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Testamento digitale: cos’è e come funziona?

21 Giugno 2021 | Autore:
Testamento digitale: cos’è e come funziona?

Eredità digitale: come gestire password e documenti informatici dopo la morte del titolare? Cos’è il mandato post mortem? Chi è l’esecutore testamentario?

Tutti sanno che il testamento è quell’atto di ultima volontà con cui si dispone delle proprie sostanze per il tempo in cui non si sarà più in vita. Quando la legge ha pensato a questo strumento per regolare i propri affari anche dopo la morte non avrebbe di certo potuto immaginare che le persone, grazie alla tecnologia, avrebbero avuto un’identità digitale in qualche modo in grado di sopravvivere al proprio titolare. Basti pensare ai molteplici account sui social network oppure alle credenziali di accesso ai servizi di home banking. Che fine fanno tutti questi dati alla morte della persona cui si riferiscono? È proprio a questi problemi che cerca di dare soluzione il testamento digitale. Cos’è e come funziona?

Sin da subito, va detto che la legge italiana nulla prevede in merito alla cosiddetta eredità digitale, cioè all’eredità che proprio il testamento digitale dovrebbe regolare. Di conseguenza, non esiste (ancora) uno strumento ad hoc che la legge ha predisposto per disciplinare questo particolare fenomeno successorio. Come vedremo, il testamento classico è inidoneo a tutelare la segretezza dell’eredità digitale; pertanto, si dovrà ricorrere a strumenti alternativi per disciplinare la successione dei dati che consentono l’accesso alle molteplici identità personali di individuo non più in vita. Se l’argomento ti interessa e vuoi sapere cos’è e come funziona il testamento digitale, prosegui nella lettura.

Eredità digitale: cos’è?

Per eredità digitale si intende l’insieme di informazioni e documenti informatici (come file, password, credenziali, archivi elettronici di dati, account per la fruizione di beni o servizi digitali, ecc.) che sopravvivono alla morte del loro titolare.

In pratica, rientrano nella nozione di eredità digitale tutti servizi e le identità virtuali a cui si accede mediante Internet: si pensi al profilo Facebook o Instagram, alle caselle di posta elettronica e agli account utili per ottenere servizi in streaming.

Testamento digitale: cos’è?

Il testamento digitale è lo strumento con cui regolare la propria eredità digitale. Detto in altre parole, il testamento digitale serve per disciplinare la successione di tutti quei dati e informazioni che riguardano il mondo tecnologico e informatico.

Con il testamento digitale, in pratica, si può disporre, per quando non si sarà più in vita, delle password di accesso ai servizi telematici, come ad esempio quelle che riguardano il conto corrente bancario online, oppure stabilire la sorte degli account social e delle altre identità virtuali. Si pensi alla persona deceduta che abbia un profilo Facebook; alla sua morte, il profilo continuerà ad essere attivo in quanto, a meno che qualcuno non abbia le credenziali di accesso, nessuno può apportarvi modifiche.

Il testamento digitale è pertanto uno strumento molto importante che, col tempo, diverrà indispensabile in quanto il mondo digitale sta sempre più inglobando quello reale; ben presto, ogni tipo di servizio sarà accessibile solamente mediante accesso a Internet mediante credenziali riservate (pin, password, spid, ecc.). Basti pensare alla lotta al contante e ai pagamenti tracciabili: c’è da immaginare che tra qualche anno ogni tipo di transazione potrà avvenire solamente accedendo alla propria identità digitale e acconsentendo all’operazione.

Testamento digitale: come funziona?

Il funzionamento del testamento digitale può soltanto essere immaginato in quanto, al momento, non esiste uno strumento predisposto dalla legge per gestire la propria eredità digitale.

Esistono tuttavia diversi mezzi messi a disposizione dalle singole piattaforme. Ad esempio, Facebook consente di indicare un contatto erede che potrà scrivere un post di addio sul proprio profilo, rispondere ad eventuali richieste di amicizia, cambiare l’immagine di copertina, chiedere la disattivazione dell’account ed eventualmente scaricare una copia di ciò che è stato pubblicato e condiviso.

