Diritto e Fisco | Articoli

Posto di blocco: 3 conseguenze per chi non si ferma

19 Giugno 2021 | Autore:
Posto di blocco: 3 conseguenze per chi non si ferma

Quali rischi corre l’automobilista che fugge all’alt intimato dalle forze dell’ordine?

Diciamo la verità, a molti di noi capita di essere assaliti da un certo senso di timore quando ci troviamo alla guida della nostra autovettura e veniamo fermati dalle forze dell’ordine. Se è tutto in regola, allora non abbiamo nulla da temere: basta collaborare e fornire, su richiesta degli agenti, la patente e il libretto di circolazione. Cosa succede, invece, se ignoriamo l’alt intimato dalla polizia o dai carabinieri ad un posto di blocco? Sono 3 le conseguenze possibili per chi non si ferma, come verrà spiegato in questo articolo. Prima, però, di addentrarci nell’argomento è opportuno sapere che esiste una fondamentale differenza tra posto di blocco e posto di controllo.

Il posto di blocco viene istituito in situazioni eccezionali e consta di più pattuglie che controllano tutte le automobili in transito. A volte, il blocco può coinvolgere entrambi i sensi di circolazione della strada oppure vengono costituite delle corsie di canalizzazione con l’eventuale ausilio di bande chiodate antifuga e di altri strumenti analoghi idonei ad assicurarsi il rallentamento e la fermata di tutti i veicoli.

Inoltre, il posto di blocco è preceduto da un apposito cartello stradale con la scritta “Alt-Polizia”. Il posto di controllo, invece, è costituito da una sola pattuglia di forze dell’ordine, composta da due/tre agenti in uniforme che, a discrezione, fermano e controllano alcune automobili, intimando l’alt con la paletta. Di solito, viene istituito per svolgere opere di prevenzione. In entrambe le ipotesi, una cosa è comunque certa: sia che si tratti di un posto di blocco sia che si tratti di un posto di controllo, le conseguenze per chi non si ferma possono essere pesanti.

Come bisogna comportarsi se si viene fermati ad un posto di controllo

Il comportamento che il conducente deve tenere quando viene fermato ad un posto di controllo, è espressamente disciplinato dalla legge. In particolare, l’articolo 192 del Codice della strada prevede che chi circola sulle strade è tenuto a fermarsi all’invito dei funzionari, ufficiali ed agenti ai quali spetta l’espletamento dei servizi di polizia stradale, quando siano in uniforme o muniti dell’apposito segnale distintivo.

A richiesta degli agenti, il conducente deve esibire il documento di circolazione, la patente ed ogni altro documento. Gli agenti possono procedere ad ispezionare il veicolo al fine di verificare l’osservanza delle norme relative alle caratteristiche e all’equipaggiamento del veicolo medesimo. Possono, altresì, ordinare di non proseguire la marcia al conducente del veicolo, qualora i dispositivi di segnalazione visiva e di illuminazione o i pneumatici presentino difetti o irregolarità tali da determinare grave pericolo per la propria e altrui sicurezza, tenuto anche conto delle condizioni atmosferiche o della strada.

Il conducente che non si ferma ad un posto di controllo è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 87 euro a 345 euro [1] oltre alla decurtazione di 3 punti dalla patente.

Posto di blocco: cosa è previsto per chi non si ferma?

Considerato che il posto di blocco viene istituito in situazioni eccezionali (ad esempio, nell’ipotesi di fuga di detenuti dal carcere, quando si ricerca un omicida oppure quando è stato commesso un sequestro di persona) e vista la differenza esistente con il posto di controllo, sono diverse anche le sanzioni che si applicano in caso di inosservanza dell’alt.

In particolare, tre sono le conseguenze previste per il conducente che non si ferma a un posto di blocco. Più precisamente, tale soggetto:

  1. è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma, il cui importo è compreso tra 1.365 euro e 5.467 euro [2];
  2. gli vengono decurtati 10 punti dalla patente;
  3. inoltre, se nel superare il posto di blocco mette a rischio l’incolumità degli agenti nonché in generale la sicurezza degli altri utenti della strada, incorre nel reato di resistenza a pubblico ufficiale. In tale ipotesi è punito con la reclusione da un minimo di 6 mesi a un massimo di 5 anni [3]. Non è poi da escludere la possibilità di reazione da parte delle forze dell’ordine se dovessero riscontrare l’estrema pericolosità dell’automobilista, che intende forzare o ha già forzato il blocco.

Quando scatta il reato di resistenza a pubblico ufficiale?

Abbiamo appena visto che chi non si ferma all’alt della polizia o dei carabinieri commette un’infrazione al codice della strada e rischia una sanzione amministrativa e la decurtazione di punti dalla patente. Tuttavia, tale comportamento non costituisce reato tranne se il conducente, per sottrarsi allo stop intimatogli dalla pattuglia, fugge ad alta velocità, compiendo una serie prolungata di manovre rischiose e vietate tali da porre in pericolo l’incolumità degli altri conducenti o pedoni oltre che degli agenti di polizia, costretti all’inseguimento [4].

In altre parole, per integrare la fattispecie del reato di resistenza a pubblico ufficiale serve una condotta attiva, serve ad esempio che l’automobilista si dia alla fuga a bordo della propria auto, affrontando una strada stretta e affollata, zigzagando a destra e a manca, costringendo le forze dell’ordine a manovre azzardate e, di fatto, mettendo in pericolo la pubblica incolumità.

Invece, il reato non scatta quando il conducente non si ferma all’alt intimato da un agente in borghese che, dall’interno del proprio veicolo, lo invita ad accostare. In tale ipotesi, il mancato riconoscimento del pubblico ufficiale da parte del cittadino e il suo darsi alla fuga, temendo si possa trattare di un malintenzionato, anche violando il codice stradale, secondo la giurisprudenza costituirebbe uno stato di necessità.


note

[1] Art. 192 co. 6 cod. strada.

[2] Art. 192 co. 7 cod. strada.

[3] Art. 337 cod. pen.

[4] Cass. sent. n. 46239/2012; n. 5572/2011.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube