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Avvocato: quando deve iscriversi alla Gestione separata Inps?

19 Febbraio 2021 | Autore:
Avvocato: quando deve iscriversi alla Gestione separata Inps?

Obbligo previdenziale di iscrizione alla Cassa Forense o all’Inps: conta l’abitualità della professione, non il reddito. Le norme, i casi e le sentenze.

Non tutti gli avvocati sono iscritti alla Cassa nazionale di previdenza forense. Ci sono alcuni professionisti che, per disposizione normativa o per circostanze di fatto, sono, o si ritengono, esclusi dall’obbligo, soprattutto quando non raggiungono un certo reddito minimo o non svolgono l’attività. Questo però non esclude che in parecchi casi anche questi legali siano tenuti all’iscrizione della Gestione separata Inps che, dal 1996, comprende anche i soggetti che esercitano abitualmente un’attività di lavoro autonomo e non sono iscritti alle rispettive Casse previdenziali di categoria. Per non sbagliare e rispettare gli adempimenti previdenziali ci si deve chiedere, quindi, quando gli avvocati devono iscriversi alla Gestione separata Inps.

Una nuova sentenza della Corte di Cassazione [1] ha chiarito a tal proposito alcuni importanti aspetti, laddove ha stabilito che l’avvocato ha l’obbligo di iscrizione alla Gestione separata anche quando non raggiunge i minimi previsti per l’iscrizione alla Cassa forense – e, dunque, guadagna meno di 5mila euro l’anno – se esercita l’attività professionale in modo abituale, anche se non esclusivo.

Gestione separata Inps: chi deve iscriversi

Le norme di legge sulla Gestione separata Inps [2] prevedono, tra l’altro e per ciò che qui più interessa, che «sono tenuti all’iscrizione presso una apposita Gestione separata, presso l’Inps, e finalizzata all’estensione dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti, i soggetti che esercitano per professione abituale, ancorché non esclusiva, attività di lavoro autonomo» [3].

Siccome la formulazione della norma non era felice e lasciava adito a dubbi, è intervenuta una legge di interpretazione autentica [4] per chiarire che i soggetti obbligati all’iscrizione alla Gestione separata comprendono coloro «che svolgono attività il cui esercizio non sia subordinato all’iscrizione ad appositi albi professionali, ovvero attività non soggette al versamento contributivo agli enti di cui al comma 11, in base ai rispettivi statuti e ordinamenti».

Così l’obbligo per gli avvocati di iscriversi alla Gestione separata Inps è stato slegato dall’iscrizione alla Cassa di previdenza forense ed anche ai versamenti contributivi da essa previsti.

Iscrizione all’Albo avvocati e gestione separata

Questo quadro normativo comporta che l’avvenuta iscrizione dell’avvocato all’Albo non è un requisito che possa evitare (ma nemmeno, come vedremo, imporre) l’obbligo di iscrizione in Gestione separata: i due tipi di contribuzione sono diversi, ma possono essere concorrenti.

La Corte di Cassazione ha infatti chiarito da tempo [5] che l’obbligo di iscrizione alla Gestione separata Inps sussiste anche per gli avvocati che non sono iscritti alla Cassa di previdenza forense, alla quale abbiano versato solo il contributo integrativo necessario per l’iscrizione all’Albo: da tale versamento non consegue la costituzione di alcuna posizione previdenziale.

Avvocati: quando non c’è obbligo di iscrizione alla Gestione separata

L’obbligo di iscriversi alla Gestione separata non sussiste, invece, nel caso in cui il reddito prodotto dall’attività professionale sia già stato interamente coperto dall’obbligo assicurativo gestito dalla Cassa previdenziale forense [6].

Quindi, ai fini dell’iscrizione alla Gestione separata Inps, come vedremo meglio tra poco, non rileva neppure il mancato raggiungimento della soglia reddituale prevista dalla legge [7] e specificata nei regolamenti di Cassa forense per imporre agli avvocati il relativo obbligo di iscrizione ad essa; tutto ciò a meno che l’attività non venga svolta (a decorrere dal 1° gennaio 2004 in poi) in forma del tutto occasionale.

Avvocato al di sotto dei minimi reddituali deve iscriversi alla Gestione separata?

La più recente sentenza della Suprema Corte cui abbiamo accennato in apertura ha stabilito che l’avvocato deve iscriversi alla Gestione separata Inps anche se guadagna meno di 5mila euro l’anno.

Nel ragionamento svolto dalla Suprema Corte, a far sorgere l’obbligo di iscrizione non è il requisito reddituale, bensì lo svolgimento dell’attività forense in forma abituale. In concreto, ciò può essere accertato esaminando e valutando le circostanze di fatto, come l’avvenuta iscrizione all’Ordine, l’apertura della partita Iva e la presenza di uno studio professionale.

Non c’è, invece, alcun automatismo che possa far ritenere come svolta in forma abituale un’attività, come quella tipica dell’avvocato, che per legge deve svolgersi soltanto a seguito dell’iscrizione all’Ordine professionale.

E allora il reddito mantenuto al di sotto della soglia dei 5mila euro annui può rappresentare un indizio dello svolgimento dell’attività in forma occasionale, anziché abituale; in tal caso, l’obbligo di iscrizione alla Gestione separata Inps non sussiste.

Come si accerta l’abitualità di esercizio della professione

Dunque in definitiva, secondo l’insegnamento fornito dalla Corte di Cassazione, non c’è una presunzione legale assoluta che impone di ritenere abituale l’attività professionale per la quale è richiesta l’iscrizione all’Ordine; il requisito dell’abitualità deve, invece, essere – puntualizza il Collegio – «accertato in punto di fatto» e caso per caso, anche attraverso le presunzioni che possono fornire indizi di svolgimento dell’attività tipica dell’avvocato in modo abituale e che a loro volta possono essere smentite da presunzioni di segno contrario.

La rilevanza del reddito ai fini dell’iscrizione alla Gestione separata

In ogni caso, la sentenza sottolinea che «l’abitualità di cui si discute deve essere apprezzata nella sua dimensione di scelta ex ante del libero professionista, coerentemente con la disciplina che è propria delle gestioni dei lavoratori autonomi, e non invece come conseguenza ex post desumibile dall’ammontare del reddito prodotto, dal momento che ciò tornerebbe ad ancorare il requisito dell’iscrizione alla Gestione separata alla produzione di un reddito superiore alla soglia [7] che invece, come detto, rileva ai fini dell’assoggettamento a contribuzione di attività libero-professionali svolte in forma occasionale».

Per conoscere tutte le più recenti pronunce giurisprudenziali sul punto leggi “Avvocato e iscrizione alla Gestione separata Inps: ultime sentenze“.


note

[1] Cass. Sez. Lavoro, sent. n. 4419/21 del 18 febbraio 2021.

[2] Art. 2, comma 26, Legge n.335/1995 (c.d. “Riforma Dini” del sistema pensionistico).

[3] Art. 49 D.P.R. n. 917/1986 (Testo Unico delle Imposte sui Redditi).

[4] Art. 18 co. 12 D.L. n. 98/2011.

[5] Cass. ord. n. 1000/20 del 17 gennaio 2020.

[6] Cass. sent. n. 32167/2018.

[7] Art. 44, comma 2, D.L. n. 269/2003.


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