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Regioni: ecco chi si salva e chi va in arancione

19 Febbraio 2021 | Autore:
Regioni: ecco chi si salva e chi va in arancione

Il report settimanale dell’Istituto superiore di sanità (Iss) e del ministero della Salute.

La Cabina di regia si è pronunciata, come ogni venerdì. Gli esperti hanno deciso che in zona arancione entreranno Campania, Emilia Romagna e Molise, che si aggiungono a Toscana, Liguria, Trentino Alto Adige, Umbria e Abruzzo.

La Provincia autonoma di Bolzano è vicina alla zona rossa, anche se per ora rimane arancione. Rosse potrebbero diventare anche alcune aree dell’Umbria, in particolare Perugia e alcune città in provincia di Terni. Nessun territorio ha ancora i requisiti per fare ingresso in zona bianca.

Le Regioni che fino a ieri erano ritenute a rischio, cioè Lombardia, Lazio, Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Marche, rimangono in zona gialla. In tutte, l’indice di trasmissione del contagio, Rt, è inferiore a 1. In Lombardia e Lazio, sfiora questo valore, attestandosi sullo 0,95. In questa fascia di rischio, le attività restano aperte, idem i locali pubblici fino alle 18. A seconda della diffusione delle varianti del Coronavirus, verranno via via istituite delle zone rosse per limitarne la circolazione.

Ricapitolando, da domenica, la cartina dell’Italia sarà questa:

  • zona gialla: Lazio, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Sicilia, Puglia, Basilicata, Veneto, Valle d’Aosta, Calabria, Marche, Piemonte;
  • zona arancione: Campania, Emilia Romagna, Molise, Toscana, Liguria, Trentino Alto Adige, Umbria e Abruzzo.

L’indice di trasmissione

Nella bozza del report, stilato come sempre dall’Istituto superiore di sanità (Iss) e dal ministero della Salute, che fa riferimento al periodo 8-14 febbraio, si legge che «dieci Regioni e Province autonome hanno un Rt puntuale maggiore di 1, di cui 9 anche nel limite inferiore del range, compatibile con uno scenario di tipo 2, in aumento rispetto alla settimana precedente. Le altre Regioni/Pa hanno un Rt puntuale compatibile con uno scenario di tipo 1».

Le dieci regioni con Rt superiore a 1 sono Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Liguria, Molise, Province autonome di Bolzano e Trento, Toscana e Umbria.

Le Regioni più a rischio

Gli esperti, come in ogni report settimanale, classificano anche le Regioni in base al livello del rischio (alto, moderato o basso) di non riuscire a controllare la corsa del virus, secondo una serie di parametri.

L’Umbria, in particolare, ha da settimane un livello di rischio alto, stando alle considerazioni degli esperti. A rischio moderato, invece, sono considerate Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Marche, Molise, Trentino, Toscana e Valle d’Aosta. Ma, tra queste, potrebbero passare a rischio alto l’Abruzzo, l’Emilia-Romagna, le Marche, il Molise, il Trentino. Rischio basso in Calabria, Lazio, Liguria, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia e Veneto.

Il pressing sulla sanità 

«Si osserva una stabilità nel numero di Regioni/Province autonome che hanno un tasso di occupazione in terapia intensiva e/o aree mediche sopra la soglia critica». Questa è pari al 30% del totale dei posti letto occupati: quando si arriva a questo valore vuol dire che il livello di pressione sul sistema sanitario sta aumentando in maniera preoccupante.

I territori più sovraccarichi, a livello di terapie intensive e reparti ospedalieri, sono cinque: Umbria, Marche, Provincia autonoma di Bolzano e, per le sole terapie intensive, Abruzzo e Friuli Venezia Giulia.

«Il tasso di occupazione in terapia intensiva a livello nazionale continua a essere alto, ma sotto la soglia critica (24%) – si legge -. Complessivamente, il numero di persone ricoverate in terapia intensiva è in lieve diminuzione da 2.143 (9 febbraio 2021) a 2.074 (16 febbraio); il numero di persone ricoverate in aree mediche è anche in lieve diminuzione, passando da 19.512 a 18.463 nello stesso periodo».

«Tale tendenza a livello nazionale – prosegue il report  – sottende forti variazioni interregionali, con alcune Regioni dove il numero assoluto dei ricoverati in area critica e il relativo impatto, uniti all’incidenza impongono comunque misure restrittive».



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