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Saldo e stralcio con il Fisco: si può?

21 Febbraio 2021
Saldo e stralcio con il Fisco: si può?

Come chiudere i debiti con un accordo con l’Agenzia delle Entrate, l’Inps, il Comune o la Regione: il caso delle cartelle esattoriali e degli accertamenti fiscali. 

Ripianare i debiti con il Fisco è apparentemente più difficile che con qualsiasi altro creditore. Da un lato, infatti, l’Erario non accetta accordi personalizzati; dall’altro lato, le azioni per il recupero dei crediti sono di solito sottratte ad ogni logica di convenienza economica: sicché, ben può l’Agenzia delle Entrate attivare la macchina della riscossione anche per importi modesti, attività che un creditore privato non farebbe mai. 

Di qui, il quesito che comunemente ci si pone: si può chiedere un saldo e stralcio con il Fisco? Come estinguere i debiti derivanti da accertamenti fiscali, cartelle esattoriali, tasse e imposte non pagate ma che, negli anni, si sono accumulate? 

Si parla spesso di saldo e stralcio con il Fisco ma in pochi sanno ciò che effettivamente si può fare. Ecco allora degli importanti chiarimenti in merito.

Cos’è un saldo e stralcio?

Prima di spiegare se sia possibile concludere un saldo e stralcio con il Fisco (laddove con “il Fisco” intendiamo non solo l’Agenzia delle Entrate, ma anche il Comune, la Regione, la Provincia, l’Inps), dobbiamo chiarire cos’è un saldo e stralcio.

Il saldo e stralcio è un accordo stretto tra il creditore e il debitore: con esso i due pongono fine ad una lite in merito ad un’obbligazione non adempiuta. In particolare, il debitore accetta di pagare una parte della somma rivendicata dal creditore a fronte della rinuncia, da parte di quest’ultimo, al residuo importo. 

Potremmo volgarmente dire che il saldo e stralcio non è altro che uno sconto riconosciuto dal creditore in cambio di un pagamento immediato o, comunque, eseguito in poche rate. 

Tale accordo si risolve, di solito, in un vantaggio per entrambe le parti: consente al creditore di ottenere, in breve tempo e senza ricorrere al giudice, i soldi che gli spettano (risparmiando così anche sulle spese legali); nello stesso tempo, il debitore ottiene una riduzione quantitativa del debito, potendo così liberarsi definitivamente della pendenza. 

Come si chiude un saldo e stralcio?

Per chiudere un saldo e stralcio è ovviamente necessario l’accordo delle parti. Il saldo e stralcio non è un diritto né del creditore, né del debitore. Esso difatti è un normalissimo contratto, tecnicamente chiamato transazione. Con la transazione le parti rinunciano parzialmente alle rispettive pretese allo scopo di comporre una lite in corso.

Non esiste quindi uno schema predefinito di saldo e stralcio: la legge lascia le parti completamente libere di “personalizzare” l’accordo per come meglio credono. Quindi, lo sconto potrà essere più o meno ampio, arrivando anche a superare il 50% se il creditore lo consente. Così come i termini di pagamento potranno avvenire in un’unica soluzione o anche in più rate. 

Si può avere un saldo e stralcio con il Fisco?

Il concetto di saldo e stralcio con il Fisco è entrato, nel nostro ordinamento, con la legge di bilancio del 2019 che ha consentito una definizione agevolata delle cartelle esattoriali: una sorta di «pace fiscale», così com’è stata definita dai media. Si è trattato però di una misura spot, con una data di scadenza, che ha consentito ai contribuenti rientranti in tale finestra temporale di chiedere una riduzione dei debiti con il Fisco a fronte dell’impegno a pagare in poche rate. 

Il saldo e stralcio delle cartelle esattoriali non è stato più rinnovato, sicché oggi non è più possibile richiedere tale beneficio (maggiori dettagli nell’articolo: Pace fiscale: come funziona il saldo e stralcio delle cartelle).

Non resta quindi da vedere se, al di là di tale misura ormai “scaduta”, sia possibile in generale ottenere un saldo e stralcio con il Fisco. La risposta è negativa: la legge definisce solo alcuni strumenti per accordarsi con il Fisco, ma non ammette accordi personalizzati. Chi ha debiti fiscali non può quindi presentarsi presso l’ufficio dell’amministrazione e chiedere una riduzione dell’importo dovuto, neanche dimostrando di non aver soldi a sufficienza per pagare. 

