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Cosa rischia chi si appropria di un telefono smarrito o dimenticato?

21 Febbraio 2021
Cosa rischia chi si appropria di un telefono smarrito o dimenticato?

Smartphone dimenticato: è possibile prenderlo senza commettere reato?

Chi trova un oggetto a terra può presumere due cose: che il proprietario se ne sia voluto sbarazzare, nel qual caso è legittimato a prenderlo e ad appropriarsene; oppure che il proprietario lo abbia semplicemente smarrito, nel quale caso invece è tenuto a restituirglielo. Se nel primo caso infatti siamo in presenza di un oggetto senza proprietario, nel secondo, invece, la titolarità non è stata mai dismessa: il fatto che il bene si trovi lontano dal suo proprietario non significa che questi cessa di esserlo. Lo smarrimento è infatti frutto di una mera casualità, non è cioè determinato dalla volontà.

Di qui un quesito piuttosto ricorrente: cosa rischia chi si appropria di un telefono smarrito o dimenticato? Trovare uno smartphone che è stato perso e non restituirlo può costituire un reato? È quanto chiariremo in questo breve articolo.

Prendere un telefono smarrito è reato?

Ci siamo lasciati con un interrogativo: «Cosa rischia chi si appropria di un telefono smarrito o dimenticato dal legittimo titolare?».

Appropriarsi di un telefono smarrito è una cosa, appropriarsi di un telefono dimenticato un’altra. Entrambe le condotte sono vietate, ma se nel primo caso non c’è alcun reato ma solo un illecito amministrativo, nel secondo invece si commette furto.

Partiamo dal cellulare smarrito. In tal caso, si risponde di appropriazione di cose smarrite, condotta per la quale, come detto, non ci sono conseguenze penali, ma solo una sanzione amministrativa che può arrivare a 8.000 euro.

Prendere un telefono dimenticato è reato?

Vediamo invece cosa succede a chi si appropria di un telefono dimenticato.

La questione è stata analizzata da una recente sentenza della Cassazione [1]. La Corte, in merito, non ha dubbi e lo dice senza mezzi termini: chi prende uno smartphone dimenticato commette furto. La ragione è semplice: il furto scatta quando ci si appropria di una cosa altrui. E, come detto in apertura, un oggetto disperso non cessa di essere del suo proprietario solo perché questi ne ha perso il contatto fisico, ossia la detenzione materiale. 

Qual è la differenza tra l’atteggiamento di chi prende un cellulare disperso e uno dimenticato per cui solo nel secondo caso c’è il reato? Semplice: nella prima ipotesi si agisce in buona fede, si prende qualcosa che è apparentemente senza padrone; nella seconda ipotesi invece c’è consapevolezza dello smarrimento, approfittando di tale situazione per conseguirne un utile. 

Il punto è che non è sempre semplice capire se l’oggetto – e quindi il cellulare – è stato smarrito o semplicemente dimenticato. Tutto dipende dalle circostanze. Chi ad esempio lascia il cellulare sul tavolo di un bar o di un ristorante o su una panchina di un parco lo ha evidentemente dimenticato perché lì lo aveva lasciato qualche minuto prima. Chi invece trova il cellulare a terra è perché il proprietario lo ha smarrito.

Dalla Cassazione richiamano, innanzitutto, il principio secondo cui «deve considerarsi smarrita la cosa che è materialmente e definitivamente uscita dalla detenzione del possessore. Quando, invece, la cosa sia stata solo momentaneamente dimenticata, ma si conservi memoria del luogo in cui ritrovarla, la condotta di chi se ne appropria costituisce furto».

Nel caso di specie, si è appurato che «la ragazza ricordava il luogo ove aveva lasciato il telefono, tanto che dopo circa un quarto d’ora dal suo allontanamento dal bar aveva ivi fatto ritorno, chiedendo al gestore dell’esercizio commerciale informazioni sull’apparecchio». Logico quindi affermare che «tale ricordo le avrebbe consentito di riacquistarne la materiale disponibilità, ove l’apparecchio non le fosse stato sottratto» dall’uomo sotto processo.

