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Figlio non riconosciuto: il mantenimento è obbligatorio?

20 Giugno 2021
Figlio non riconosciuto: il mantenimento è obbligatorio?

Cosa fare se un padre non intende riconoscere il suo bambino.

Hai messo al mondo un bambino meraviglioso che adesso ha compiuto 8 anni. Il padre non lo ha mai voluto vedere, anzi è completamente sparito dalla tua vita nel momento in cui gli hai detto che eri incinta. Non ti penti di nulla, ma a volte è difficile arrivare a fine mese con un lavoro precario e l’affitto di casa da pagare.

In questo articolo parleremo del figlio non riconosciuto: il mantenimento è obbligatorio? È sempre più frequente, infatti, la prassi di abbandonare le donne una volta appresa la notizia della loro gravidanza. Secondo la legge, però, il dovere di mantenere, educare ed istruire i figli spetta ad entrambi i genitori. Pertanto, sebbene un padre non voglia assumersi le proprie responsabilità, tuttavia è possibile rivolgersi ad un tribunale per chiedere ed ottenere una sentenza che dichiari lo stato di filiazione ed obblighi il genitore a contribuire al mantenimento del figlio. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di far luce sulla questione.

Il figlio ha diritto ad essere mantenuto?

Dal momento della nascita, il figlio ha il diritto ad essere mantenuto, educato ed istruito dai genitori fino a quando non raggiunga una sua indipendenza economica. Ad esempio, se il ragazzo va via di casa per frequentare l’università, il padre e la madre sono comunque tenuti a mantenerlo. Se, invece, il figlio trova un lavoro che gli consenta di provvedere alle proprie esigenze di vita, allora non può pretendere che i genitori provvedano a lui dal punto di vista economico.

Attenzione: l’obbligo di mantenimento del figlio non viene meno neppure in caso di separazione o divorzio della coppia. In questa ipotesi, il genitore che non convive con la prole dovrà versare all’altro un contributo economico periodico, la cui entità viene calcolata, in particolare, in base alle esigenze del bambino ed al suo tenore di vita goduto prima della separazione. Tale somma, tuttavia, copre solo le spese ordinarie, cioè quelle di tutti i giorni, come l’abbigliamento, l’alimentazione, ecc. Tutte le altre spese imprevedibili ed eccezionali che dovessero rendersi necessarie (come un apparecchio ai denti, le lezioni private, un intervento chirurgico e così via) saranno divise tra mamma e papà al 50%.

Figlio non riconosciuto: il mantenimento è obbligatorio?

Se la coppia che mette al mondo un figlio è sposata, allora il bambino si presume concepito da entrambi i genitori in costanza di matrimonio. Se, invece, la coppia è convivente è necessario effettuare il riconoscimento. In altre parole, la madre e il padre, congiuntamente o disgiuntamente, devono dichiarare di essere i genitori del bambino.

Per effettuare il riconoscimento è necessario:

  • avere compiuto almeno 14 anni;
  • non essere costretti con violenza;
  • non essere interdetti.

Supponiamo che il figlio sia stato riconosciuto solamente dalla madre. In tal caso, il mantenimento sarà a carico della donna che, tuttavia, potrà ricorrere in tribunale per ottenere la dichiarazione giudiziale di paternità. Vediamo subito di cosa si tratta.

Come ti ho già anticipato, le coppie che non sono unite in matrimonio devono riconoscere il figlio nell’atto di nascita, mediante una dichiarazione resa dinanzi all’ufficiale di Stato civile, in un atto pubblico oppure in un testamento (in quest’ultimo caso, gli effetti si producono dopo la morte del testatore).

In difetto di uno spontaneo riconoscimento, la paternità e la maternità potranno essere anche accertati dal giudice. In questa ipotesi, l’azione può essere promossa:

  • dal figlio maggiorenne: in qualsiasi momento perché è imprescrittibile. Se il figlio muore prima di aver promosso l’azione, questa può essere anche attivata o proseguita, entro due anni, dai suoi eredi;
  • dal genitore o dal tutore che agiscono nell’interesse del minore.

Ma come si dimostra la paternità o la maternità? Ebbene, la legge non pone preclusioni in quanto la prova può essere fornita con ogni mezzo. Tuttavia, per quanto riguarda la paternità, non è sufficiente la sola dichiarazione della madre oppure la sola esistenza – all’epoca del concepimento – dei rapporti con il presunto padre. Occorrono, infatti, prove ulteriori come, ad esempio, una testimonianza che confermi il legame sentimentale tra i due genitori.

In ogni caso, la prova regina è costituita dal Dna che, attraverso il prelievo di sangue, è in grado di confermare o meno la parentela tra il bambino e il presunto genitore.

In caso di rifiuto ingiustificato dell’uomo di sottoporsi all’esame in questione, il giudice, nell’interesse del minore, potrebbe valutare tale condotta come tacito riconoscimento, ossia come un’implicita ammissione di paternità.

Quali sono gli effetti della dichiarazione di paternità?

Il procedimento che ti ho descritto poc’anzi si conclude con la sentenza che dichiara il rapporto di filiazione e produce i medesimi effetti del riconoscimento.

Pertanto, colui che viene dichiarato genitore ha l’obbligo di provvedere al mantenimento del figlio e, per tornare all’esempio precedente, la madre potrà agire giudizialmente per ottenere il rimborso pro quota delle spese sostenute per il piccolo fin dal momento della sua nascita. Naturalmente, occorre allegare la prova che tali esborsi siano stati effettuati nell’interesse del minore. Qualora, il genitore, anche a seguito del riconoscimento, si rifiuti di provvedere al mantenimento rischia una condanna per il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare punito dal Codice penale con la reclusione fino a un anno o con la multa da 103 euro a 1032 euro.



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1 Commento

  1. Qualora, il genitore, anche a seguito del riconoscimento, si rifiuti di provvedere al mantenimento rischia una condanna per il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare punito dal Codice penale con la reclusione fino a un anno o con la multa da 103 euro a 1032 euro.
    Finisce senza nulla pagare o vi è un azione coatta da parte del giudice prelievo denaro ?

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