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Raccomandazione e abuso d’ufficio: ultime sentenze

18 Febbraio 2021
Raccomandazione e abuso d’ufficio: ultime sentenze

La mera raccomandazione proveniente da un pubblico ufficiale non è idonea a configurare il concorso nel reato di abuso di ufficio. Quando la raccomandazione non è abuso d’ufficio.

In tema di abuso di ufficio, la mera “raccomandazione” o “segnalazione”, non costituisce una forma di concorso morale nel reato in assenza di ulteriori comportamenti positivi o coattivi che abbiano efficacia determinante sulla condotta del soggetto qualificato, atteso che la “raccomandazione” non ha di per sè un’efficacia causale sul comportamento del soggetto attivo, il quale è libero di aderire o meno alla segnalazione secondo il suo personale apprezzamento.

Cassazione penale sez. V, 16/05/2014, n.32035

Ai fini della configurabilità dell’elemento soggettivo del delitto di abuso d’ufficio, l’esistenza di una collusione tra il privato ed il pubblico ufficiale non può essere dedotta dalla mera coincidenza tra la richiesta dell’uno e il provvedimento adottato dall’altro, essendo invece necessario che il contesto fattuale, i rapporti personali tra i predetti soggetti, ovvero altri dati di contorno, dimostrino che la domanda del privato sia stata preceduta, accompagnata o seguita dall’accordo con il pubblico ufficiale o, comunque, da pressioni dirette a sollecitarlo o persuaderlo al compimento dell’atto illegittimo. (Fattispecie relativa all’illegittimo rilascio di una concessione edilizia in sanatoria).

Cassazione penale sez. VI, 21/05/2009, n.40499

In tema di abuso di ufficio, non è configurabile nella mera “raccomandazione” o nella “segnalazione” una forma di concorso morale nel reato, in assenza di ulteriori comportamenti positivi o coattivi che abbiano efficacia determinante sulla condotta del soggetto qualificato, atteso che la “raccomandazione”, come fatto a sé stante, non ha efficacia causativa sul comportamento del soggetto attivo, il quale è libero di aderire o meno alla segnalazione secondo il suo personale apprezzamento.

Cassazione penale sez. VI, 13/04/2005, n.35661

In tema di delitto di cui all’art. 323 c.p. le lettere di raccomandazione, inviate al pubblico ufficiale per ottenere un determinato atto o fatto, che rientri nei compiti di istituto, non integrano l’abusività oggettiva della ipotesi criminosa. Infatti, tale abusività criminosa consiste in un atto o fatto di potere del pubblico ufficiale che si ponga in contrasto con le norme che regolano l’attività amministrativa al fine di assicurarne la conformità all’interesse pubblico, mentre le lettere su richiamate postulano carenza di potere e valgono unicamente, quando sono rivolte a sollecitare l’atto o il fatto illegittimo, a giustificare o a sussidiare eventualmente ipotesi di concorso nel reato.

Cassazione penale sez. V, 02/05/1983

La semplice “raccomandazione”, anche se proveniente da pubblico ufficiale, non configura per ciò solo un’ipotesi di concorso nel reato di abuso d’ufficio, ma ciò solo in assenza di ulteriori comportamenti positivi che abbiano efficacia determinante sulla condotta del soggetto qualificato, a condizione quindi che la raccomandazione non abbia un’efficacia causativa sul comportamento del soggetto attivo, il quale resta libero di aderire o meno alla segnalazione secondo il suo personale apprezzamento.

Cassazione penale sez. VI, 10/11/2017, n.39913

 



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