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Mutuo ipotecario: la fideiussione può essere a tempo limitato

1 Gennaio 2015
Mutuo ipotecario: la fideiussione può essere a tempo limitato

L’amministratore cessa di essere garante quando cede la carica; così non risponde del comportamento della società debitrice a partire dal momento in cui, non avendo più il potere di amministrarla, essa esce dal suo controllo.

Chi ha detto che la garanzia del fideiussore, in favore del mutuatario, deve rimanere in vita fino al pagamento dell’ultima rata? Al contrario, è sicuramente possibile inserire nel contratto una clausola che limita la durata della fideiussione solo a una parte del tempo complessivo entro cui è prevista la restituzione del mutuo ipotecario alla banca.

A dirlo è una recente sentenza della Cassazione [1].

Risultato: l’amministratore che abbandona la carica e che, quindi, non ha più il potere di controllare la società, può chiedere che la propria fideiussione a suo tempo prestata in favore della società medesima venga interrotta. Così la banca non potrà più aggredire il garante quando ormai la sua fideiussione sia scaduta. Spetta al giudice interpretare la clausola contenuta nel contratto di mutuo e verificare se essa preveda, anche implicitamente, “un termine di durata della garanzia inferiore al termine di durata del mutuo, ancorato al permanere della qualifica di amministratori in capo ai garanti, non volendo essi rispondere del comportamento della società debitrice a partire dal momento in cui, non avendo più il potere di amministrarla, essa sarebbe uscita dal loro potere di controllo».

Una interpretazione del genere valorizza l’intento perseguito da parte degli amministratori, di prestare una piena garanzia fideiussoria, ma circoscritta nell’arco di tempo in cui essi, come amministratori, avrebbero potuto effettivamente controllare l’adempimento dei suoi impegni da parte della società garantita.

Secondo la Suprema corte dunque la possibilità di prevedere un limite di tempo alla fideiussione inferiore a quello del rapporto garantito deve ritenersi consentita: sebbene non espressamente prevista dal codice. Del resto, il codice civile consente espressamente [2] di prestare la fideiussione per una parte soltanto del debito o a condizioni meno onerose. Tale clausola, in ogni caso, non può considerarsi vietata, perché pur sempre tesa a mettere il garante in una posizione più favorevole rispetto a quella del debitore principale. Mentre è la possibilità inversa ad essere vista sfavorevolmente dall’ordinamento: in pratica, non può il fideiussore essere sottoposto a condizioni più onerose rispetto a quelle del debitore principale.

La Cassazione, in definitiva, ritiene che non sussistano ostacoli alla ammissibilità della prestazione della garanzia per un tempo inferiore a quella del contratto principale.

In tali casi, il fideiussore non può essere tenuto a pagare per un inadempimento verificatosi dopo la scadenza della garanzia.


note

[1] Cass. sent. n. 27531/2014.

[2] Art. 1941 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com


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