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Videolezioni e privacy docenti

19 Giugno 2021
Videolezioni e privacy docenti

L’organizzazione della didattica a distanza mediante strumenti di videoconferenza determina un trattamento dei dati personali del corpo docente che deve avvenire nel rispetto delle norme sulla privacy.

Sei un docente della scuola secondaria di secondo grado. Stai svolgendo le lezioni agli studenti a distanza, tramite un applicativo di videoconferenza. Ti chiedi se le videolezioni possono essere registrate e come verranno trattati i tuoi dati personali.

L’arrivo della pandemia da coronavirus ha portato le istituzioni a chiudere, in tutto o in parte, gli istituti scolastici introducendo la cosiddetta didattica a distanza. Ma qual è l’impatto di questa modalità di svolgimento delle lezioni sulla privacy? Che rapporto c’è tra videolezioni e privacy docenti?

Non c’è dubbio che l’utilizzo di strumenti di didattica a distanza costituisce un trattamento di dati personali che deve avvenire nel rispetto delle norme in materia di privacy e dello Statuto dei Lavoratori. Ma andiamo per ordine.

Cosa sono le videolezioni?

Le videolezioni sono state introdotte di recente nell’ambito della cosiddetta Dad (didattica a distanza) per garantire il distanziamento sociale e fronteggiare la pandemia da coronavirus. Uno dei provvedimenti adottati dal Governo per ridurre il contagio è rappresentato, infatti, dalla chiusura o dalla riduzione della didattica in presenza.

Le videolezioni sono delle normali lezioni scolastiche che, tuttavia, non vengono seguite dagli studenti direttamente in aula ma collegandosi ad una stanza virtuale tramite specifici applicativi di videoconferenza (Meet, Zoom, Skype, etc.). Durante le videolezioni, il docente e gli studenti possono vedersi tra di loro tramite la webcam e possono interloquire utilizzando il microfono del proprio pc.

Videolezioni e privacy: quale rapporto?

L’utilizzo delle videolezioni costituisce un trattamento dei dati personali degli studenti e dei docenti che viene realizzato dall’istituto scolastico, che gestisce lo strumento, nonché dal soggetto che fornisce il dispositivo.

Sulla base delle definizioni fornite dal regolamento europeo in materia di dati personali (Gdpr) [1], entrato in vigore lo scorso maggio 2018, si può affermare che:

  • l’istituto scolastico è il titolare del trattamento dei dati personali;
  • docenti e studenti sono gli interessati;
  • il fornitore del dispositivo è nominato responsabile del trattamento dei dati personali dal titolare.

Acquisire le immagini e le voci di coloro che partecipano alla lezione virtuale costituisce, infatti, un’attività di trattamento dei dati personali. La propria immagine e la propria voce, infatti, sono dati personali, al pari delle credenziali di accesso che l’utente deve inserire per collegarsi alla videochat.

Videolezioni e privacy docenti: le indicazioni del Garante

Al fine di evitare che l’utilizzo massivo delle videolezioni possa tradursi in un vulnus per la riservatezza degli studenti e dei docenti, il Garante Privacy ha emanato un apposito provvedimento, rubricato “Didattica a distanza: prime indicazioni”, con cui vengono fornite delle istruzioni che gli istituti scolastici devono seguire per gestire i dati personali derivanti dalla Dad in modo corretto e rispettoso delle norme.

Il Garante specifica che le scuole e le università sono autorizzate a trattare i dati di insegnanti, alunni, genitori e studenti, funzionali all’attività didattica e formativa in ambito scolastico, professionale, superiore o universitario per espressa previsione del Gdpr [3]. Non è dunque necessario richiedere agli interessati il consenso al trattamento dei dati personali trattati nell’ambito della Dad.

In secondo luogo, il Garante, nell’ottica del principio di accountability (e, cioè, la responsabilizzazione del titolare del trattamento nella gestione dei dati), precisa che le scuole devono scegliere gli strumenti di videoconferenza sulla base delle garanzie offerte sul piano della protezione dei dati personali.

Dad: può trasformarsi in uno strumento di controllo del docente?

L’utilizzo della Dad potrebbe tradursi in un controllo a distanza sulla prestazione di lavoro dei docenti. Proprio alla luce di questo rischio, il Garante precisa che, nel trattare i dati personali dei docenti funzionali allo svolgimento della didattica a distanza, le scuole e le università dovranno rispettare i presupposti e le condizioni per il legittimo impiego di strumenti tecnologici nel contesto lavorativo [4] e dovranno limitarsi ad utilizzare i mezzi tecnologici strettamente necessari.

Resta in ogni caso precluso effettuare indagini sulla sfera privata, interferire con la libertà di insegnamento o tramutare gli strumenti tecnologici con cui si organizza la Dad in strumenti di controllo a distanza sull’attività lavorativa dei docenti. Nel nostro ordinamento, infatti, il controllo a distanza del lavoratore è sempre vietato e costituisce anche un illecito penale.


note

[1] Regolamento (UE) n. 679/2016.

[2] Garante Privacy, Provvedimento del 26.03.2020.

[3] Art. 6, parr. 1, lett. e), 3, lett. b) e 9, par. 2, lett. g) del Gdpr.

[4] Art. 4 L. n. 300 del 20.05.1970.


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