La ragione di questa tendenziale rigidità è evitare che possano esserci trattamenti differenziati tra i contribuenti con il rischio di eventuali preferenze nei confronti di alcuni.

Ma allora cosa può fare chi non può pagare tutto il debito? Come detto, esistono dei metodi che, sebbene non possano considerarsi un vero e proprio saldo e stralcio, danno comunque la possibilità di trovare una soluzione più o meno confacente con le proprie possibilità. Vediamo quali sono.

La rateazione

La prima possibilità che si prospetta al contribuente che non riesce a pagare le cartelle esattoriali o gli accertamenti fiscali è chiedere la rateazione o, come alcuni la chiamano, la rateizzazione. Si tratta di una dilazione di pagamento in rate che possono anche arrivare a 120, se le condizioni economiche del contribuente non gli consentono di pagare. Leggi Rateizzazione cartelle di pagamento. A tal fine, però, è necessario attendere che l’ente creditore (ad es. l’Agenzia delle Entrate, l’Inps) abbia già trasmesso il ruolo all’Agenzia Entrate Riscossione e che questa abbia notificato la cartella esattoriale.

Esiste poi la possibilità di chiedere la rateizzazione anche prima, quando l’Agenzia delle Entrate invia una comunicazione di irregolarità. In tal caso, la rateizzazione può avvenire con queste modalità:

  • fino a 5.000 euro, le somme possono essere rateizzate in un numero massimo di 8 rate trimestrali di pari importo;
  • oltre 5.000 euro, le somme possono essere rateizzate in un numero massimo di 20 rate trimestrali di pari importo.

La prima rata va versata entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione.

La transazione fiscale

C’è poi la possibilità di chiedere una transazione fiscale con l’Agenzia delle Entrate, una sorta di concordato. Si tratta però di un espediente riconosciuto alle imprese, quelle soggette al fallimento. In particolare, la transazione fiscale è utilizzabile dagli imprenditori individuali o collettivi in stato di crisi che presentano domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo – sia esso di ristrutturazione o con cessione di beni – o accedano alla procedura di ristrutturazione dei debiti.

Il debitore può proporre il pagamento parziale e/o dilazionato del debito tributario solamente in presenza di un piano di risanamento dell’impresa in crisi.

Leggi la guida sulla transazione fiscale e anche transazione fiscale: come si fa.

La legge sul sovraindebitamento

Sia per l’imprenditore che per il privato la legge sul sovraindebitamento ammette la possibilità di ottenere un saldo e stralcio anche quando il creditore è solo il Fisco. Se si tratta di debiti da attività lavorativa è necessario il consenso del 60% dei creditori. Per i debiti del consumatore, invece, è sufficiente il nulla osta del giudice. In entrambi i casi, il debitore deve farsi assistere da un organismo di composizione della crisi. Se il contribuente non ha alcuna disponibilità economica può anche chiedere la totale cancellazione del debito senza dover pagare nulla: si tratta di una riforma recentemente introdotta alla legge salvasuicidi.

Accertamento con adesione

L’ultima possibilità di trovare un accordo con il Fisco, e in particolare con l’Agenzia delle Entrate, è l’accertamento con adesione. L’accertamento con adesione permette al contribuente di usufruire di una riduzione delle sanzioni amministrative, che saranno dovute nella misura di 1/3 del minimo previsto dalla legge.

Inoltre, per i fatti accertati, perseguibili anche penalmente, costituisce una circostanza attenuante il perfezionamento dell’adesione con il pagamento delle somme dovute prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado. L’effetto “premiale” si concretizza nell’abbattimento fino a un terzo delle sanzioni penali previste e nella non applicazione delle sanzioni accessorie.

L’accertamento con adesione è un accordo tra contribuente e ufficio dell’Agenzia delle Entrate che può essere raggiunto sia prima dell’emissione di un avviso di accertamento, che dopo, sempre che il contribuente non presenti ricorso davanti al giudice tributario.

La procedura riguarda tutte le più importanti imposte dirette e indirette e può essere attivata tanto dal contribuente quanto dall’ufficio dell’Agenzia delle Entrate.

Il contribuente stesso può avviare la procedura presentando una domanda in carta libera in cui chiede all’ufficio di formulargli una proposta di accertamento per un’eventuale definizione.

La domanda può essere presentata:

  • prima di aver ricevuto la notifica di un atto di accertamento non preceduto da un invito a comparire;
  • dopo aver ricevuto la notifica di un atto impositivo non preceduto da invito a comparire, ma solo fino al momento in cui non scadono i termini per la proposizione dell’eventuale ricorso.


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