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Chi paga l’indennità di mancato preavviso?

20 Giugno 2021
Chi paga l’indennità di mancato preavviso?

È possibile recedere dal contratto di lavoro a tempo indeterminato rispettando un periodo di preavviso previsto dal contratto collettivo.

Sei un lavoratore dipendente ed hai ricevuto una lettera di licenziamento per giustificato motivo oggettivo. Nella comunicazione, c’è scritto che il rapporto cesserà con effetto immediato e che ti verrà erogata, insieme alle competenze di fine rapporto, l’indennità di mancato preavviso. Ti chiedi chi deve pagare questo importo.

Nell’ambito del rapporto di lavoro a tempo indeterminato, ciascuna delle parti può esercitare la facoltà di recesso e porre fine alla relazione contrattuale. La comunicazione delle dimissioni o del licenziamento, tuttavia, deve avvenire nel rispetto dei periodi di preavviso previsti dal contratto collettivo applicato al rapporto di lavoro. Se una parte recede dal contratto di lavoro senza rispettare tale periodo dovrà erogare all’altra l’indennità sostitutiva del preavviso, pari alla retribuzione del lavoratore che sarebbe spettata per il periodo di preavviso.

Ma chi paga l’indennità di mancato preavviso? Come vedremo, l’obbligo di erogare tale importo non grava solo sul datore di lavoro ma anche sul dipendente che si dimette senza rispettare i termini di disdetta contrattuali.

Recesso dal contratto di lavoro: come funziona?

Nel nostro ordinamento, la facoltà delle parti, in un contratto di lavoro, di recedere dal rapporto dipende dalla durata della relazione contrattuale. In caso di contratto di lavoro a tempo determinato, le parti si sono impegnate a dare esecuzione al rapporto fino alla data di scadenza indicata nella lettera di assunzione. Ne consegue, dunque, che non è consentito né al datore di lavoro né al lavoratore il recesso ante tempus, salvo il caso della giusta causa [1], ossia, un gravissimo inadempimento di una delle parti che impedisce all’altra la prosecuzione, anche solo momentanea, del rapporto.

Viceversa, se il contratto di lavoro è a tempo indeterminato, le parti possono recedere dal rapporto in ogni momento non essendo ammessi, nel nostro ordinamento, i cosiddetti vincoli perpetui.

Una delle particolarità del recesso dal contratto di lavoro è rappresentata dalle definizioni. Il recesso del dipendente viene, infatti, definito “dimissioni” mentre il recesso del datore di lavoro si definisce “licenziamento”.

Il recesso dal rapporto di lavoro pone, tuttavia, un’esigenza di protezione sociale nei confronti del lavoratore. Proprio per questo, il dipendente può dimettersi in ogni momento, in modo libero e volontario, mentre il datore di lavoro può licenziare il lavoratore solo se è in grado di dimostrare la sussistenza di una giusta causa o di un giustificato motivo di licenziamento [2].

Recesso dal contratto di lavoro: il preavviso contrattuale

La legge [3], fermo restando il diritto delle parti del contratto di lavoro di recedere, prevede che, nell’esercizio di tale facoltà, venga rispettato il periodo di preavviso contrattuale previsto dal contratto collettivo di lavoro applicato. Il preavviso ha un’importante funzione di tutela della controparte.

In particolare, il preavviso di licenziamento consente al lavoratore di non essere licenziato in tronco, dall’oggi al domani, e di avere un periodo di tempo per cercare un’altra occupazione. Parimenti, il preavviso di dimissioni, consente al datore di lavoro di poter disporre del tempo necessario ad organizzare l’attività lavorativa senza l’apporto professionale del dipendente dimissionario.

La durata del preavviso viene indicata dai contratti collettivi e dipende, solitamente, dall’anzianità di servizio, dalla categoria legale e dal livello di inquadramento del lavoratore. In alcuni Ccnl, si prevedono delle tempistiche diverse per il preavviso di dimissioni ed il preavviso di licenziamento.

Cos’è l’indennità di mancato preavviso?

La legge prevede che la parte che recede dal rapporto di lavoro senza rispettare il preavviso contrattuale debba versare all’altra l’indennità di mancato preavviso. Si tratta di un importo pari alla retribuzione che il lavoratore avrebbe percepito nel periodo di preavviso non prestato. Possono essere chiamati a pagare l’indennità sostitutiva del preavviso, dunque, sia il datore di lavoro che il lavoratore in base al soggetto che esercita il diritto di recesso senza il rispetto del preavviso contrattuale.

Per quanto concerne il calcolo dell’indennità di mancato preavviso, la legge [4] prevede che debbano essere computati in tale importo tutti gli elementi retributivi fissi erogati al dipendente su base non occasionale nonché la media dei bonus percepiti dal dipendente negli ultimi tre anni oppure, in caso di rapporto di durata inferiore, per tutta la durata del contratto intercorso.


note

[1] Art. 2119 cod. civ.

[2] Artt. 1 e 3, L. 604/1966.

[3] Art. 2118 cod. civ.

[4] Art. 2121 cod. civ.


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