Google (con la funzione Inactive Account) permette di scegliere fino a dieci persone per gestire il profilo dopo la scomparsa del titolare.

In ogni caso, anche in assenza di una vera e propria procedura certificata, è sempre possibile ottenere la disattivazione di un profilo social oppure di altro account (quello di posta elettronica, ad esempio) inviando alla società che gestisce il servizio i documenti che dimostrano il decesso del titolare. Lo stesso accade, per ovvie ragioni, per i conti correnti online: i parenti del defunto possono ottenere la liquidazione di quanto loro spettante in virtù della successione ereditaria esibendo la documentazione (certificato di morte, testamento, ecc.) che attesta il decesso del soggetto.

Testamento digitale: come si fa?

Come detto, pur non esistendo uno strumento previsto dalla legge per regolare la propria eredità digitale, ci sono diversi modi per poter sopperire all’assenza di un vero testamento digitale. Di seguito, vedremo alcuni negozi giuridici che consentono, in astratto, di disciplinare gli aspetti sinora visti.

Mandato post mortem: cos’è?

Innanzitutto, si può pensare di regolare la propria eredità digitale mediante un mandato post mortem. Di cosa si tratta? Il mandato post mortem è un contratto in forza del quale il mandatario si obbliga, nei confronti del mandante, a compiere determinati atti giuridici per conto di quest’ultimo dopo la sua morte.

In altre parole, l’esecuzione del contratto è differita al momento della morte del mandante e si estrinseca in un’attività materiale o in un atto esecutivo rispetto ad un’attribuzione patrimoniale già realizzata in vita.

Affinché questo speciale mandato post mortem sia efficace, però, occorre che il mandatario sia delegato solamente al compimento di atti meramente materiali, come può essere, ad esempio, la disattivazione dei profili social oppure la cancellazione di account.

Non è possibile che il mandatario sia incaricato di compiere attività giuridiche oppure di ricevere parte dell’eredità perché, altrimenti, il contratto sarebbe nullo per violazione del divieto di patti successori: secondo la legge, infatti, non è possibile disporre della propria eredità se non con testamento.

Il mandato post mortem rappresenta dunque uno strumento per poter attuare un vero e proprio testamento digitale.

Esecutore testamentario: chi è e cosa fa?

Un altro modo di regolare la propria eredità digitale è quello di affidarsi a un esecutore testamentario.

L’esecutore testamentario è la persona di fiducia del testatore, ovvero colui al quale viene dato l’incarico di curare che siano esattamente eseguite le ultime volontà scritte nel testamento. Per definizione, non può che essere nominato in un testamento, indipendentemente dalla forma adottata. Si ricorre alla nomina di un esecutore quando il testamento si compone di disposizioni che necessitano di un’attuazione.

L’esecutore testamentario eseguirebbe le volontà del defunto esattamente come il mandatario post mortem. Il problema di affidare la cura della propria eredità digitale a un esecutore testamentario riguarda il fatto che quest’ultimo non è obbligato ad accettare l’incarico, potendo anche rifiutarlo. In quest’ultima ipotesi, il testamento digitale verrebbe di fatto non eseguito.

Testamento ordinario per l’eredità digitale

Nulla vieta che una persona, all’interno del proprio ordinario testamento, domandi agli eredi di occuparsi della gestione della propria eredità digitale, chiedendo di disattivare gli account social e di sistemare tutti i profili virtuali esistenti.

Il problema della disciplina dell’eredità digitale mediante tradizionale testamento riguarda però la scarsa privacy che questo strumento garantisce. Per la precisione, la segretezza delle credenziali di accesso scritte all’interno di una scheda testamentaria cartacea potrebbe facilmente essere violata se l’atto venisse trovato.

Inoltre, va ricordato che il testamento olografo va pubblicato: di conseguenza, vi è il rischio che molteplici persone possano venire a conoscenza di password e altre credenziali riservate.



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