La riforma della scuola spiegata dal nuovo ministro

18 Febbraio 2021 | Autore:
La riforma della scuola spiegata dal nuovo ministro

Il titolare dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, aveva già fatto le sue proposte in un saggio pubblicato a ottobre. Ecco cosa intende.

Allora, nemmeno poteva immaginare che un giorno avrebbe occupato la poltrona di ministro dell’Istruzione, occupata ai tempi da Lucia Azzolina. Eppure Patrizio Bianchi, l’uomo chiamato da Mario Draghi a rimettere in piedi e a guidare il mondo della scuola, aveva già stilato una sorta di riforma in un saggio da lui scritto e pubblicato dalla casa editrice Il Mulino.

Siamo a ottobre 2020, nemmeno tanto tempo fa. Il Covid aveva già assestato un duro colpo al sistema scolastico tra chiusure, riaperture, didattica a distanza di cui ha potuto fruire solo il 61% degli studenti, come ricordato da Draghi durante il discorso sulla fiducia al Senato. Cinque mesi fa, arriva nelle librerie il saggio Nello specchio della scuola firmato, appunto, da Bianchi, dove propone la sua idea di riforma. Senza saperlo, si è scritto da saggista le linee guida che potrebbe seguire da ministro.

Bianchi parte dalla formazione del personale scolastico e sottolinea la necessità di avere dei lavoratori qualificati e di «essere umani capaci di coltivare la propria indole in senso civile, intellettuale e spirituale».

Entrando nei dettagli della riforma immaginata da Bianchi quando ancora non era ministro, viene individuato nel rafforzamento della formazione professionale lo strumento più efficace per contrastare l’abbandono scolastico, valorizzando questa scelta come alternativa allo strapotere dei licei. Secondo Bianchi, infatti, si dovrebbe dare la possibilità ai ragazzi di ottenere la prima qualifica a 16 anni e di poter accedere subito ad un tirocinio in azienda. Nulla vieterebbe di continuare gli studi in un momento successivo presso un Istituto tecnico superiore per seguire un corso triennale ad alta specializzazione. Per il neoministro, sarebbe possibile moltiplicare per 10 in cinque anni il numero degli iscritti alle scuole professionali, arrivando a quota 150mila e costruire una rete nazionale di formazione con il coinvolgimento dello Stato e delle Regioni.

Bianchi ridurrebbe a quattro anni il periodo di istruzione superiore: in questo modo, il percorso scolastico avrebbe una durata di 12 anni anziché di 13, in modo di anticipare di un anno l’accesso all’università e al mondo del lavoro per allineare gli studenti italiani agli standard europei. Verrebbero inserite o potenziate altre materie come quelle informatiche, artistiche o sportive, queste ultime finalizzate «all’educazione alla conoscenza del proprio corpo».

Non ultimo, il bisogno di potenziare l’autonomia scolastica intesa come definizione degli obiettivi nazionali da raggiungere da parte degli studenti, attraverso una riapertura «del dialogo con il territorio attraverso Patti educativi di comunità, che ristabiliscano la passione collettiva di una comunità per la propria scuola e nel contempo la partecipazione e condivisione di una scuola che venga vista come luogo dell’integrazione e dell’inclusione sociale come base di un nuovo sviluppo». Il tutto, coinvolgendo direttamente e attivamente anche le famiglie e rilanciando gli organi collegiali.



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