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Cosa succede se non si conservano le ricevute dell’affitto?

21 Febbraio 2021
Cosa succede se non si conservano le ricevute dell’affitto?

Tempi di conservazione delle ricevute di pagamento: l’obbligatorietà della quietanza.

L’affitto va corrisposto mensilmente. Quando il padrone di casa bussa alla porta per riscuotere il canone è abitudine pagare in contanti: comportamento perfettamente lecito se si rimane nelle soglie fissate dalla legge (2mila euro fino al 31 dicembre 2021; mille euro dal 1 gennaio 2022). 

Su richiesta dell’inquilino, il locatore è tenuto a rilasciare una ricevuta anche se l’adempimento avviene con bonifico o con assegno, per quanto si tratti di mezzi tracciabili: una precauzione ulteriore per chi non vuol lasciare spazio ad equivoci in merito all’imputazione del pagamento. 

Cosa succede se non si conservano le ricevute dell’affitto? Cosa rischia l’affittuario che perde o strappa tali documenti? La risposta non può che dipendere dal mezzo di pagamento usato. Ma procediamo con ordine.

Pagamenti in contanti: cosa succede se si perdono le ricevute dell’affitto?

Chi paga in contanti farà bene a custodire gelosamente le ricevute, trattandosi dell’unico mezzo che ha per dimostrare l’avvenuto adempimento e l’estinzione del debito. Non è possibile neanche dimostrare l’avvenuto pagamento tramite testimoni: il Codice civile vieta una prova di questo tipo per i contratti di valore superiore a 2,5 euro (soglia mai aggiornata all’inflazione). 

Se sono state smarrite le ricevute non restano che due soluzioni. O ci si fa rilasciare dal locatore una quietanza liberatoria con cui questi dichiara espressamente, per iscritto, di non avere ragioni di credito nei confronti dell’inquilino e che pertanto tutti i canoni sono stati corrisposti (documento che, in tal modo, sopperirà a tutte le varie ricevute di pagamento) oppure si spera nella prescrizione. Quest’ultimo punto merita di essere precisato. 

I canoni di locazione si prescrivono dopo 5 anni. Questo significa che se per cinque anni il padrone di casa non rivendica il pagamento, il debito si estingue in automatico. A questo punto, se anche il conduttore perde le ricevute dell’affitto, ma sono già decorsi cinque anni dalla loro emissione, sarà del tutto ininfluente l’assenza di prove del pagamento: il locatore non potrà comunque agire contro di lui per intervenuta prescrizione.

Pagamenti in contanti: cosa succede se si perdono le ricevute dell’affitto?

Diverso è il discorso per chi perde le ricevute dell’affitto quando il pagamento è avvenuto con mezzi tracciabili come il bonifico bancario (anche se online) o l’assegno. In questo caso, tramite un estratto conto richiesto alla banca o all’ufficio postale, è sempre possibile risalire al pagamento e al suo beneficiario, così procurandosi la prova dell’estinzione del debito.

In buona sostanza, il padrone di casa non potrà sostenere di non aver ricevuto i soldi. Potrebbe tuttavia affermare che gli stessi sono stati dati per un’altra causa, ad esempio il versamento del condominio o un risarcimento dei danni, ma spetterà al locatore stesso dimostrare la sua fonte di credito. Non basta quindi la semplice affermazione. 

Ricevute affitto: per quanto tempo si conservano?

Alla luce di quanto abbiamo appena detto in merito alla prescrizione del diritto del locatore di esigere i canoni, possiamo anche rispondere a un’altra comune domanda: «Per quanto tempo si devono conservare le ricevute dell’affitto?». La legge chiaramente non lo dice ma si può ben ritenere che il termine sia di cinque anni e questo perché, dopo il quinquennio, scatta la suddetta prescrizione. In altri termini, a prescrizione compiuta, il padrone di casa non potrà più pretendere il pagamento del canone di locazione, anche se questo non è mai stato versato. 



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