Come detto in passato dalla stessa Cassazione, «integra l’illecito amministrativo di appropriazione di cose smarrite e non quello di furto l’impossessamento di un telefono cellulare altrui oggetto di smarrimento, in quanto il codice IMEI stampato nel vano batteria dell’apparecchio identifica la cosa, ma non la proprietà del bene», ma, precisano, «tale principio può trovare applicazione solo qualora il telefono sia stato smarrito, e quindi il suo possessore non sappia il luogo ove egli lo ha lasciato, e non quando esso sia stato solo dimenticato». Difatti, «solo per le cose smarrite vale il principio secondo cui, laddove esse conservino chiari ed intatti i segni esteriori di un legittimo possesso altrui, il venir meno della relazione materiale fra la cosa ed il suo titolare non implica la cessazione del potere di fatto sul bene smarrito, con la conseguenza che colui che se ne appropria senza provvedere alla sua restituzione commette il reato di furto e non quello di appropriazione di cose smarrite».

A inchiodare l’uomo, in questo caso, è anche la constatazione che «egli ha visto la ragazza allontanarsi dimenticando il telefono cellulare sul bancone del bar e se ne è impossessato dopo solo cinque o dieci minuti che ella si era allontanata, ossia un periodo di tempo troppo breve», osservano i giudici, «per escludere che il telefono fosse stato solo dimenticato».

Cosa fare se si trova un cellulare smarrito?

A questo punto, la domanda viene spontanea: «Cosa fare se si trova un cellulare smarrito?». Ciò che bisogna fare con qualsiasi altro oggetto: se possibile restituirlo al legittimo proprietario. Se questi però non è rintracciabile, l’oggetto va portato in Comune. La Polizia locale provvede a pubblicare all’albo pretorio periodicamente (albo del Comune dove è stato rinvenuto l’oggetto), con cadenza trimestrale, l’elenco dei beni ritrovati. A questo punto, decorre un anno di tempo: se in questo frangente si presenta il proprietario a reclamare l’oggetto, questo gli viene restituito. Al ritrovatore, se lo richiede, deve essere data una ricompensa di un ventesimo del valore dello smartphone [2].

Cosa fare se il proprietario ha denunciato lo smarrimento del cellulare?

Per chi prende un cellulare smarrito o dimenticato le cose si complicano se il titolare ha fatto denuncia di furto. In tale ipotesi, infatti, se il ritrovatore dovesse essere rintracciato dalla Polizia o dai Carabinieri, per lui si aprirà un processo penale per furto. Impossibile dimostrare che lo smartphone è stato trovato per caso e che, invece, non sia stato sottratto al legittimo titolare con l’inganno. 

E se invece si acquista un cellulare rubato? In tal caso, si risponde di ricettazione se si è consapevoli della provenienza illecita dell’oggetto. Se invece si acquista in buona fede, ma da canali non ufficiali, tali cioè che dovrebbero far legittimamente sospettare la provenienza illecita (si pensi a chi compra da Internet a un prezzo bassissimo) si potrebbe configurare il reato di incauto acquisto.


note

[1] Cass. sent. n. 6353/21 del 18.02.2021.

[2] Art. 930 cod. civ.

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 11 gennaio – 18 febbraio 2021, n. 6353

Presidente Bruno – Relatore Romano

Ritenuto in fatto

1. Con la sentenza in epigrafe la Corte di appello di Roma ha confermato la sentenza del Tribunale di Rieti del 22 ottobre 2015, che, all’esito del giudizio abbreviato, ha affermato la penale responsabilità di Ca. Ma. per il delitto di furto di un telefono cellulare lasciato da una ragazza sul bancone di un bar, così qualificando il fatto originariamente contestato quale delitto di ricettazione.

2. Avverso detta sentenza ha proposto ricorso Ca. Ma., a mezzo del suo difensore, chiedendone l’annullamento ed affidandosi ad un unico motivo con il quale lamenta violazione degli artt. 624 e 647 cod. pen..

In particolare, egli sostiene che il fatto integrerebbe violazione dell’art. 647 cod. pen. e sarebbe di conseguenza penalmente irrilevante.

