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Pignoramento stipendio: che succede se mi licenzio?

18 Febbraio 2021
Pignoramento stipendio: che succede se mi licenzio?

Il pignoramento in corso sulla busta paga si sposta automaticamente sul Tfr e sull’assegno di disoccupazione dell’Inps?

Un nostro lettore ci chiede: «Se ho un pignoramento sullo stipendio, che succede se mi licenzio?». Tutto nasce da un vecchio debito non pagato, in forza del quale il creditore ha avviato, nei suoi riguardi, la procedura di esecuzione forzata. Ora, è in corso un pignoramento presso terzi; di conseguenza, con cadenza mensile, il suo datore di lavoro effettua una trattenuta del quinto dalla busta paga che versa al creditore. Ci chiede pertanto cosa succederebbe se dovesse dimettersi o suscitare un licenziamento da parte dell’azienda: «Il creditore potrebbe rivalersi sul Tfr ed eventualmente sulla disoccupazione versata dall’Inps?». Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Pignoramento stipendio: come funziona?

Dopo l’udienza in tribunale e l’emissione del decreto con cui il giudice assegna al creditore le somme nel frattempo accantonate dall’azienda, il pignoramento dello stipendio opera in automatico su tutte le successive buste paga fino a quando il debito non viene estinto. Il datore di lavoro è quindi tenuto a fare una trattenuta del 20% sul netto dello stipendio del dipendente per poi versare tali importi direttamente al creditore.

Pignoramento stipendio: per quanto tempo dura?

Come anticipato, il pignoramento dello stipendio resta in piedi fino a quando il debito non viene estinto. Tuttavia, potrebbe cessare anche in caso di cessazione del rapporto di lavoro: sia che ciò dipenda da un atto di dimissioni volontarie del dipendente, che da un licenziamento intimato dall’azienda, che da una risoluzione consensuale del contratto stipulata da ambedue le parti.

Pignoramento stipendio: che fine fa se mi licenzio?

Chi si dimette spontaneamente ha diritto ad ottenere immediatamente il Tfr, ossia il trattamento di fine rapporto. Non può però richiedere all’Inps la Naspi, ossia l’indennità di disoccupazione. Quest’ultima infatti spetta solo a chi perde involontariamente il proprio posto di lavoro: è il caso del licenziamento (anche se per motivi disciplinari) e delle dimissioni per giusta causa (quelle cioè obbligate da un comportamento colpevole del datore come, ad esempio, il mancato pagamento dello stipendio, il mobbing, le vessazioni, ecc.).

La legge impone al datore di lavoro, all’atto dello scioglimento del rapporto di lavoro, di “dirottare” automaticamente il pignoramento in corso dallo stipendio al Tfr, trattenendo non più di un quinto di quest’ultimo (ovviamente, se il debito è inferiore, verrà trattenuta solo la parte necessaria a coprire il residuo debito). 

Dunque, il dipendente che si dimette riceve sì il Tfr ma al netto delle somme trattenute per conto del creditore e comunque fino a concorrenza del credito. 

Pignoramento stipendio: che fine fa se mi licenziano?

Lo stesso succede in caso di licenziamento determinato da una scelta aziendale: anche in questo caso, il pignoramento passa direttamente al quinto del Tfr, senza necessità di una nuova procedura di esecuzione forzata.

Pignoramento della disoccupazione: è possibile?

Come abbiamo visto, l’assegno di disoccupazione spetta al dipendente solo in caso di licenziamento o di dimissioni determinate da giusta causa. Non spetta quando le dimissioni sono il frutto di una scelta volontaria (determinata, ad esempio, dalla volontà di cambiare lavoro). 

Il creditore però non può pignorare la disoccupazione: la Naspi è infatti un sussidio di disoccupazione che è escluso, per legge, dalle somme pignorabili. Pertanto, l’importo verrà erogato integralmente al dipendente, anche se questi non ha ancora soddisfatto tutto il credito per il quale riceveva prima la trattenuta sullo stipendio.

Che succede se vengo assunto da un’altra azienda?

Potrebbe succedere che il dipendente, che abbia subito il pignoramento dello stipendio, all’esito delle dimissioni dal lavoro si faccia assumere da un’altra azienda. In questo caso, il precedente pignoramento non si sposta sul nuovo stipendio. Il creditore dovrà allora avviare una seconda procedura, ricorrendo all’ufficiale giudiziario, proprio come aveva fatto in precedenza. 

Ma come fa il creditore a sapere del nuovo lavoro? Egli può venirne a conoscenza consultando l’Anagrafe tributaria, un registro presso l’Agenzia delle Entrate che indica i rapporti di lavoro stretti dal debitore: ad esso ha diritto ad accedere su richiesta al presidente del tribunale. 



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