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Quali attività sono compatibili con l’avvocato?

22 Giugno 2021 | Autore:
Quali attività sono compatibili con l’avvocato?

Quando la professione legale può essere esercitata con altre attività?

La professione dell’avvocato è stata sempre molto ambita. Tuttavia, se fino a qualche anno fa, almeno nell’immaginario collettivo, era sinonimo di prestigio e soprattutto di lauti guadagni, attualmente, molti fanno fatica ad arrivare a fine mese. La ragione di ciò è presto detta: l’elevato numero di avvocati, la concorrenza, a volte sleale, esistente tra gli stessi, l’obbligo della stipula della polizia professionale e gli oneri connessi all’iscrizione alla cassa di previdenza forense, hanno fatto crescere i costi e diminuito i guadagni.

Ma un legale può esercitare la propria professione e contemporaneamente svolgere altre attività? Quali attività sono compatibili con l’avvocato? Ad una prima lettura della legge professionale e del codice deontologico risulta evidente l’esistenza di una corposa lista di incompatibilità, che indurrebbe a rispondere negativamente.

Peraltro, in caso di violazione dei divieti contenuti nelle predette normative, l’avvocato può essere sottoposto a una procedura disciplinare, con la conseguente applicazione di una sanzione, sempreché sia accertato l’indebito svolgimento. In realtà, esistono delle eccezioni ovvero delle attività compatibili con l’esercizio della professione legale.

Quali attività sono compatibili con l’avvocato

Le ipotesi in cui non sussiste alcuna incompatibilità con la professione legale sono diverse.

In particolare, all’avvocato è consentito:

  1. svolgere attività di carattere scientifico, letterario, artistico o culturale anche se in maniera continuativa ed organizzata;
  2. iscriversi a determinati albi professionali. Più precisamente, all’albo dei dottori commercialisti ed esperti contabili, all’albo dei giornalisti pubblicisti e all’albo dei consulenti del lavoro;
  3. iscriversi nel registro dei revisori contabili;
  4. assumere incarichi di gestione e vigilanza nelle procedure di fallimento o liquidazione ed in tutte le procedure di gestione della crisi d’impresa.

Inoltre, l’avvocato può essere socio/amministratore/consigliere/presidente del consiglio di amministrazione di enti e consorzi pubblici o società con capitale di provenienza esclusivamente pubblica. Altresì, l’avvocato può essere socio o amministratore di società qualora l’attività della stessa sia limitata all’amministrazione di beni, personali o familiari.

La commissione consultiva del Cnf (Consiglio nazionale forense) nel 2013, ha precisato che, alla luce della legge di riforma dell’ordinamento professionale forense, non sussiste incompatibilità con la professione di amministratore di condominio, posto che la relativa nomina non instaura un rapporto di subordinazione con l’ente condominiale. Lo stesso organo, nel 2016, ha puntualizzato che non è possibile la contemporanea iscrizione all’albo dei geometri.

Quali attività sono incompatibili con l’avvocato

La legge che regola la professione forense [1] disciplina le ipotesi di attività incompatibili con l’avvocato.

Nello specifico, si tratta di:

  • qualsiasi tipo di attività di lavoro autonomo che viene svolta in maniera continuativa, organizzata e professionale;
  • l’esercizio della professione di notaio;
  • ogni tipo di attività di impresa commerciale, sia in nome proprio sia per conto di altri;
  • la qualità di socio illimitatamente responsabile o di amministratore di società di persone (ovvero società semplici, società in nome collettivo e società in accomandita semplice) che svolgono attività commerciale;
  • la qualità di amministratore unico o consigliere delegato di società di capitali, anche in forma di cooperativa, e di presidente del consiglio di amministrazione con poteri gestionali;
  • l’esercizio di attività di lavoro subordinato, anche se con orario di lavoro limitato (vedi un contratto part-time).

Il codice di deontologia forense, inoltre, impone all’avvocato di evitare lo svolgimento di attività che non sono comunque compatibili con i doveri di indipendenza, dignità e decoro della professione.

Cosa succede se l’avvocato svolge attività incompatibili

L’avvocato che svolge attività incompatibili in violazione del divieto previsto dalla legge che regola la professione forense oltre che dal codice deontologico, rischia di subire un procedimento disciplinare da parte dell’ordine professionale al quale appartiene. In questo caso, la competenza a decidere spetta al Collegio di disciplina distrettuale.

Se viene accertato l’indebito svolgimento di un’attività incompatibile, l’avvocato è punito con l’applicazione di una sanzione.

Più precisamente, a seconda della gravità del comportamento tenuto, del danno eventualmente cagionato ai clienti e alla classe forense e degli eventuali precedenti illeciti disciplinari, può essere comminata la sanzione:

  1. dell’avvertimento;
  2. della censura;
  3. della sospensione dell’esercizio della professione da due mesi a cinque anni;
  4. della radiazione dall’albo.

Contro la decisione pronunciata dal Collegio di disciplina distrettuale, l’avvocato può proporre impugnazione dinanzi alla sezione disciplinare del Consiglio nazionale forense. Contro la decisione di quest’ultima, può presentare ricorso alle Sezioni unite della Corte di Cassazione.

Attività incompatibili: che fine fanno i contributi versati?

Se il giudice di merito accerta una situazione di incompatibilità con l’esercizio della professione legale e con l’iscrizione al relativo albo degli avvocati, ciò comporta l’inesistenza del rapporto previdenziale con la cassa di previdenza forense. Pertanto, vengono meno i diritti e gli obblighi del soggetto iscritto, sebbene l’incompatibilità non sia stata accertata né perseguita con un procedimento disciplinare.

Pertanto, l’avvocato rimasto illegittimamente iscritto all’albo, ha diritto alla restituzione dei contributi versati ai sensi dell’articolo 2033 del Codice civile [2].


note

[1] Art. 18 L. n. 247/2012.

[2] Cass. Civ. Sez. Lavoro sent. del 30.10.2020.


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