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Si può escludere un figlio dall’eredità?

27 Febbraio 2021
Si può escludere un figlio dall’eredità?

Mia sorella si disinteressa completamente di nostra madre: può essere esclusa dall’eredità?

Non è possibile estromettere completamente la sorella in quanto, per legge, i figli del de cuius, (denominati appunto “eredi legittimari”), hanno sempre diritto ad una quota dell’eredità, a prescindere dalla loro condotta quando il genitore era in vita. Peraltro, la quota legittima deve essere rispettata anche se il de cuius lascia testamento. Difatti, il de cuius può disporre tramite testamento solo parte dell’eredità (cosiddetta disponibile), dovendo rispettare le quote legittime, prefissate dalla legge, a favore degli eredi legittimari.

In altri termini, se il de cuius lascia testamento, può decidere di dare di più ad un figlio rispetto all’altro, anche per spirito di gratitudine nei confronti di colui che si sia preso cura e assistenza in vita. Tuttavia, è indispensabile che il figlio che abbia ricevuto meno, non abbia comunque subìto una lesione della quota legittima.

Più precisamente, in ipotesi, come quella in questione, di presenza di due figli e assenza del coniuge, spettano loro i 2/3 del patrimonio ereditario (da diversi in parti uguali), residuando 1/3 di quota disponibile (che, per esempio, può essere lasciata anche ad uno dei due figli, – in più rispetto alla legittima).

Se il de cuius muore senza lasciare testamento, invece, la legge stabilisce che il patrimonio ereditario si divide in parti uguali tra i due figli.

Posto che non è possibile escludere un figlio dall’eredità, le uniche cose che la madre potrebbe, quindi, fare per dare almeno “preferenza” al lettore sono le seguenti:

  • stilare testamento con il quale, rispettando le quote legittime, lascia al lettore la quota disponibile;
  • donare in vita i beni al lettore: questa operazione può rivelarsi rischiosa se, al momento dell’apertura della successione ereditaria, viene lesa la quota legittima della sorella, poiché ella potrebbe agire per revocare le donazioni o per ridurle in modo che la sua quota legittima sia reintegrata.

Purtroppo non esistono altre modalità per escludere un figlio dall’eredità e, neppure il fatto che questi si sia totalmente disinteressato al genitore in vita è motivo di indegnità a succedere.

Le cause di indegnità, infatti, sono eccezionali e sono esclusivamente quelle previste dalla legge, vale a dire:

1) chi ha volontariamente ucciso o tentato di uccidere la persona della cui successione si tratta, o il coniuge, o un discendente, o un ascendente della medesima, purché non ricorra alcuna delle cause che escludono la punibilità a norma della legge penale;

2) chi ha commesso, in danno di una di tali persone, un fatto al quale la legge dichiara applicabili le disposizioni sull’omicidio;

3) chi ha denunziato una di tali persone per reato punibile con l’ergastolo o con la reclusione per un tempo non inferiore nel minimo a tre anni, se la denunzia è stata dichiarata calunniosa in giudizio penale; ovvero ha testimoniato contro le persone medesime imputate dei predetti reati, se la testimonianza è stata dichiarata, nei confronti di lui, falsa in giudizio penale;

3 bis) chi, essendo decaduto dalla responsabilità genitoriale nei confronti della persona della cui successione si tratta a norma dell’art. 330, non è stato reintegrato nella responsabilità genitoriale alla data di apertura della successione medesima;

4) chi ha indotto con dolo o violenza la persona, della cui successione si tratta, a fare, revocare o mutare il testamento, o ne l’ha impedita;

5) chi ha soppresso, celato, o alterato il testamento dal quale la successione sarebbe stata regolata;

6) chi ha formato un testamento falso o ne ha fatto scientemente uso.

A ciò si aggiunga che, secondo la giurisprudenza maggioritaria, il fatto che solo un figlio si sia occupato del genitore anziano, non comporta automaticamente il diritto ad un “compenso” o ad una quota maggiore dell’eredità, posto che l’assistenza del genitore è un obbligo di legge al quale il figlio ha spontaneamente adempiuto.

Articolo tratto da una consulenza dell’Avv. Maria Monteleone



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