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Scuola: come cambierà con Draghi

17 Febbraio 2021
Scuola: come cambierà con Draghi

Priorità alla didattica in presenza e in sicurezza, digitalizzazione, valorizzazione degli istituti tecnici e della ricerca scientifica: la ricetta del premier.

Una scuola al passo con i tempi e non solo con la pandemia: è il sogno di Mario Draghi. Il nuovo presidente del Consiglio, incaricato dal Quirinale di formare il nuovo Governo, ha delineato stamattina, nel suo primo discorso al Senato, il ritratto della scuola che vorrebbe: moderna, digitale, dove le singole discipline non siano steccati invalicabili o compartimenti stagni. Piuttosto, un sistema di vasi comunicanti e di competenze interrelate.

L’obiettivo principale che ci si deve porre, ora come ora, secondo Draghi, è assicurare il ritorno a scuola in sicurezza a tutti gli studenti italiani. Dunque, cercare di adeguarsi alle problematiche poste dall’emergenza sanitaria, senza però ragionare solo in funzione di queste.

Didattica tradizionale: recuperare le ore perdute 

«La scuola – ha detto il presidente del Consiglio incaricato – è una delle priorità per ripartire». Per farlo serve flessibilità, e quindi la capacità di modulare l’organizzazione – dunque il calendario scolastico – sulle nuove necessità.

Serve anche inclusione: «Le ragazze e i ragazzi – ha sottolineato Draghi – hanno avuto, soprattutto quelli nelle scuole secondarie di secondo grado, il servizio scolastico attraverso la didattica a distanza che, pur garantendo la continuità del servizio, non può non creare disagi ed evidenziare diseguaglianze». Ecco perché le lezioni in presenza sono prioritarie: perché nessuno resti indietro.

Draghi ha menzionato la necessità di recuperare il tempo perduto, in termini di didattica tradizionale, anche attraverso una rimodulazione dell’orario o la redistribuzione su diverse fasce. «Occorre rivedere il disegno del percorso scolastico annuale – ha detto il neo premier -. Allineare il calendario scolastico alle esigenze derivanti dall’esperienza vissuta dall’inizio della pandemia».

Non è un rifiuto in blocco della didattica a distanza da parte del nuovo capo del Governo. Ma gli strumenti digitali, secondo Draghi, è meglio impiegarli in presenza, facendo tesoro dell’esperienza accumulata, tant’è che ha parlato di «investire nella formazione del personale docente, per allineare l’offerta educativa alla domanda delle nuove generazioni».

La transizione culturale

Oltre all’emergenza c’è di più. C’è la volontà di investire sul giovane capitale umano, che nelle scuole si forma. Questo comporta un cambio di paradigma, quindi un nuovo modo di intendere la scuola.

«È necessario investire in una transizione culturale a partire dal patrimonio identitario umanistico riconosciuto a livello internazionale», ha spiegato Draghi, soffermandosi sulla necessità, per i ragazzi, di «un percorso educativo che combini la necessaria adesione agli standard qualitativi richiesti, anche nel panorama europeo, con innesti di nuove materie e metodologie, e coniugare le competenze scientifiche con quelle delle aree umanistiche e del multilinguismo».

Niente riforma organica, sembra di capire dalle parole di Draghi. Piuttosto, secondo il presidente, basterebbe «impastare con quello che si ha». Valorizzare alcune competenze, in particolare la ricerca scientifica e gli istituti tecnici superiori, ai quali il piano per la spesa dei fondi del Recovery  «assegna 1,5 miliardi: 20 volte il finanziamento di un anno normale pre-pandemia. Senza innovare l’attuale organizzazione di queste scuole, rischiamo che quelle risorse vengano sprecate».



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