaio: l’indennità corrisponde alla retribuzione di 15 giorni per ogni anno d’anzianità;
  • per l’anzianità maturata dal 22 maggio 1974 al 28 maggio 1982:
    • al personale già considerato impiegato: l’indennità corrisponde alla retribuzione di 1 mese per ogni anno d’anzianità;
    • al personale già considerato operaio: l’indennità corrisponde alla retribuzione di 20 giorni per ogni anno d’anzianità.

In caso di rapporto di lavoro con orario inferiore a 24 ore settimanali:

  • per l’anzianità maturata anteriormente al 22 maggio 1974: l’indennità corrisponde alla retribuzione di 8 giorni per ogni anno d’anzianità;
  • per l’anzianità maturata dal 22 maggio 1974 al 31 dicembre 1978: l’indennità corrisponde alla retribuzione di 10 giorni per ogni anno d’anzianità;
  • per l’anzianità maturata dal 1 ° gennaio 1979 al 31 dicembre 1979: l’indennità corrisponde alla retribuzione di 15 giorni per ogni anno d’anzianità;
  • per l’anzianità maturata dal 1° gennaio 1980 al 29 maggio 1982: l’indennità corrisponde alla retribuzione di 20 giorni per ogni anno d’anzianità.

Le indennità, determinate come esposto, devono essere calcolate sulla base dell’ultima retribuzione e accantonate nel Tfr.

Ai fini della determinazione dell’indennità di anzianità, il valore della giornata lavorativa si ottiene dividendo:

  • per 6 l’importo della retribuzione media settimanale in atto alla data del 29 maggio 1982;
  • per 26 l’importo della retribuzione media mensile in atto alla data del 29 maggio 1982.

Questi importi devono essere maggiorati del rateo di gratifica natalizia o tredicesima mensilità.

Anticipazione della liquidazione

In base alle previsioni del contratto collettivo per il lavoro domestico [1], il datore di lavoro deve anticipare, a richiesta del lavoratore domestico e per non più di una volta all’anno, il Tfr nella misura massima del 70% di quanto maturato.

Si tratta di un’eccezione valida per i soli lavoratori domestici, che si differenzia rispetto alla disciplina del Tfr stabilita dal Codice civile e valida per la generalità dei lavoratori dipendenti.

I lavoratori subordinati non domestici, salvo casi particolari (specifiche previsioni del contratto collettivo applicato o patti individuali), possono chiedere l’anticipazione del Tfr soltanto dopo la maturazione di almeno 8 anni di servizio con lo stesso datore, entro specifici limiti numerici e soltanto per ragioni determinate, come spese sanitarie per terapie e interventi straordinari o acquisto della prima casa per sé o per i figli.

Previdenza complementare

Come la generalità dei lavoratori dipendenti, anche la collaboratrice domestica può destinare la liquidazione, in tutto o in parte, a un fondo di previdenza complementare, per ottenere una pensione aggiuntiva. In questo caso, deve sottostare alle regole previste per la previdenza integrativa ed alla disciplina del fondo d’iscrizione.

Liquidazione in caso di morte della colf

In caso di morte della collaboratrice domestica, o dell’assistente familiare, il datore di lavoro deve corrispondere l’indennità di preavviso e la liquidazione:

  • al coniuge;
  • ai figli;
  • nell’ipotesi in cui vivessero a carico della colf o della badante, ai parenti entro il 3° grado e agli affini entro il 2° grado.

Se vi sono più aventi diritto, la ripartizione dell’indennità e del Tfr deve essere effettuata secondo le norme di legge. In mancanza dei superstiti elencati, liquidazione ed indennità devono essere attribuite secondo le norme della successione testamentaria e legittima.


note

[1] Art.41 Ccnl per il lavoro domestico.

[2] L. 297/1982.

Autore immagine: canva.com/


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