La Corte di appello ha qualificato il fatto come furto affermando che il possessore del telefono sarebbe stato in grado di recuperarlo laddove esso non fosse stato sottratto dall’imputato, considerato anche l’uso intensivo di tale apparecchio da parte degli adolescenti, e che dalla querela emergeva appunto che la figlia del proprietario del telefono era dopo pochi minuti tornata nel bar per cercare l’apparecchio.

In contrario, il ricorrente evidenzia che la circostanza indicata nella querela poteva trovare giustificazione in altre esigenze della persona offesa, come quella di evitare un rimprovero da parte dei suoi genitori, e che nel caso di specie il telefono non presentava quei segni evidenti del legittimo possesso altrui che sono necessari per qualificare il fatto come delitto di furto piuttosto che come appropriazione di cose smarrite.

L’individuazione del proprietario era possibile solo attraverso l’abbinamento del codice IMEI alla sim, che non può essere effettuato da chi rinviene un telefono cellulare.

Difettavano, quindi, l’elemento materiale e quello soggettivo del reato per il quale era stata pronunciata condanna.

Considerato in diritto

1. Il ricorso è inammissibile per manifesta infondatezza.

In tema di distinzione tra furto e appropriazione indebita di cose smarrite, questa Corte ha affermato che deve considerarsi smarrita la cosa che è materialmente e definitivamente uscita dalla detenzione del possessore; quando la cosa sia stata solo momentaneamente dimenticata, ma si conservi memoria del luogo in cui ritrovarla, la condotta di chi se ne appropria costituisce furto (Sez. 4, n. 11148 del 06/06/2000, Frenicchi, Rv. 217658).

Nel caso di specie, dalle motivazioni delle due sentenze di merito, che si saldano tra loro per formare un unico complessivo corpo argomentativo (Sez. 3, n. 44418 del 16/07/2013, Argentieri, Rv. 257595), risulta che la ragazza ricordava il luogo ove aveva lasciato il telefono, tanto che dopo circa un quarto d’ora dal suo allontanamento dal bar aveva ivi fatto ritorno chiedendo al gestore dell’esercizio commerciale informazioni sull’apparecchio; tale ricordo le avrebbe consentito di riacquistarne la materiale disponibilità, ove l’apparecchio non le fosse stato sottratto dall’imputato.

E’ ben vero che questa Corte di cassazione ha affermato anche che integra il reato di appropriazione di cose smarrite e non quello di furto l’impossessamento di un telefono cellulare altrui oggetto di smarrimento, in quanto il codice IMEI stampato nel vano batteria dell’apparecchio identifica la cosa, ma non la proprietà del bene (Sez. 2, n. 2148 del 11/10/2016, dep. 2017, Valanzano, Rv. 268985), ma tale principio può trovare applicazione solo qualora il telefono sia stato smarrito, e quindi il suo possessore non sappia il luogo ove egli lo ha lasciato, e non quando esso sia stato solo dimenticato.

Solo per le cose smarrite vale il principio secondo il quale, laddove esse conservino chiari ed intatti i segni esteriori di un legittimo possesso altrui, il venir meno della relazione materiale fra la cosa ed il suo titolare non implica la cessazione del potere di fatto di quest’ultimo sul bene smarrito, con la conseguenza che colui che se ne appropria senza provvedere alla sua restituzione commette il reato di furto e non quello di appropriazione di cose smarrite (Sez. 2, n. 46991 del 08/11/2013, Zaiti, Rv. 257432).

Quanto al dolo, come correttamente osservato nella sentenza di primo grado, il Ma. ha visto la ragazza allontanarsi dimenticando il telefono cellulare presso il bar ed egli si è impossessato dello stesso dopo solo cinque o dieci minuti che la stessa si era allontanata, ossia un periodo di tempo troppo breve per escludere che il telefono fosse stato solo dimenticato e non definitivamente perso.

2. All’inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento, nonché, ai sensi dell’art. 616, comma 1, cod. proc. pen., la condanna al pagamento in favore della Cassa delle ammende di una somma che si reputa equo fissare in Euro 3.000,00.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle processuali e della somma di Euro tremila a favore della Cassa delle ammende.

 


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