Covid: gli errori quotidiani da evitare

17 Febbraio 2021
Covid: gli errori quotidiani da evitare

L’atteggiamento disinvolto è quello più comune: abbassare la guardia solo perché si è all’aria aperta è tra i modi più diffusi di sottovalutare il virus.

Un anno di Coronavirus, eppure non abbiamo ancora imparato. Sono parecchi gli errori frequenti nel gestire quotidianamente l’emergenza sanitaria. Il riferimento non è ai Governi ma alle persone, sulle quali ricade una grossa quota di responsabilità nella diffusione del virus.

Oggi, Repubblica ha stilato un elenco per puntualizzare cosa ancora non va nell’atteggiamento della gente nei confronti del virus. C’è una sottovalutazione diffusa, che non aiuta a contenere i contagi.

Giovani e assembramenti

Tra i più sprezzanti nei confronti del Covid, i ragazzi, probabilmente forti del fatto che il virus non abbia conseguenze particolarmente pesanti su di loro.

Sono i protagonisti degli assembramenti: in molte occasioni, sono i minorenni ad ignorare la regola basilare del distanziamento sociale. Ne è una testimonianza il fenomeno delle risse previo appuntamento sui social, che ha interessato diverse grandi città.

«I giovani spesso sentono di potersi mescolare liberamente con i loro coetanei, perché sanno che non sono ad alto rischio – ha osservato sul Guardian Lucy Yardley, docente di Psicologia della salute all’Università di Bristol -. Poi andranno a trovare i loro nonni e staranno più attenti con loro, ma non tanto quanto dovrebbero dato che si sono mescolati liberamente con i coetanei».

Il virus preso sotto gamba

Ma la tentazione di abbassare la guardia non colpisce solo i ragazzi. Il fatto che, adesso e da un po’, l’Italia sia quasi tutta gialla infonde un senso di sicurezza paradossalmente rischioso. Perché? Perché ci si sente più tranquilli. Specie all’aria aperta. Ma il virus è inodore e si inala senza saperlo.

Questo porta ad allentare i freni delle precauzioni, quindi a pensare di potersi concedere qualche imprudenza in più. Purtroppo, non è così. Il momento attuale, peraltro, è pieno di insidie: la diffusione delle varianti non ammette leggerezze. Proprio per questo, l’attenuazione delle restrizioni dovrebbe accompagnarsi, al contrario, a un atteggiamento ancora più prudente.

Non si chiede di rinchiudersi in casa, ma di uscire il meno possibile sì. Di rinunciare a qualcosa sì. Di seguire sempre le quotidiane precauzioni anticontagio sì. A maggior ragione, quando si trascorre del tempo con altre persone, a casa di amici, al chiuso, o al tavolo di un ristorante all’aperto. Lo svago non è proibito, purché ci si attenga al vecchio mantra del «divertirsi responsabilmente».

Sbagliare mascherina

Ormai, dovrebbe essere assodato che le mascherine di stoffa non hanno lo stesso livello di protezione di quelle chirurgiche, Ffp2 o Kn95. Molti continuano a indossarle e, per alcune occasioni, possono anche andar bene. L’importante è limitarne l’utilizzo e poi lavarle spesso e comunque sapere quando è meglio usare dispositivi di sicurezza.

Se, per esempio, si sa di dover andare in uno spazio chiuso e incontrare altre persone è meglio portare almeno una mascherina chirurgica. Per stare ancora più sicuri, si può mettere una mascherina in tessuto sopra la chirurgica: il Center for Disease Control and Prevention americano (Cdc) ha accertato di recente che, in questo modo, si crea una barriera protettiva ancora più efficace.

Spesso, non si sbaglia mascherina ma il modo in cui indossarla e maneggiarla. Dopo un anno di pandemia, sono ancora numerosissimi coloro che non hanno compreso che il dispositivo deve coprire anche il naso, oltre alla bocca. Moltissimi coloro che afferrano la mascherina dalla parte frontale, mentre invece andrebbe presa solo per i laccetti.

Vaccino e leggerezze

Ci sono, poi, coloro che hanno convinzioni del tutto errate sul vaccino, in un senso o nell’altro. Per esempio, c’è chi, una volta ricevute le due dosi di siero anti-Covid, si ritiene dispensato dalle quotidiane precauzioni anticontagio (lavaggio delle mani, distanziamento, mascherine).

Sbagliato per almeno due motivi. Uno: l’immunità non è immediata, a seguito delle iniezioni, e non ne è neppure chiara la durata precisa. Due: bisogna ancora capire se chi si è vaccinato, nonostante abbia anticorpi e sia immune, possa comunque contagiare altre persone.

Poi, ci sono quelli che pensano che vaccinarsi equivalga a contagiarsi. Convinzione errata per la composizione stessa dei vaccini di Pfizer, Moderna e AstraZeneca. I primi due a mRna, il terzo a vettore virale: tecnologie che non inoculano l’intero virus, dunque non possono infettare.

Il modello del formaggio svizzero

Così come l’efficacia delle mascherine multistrato o doppie è superiore rispetto alle altre, allo stesso modo un sistema integrato di precauzioni funziona meglio rispetto a un solo tipo di rimedio anti-Covid. È questo ciò che si intende per «modello del formaggio svizzero». Se ne parla dal ’90, lo ha ideato James Reason, professore dell’Università di Manchester.

Il miglior modo per evitare un pericolo, come può essere il Coronavirus, è elaborare un sistema strutturato di protezioni. Più barriere possibili, in modo da creare più impedimenti possibili all’infezione. Questo perché nessuna barriera è impenetrabile da sola, ma un insieme di protezioni, invece, può essere vincente.



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