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Adhd: sintomi, cause e trattamento

16 Marzo 2021 | Autore:
Adhd: sintomi, cause e trattamento

Il disturbo del neurosviluppo che può condizionare la vita familiare, scolastica e sociale del bambino. Cos’è il Piano educativo individualizzato? Quando la bocciatura dell’alunno con Adhd è illegittima?

Il Disturbo da deficit di attenzione e iperattività, meglio conosciuto con l’acronimo Adhd, si manifesta nei bambini e negli adolescenti con comportamenti impulsivi, mancanza di autocontrollo, incapacità a gestire e regolare la propria condotta in relazione ai vari contesti, all’ambiente circostante e agli obiettivi da perseguire.

Il bambino con Adhd ha difficoltà a mantenere l’attenzione sulle attività da svolgere, ad esempio nel seguire le lezioni, nel completare i compiti o nel giocare con i suoi coetanei. Poi, non segue le istruzioni; è disorganizzato; è iperattivo; non riesce a rispettare le regole e le scadenze; è sbadato nelle attività quotidiane; parla troppo; non è in grado di rimanere fermo e calmo; non è in grado di comprendere quando un determinato comportamento risulta inappropriato. Il bambino con deficit di attenzione e iperattività non riesce a rispettare il proprio turno; interrompe gli altri oppure è invadente nei loro riguardi.

Probabilmente, hai riscontrato questi campanelli d’allarme nel tuo bambino e vuoi saperne di più sull’Adhd: sintomi, cause e trattamento. Per maggiori informazioni, prosegui nella lettura del mio articolo. Abbiamo approfondito questo tema nell’intervista alla dr.ssa Deny Menghini.

Ma prima di entrare nel dettaglio, devi sapere che l’Adhd è un disturbo che non “passa” con l’avanzare del tempo, ma tende piuttosto a peggiorare, ecco perché qualora dovessi accorgerti della presenza di alcuni segnali che ti fanno sospettare la presenza di un possibile disturbo è bene che tu ti rivolga ad un neuropsichiatra infantile affinché possa procedere ad una valutazione clinica e fare un’attenta diagnosi sulla base della storia del piccolo, dell’osservazione durante la visita e della raccolta di alcune importanti informazioni attraverso la somministrazione di un questionario rivolto ai genitori e agli insegnanti.

Lo specialista potrà così comprendere in che modo certi comportamenti sono i grado di influire nei diversi contesti di vita del bambino.

A seguire troverai l’intervista alla psicologa, dopodiché ti spiegherò cos’è il Piano educativo individualizzato e ti parlerò di un’interessante pronuncia del Tar a proposito del mancato accertamento di un bambino con Adhd e dell’illegittimità della sua bocciatura.

Cos’è il Disturbo da deficit di attenzione e iperattività?

L’Adhd è un disturbo del neurosviluppo che accompagna il bambino dalla nascita fino all’età adulta. Ha una forte componente neurobiologica: ciò significa che vi è una combinazione tra la predisposizione genetica ed i fattori ambientali.

Quali sono i fattori ambientali a cui fa riferimento?

I fattori ambientali possono essere, ad esempio, il fumo della mamma durante la gravidanza, l’esposizione a fattori di intossicazione oppure la nascita prematura. In un bambino predisposto sulla base genetica, i fattori ambientali possono intervenire e aumentare la probabilità che sviluppi l’Adhd.

Perché parliamo di disturbo?

Dire che l’Adhd è un disturbo significa dire che ci sono una serie di sintomi come la disattenzione, l’impulsività e l’iperattività che vanno ad interferire nella vita del bambino. Si tratta di comportamenti che possono manifestare tutti i bambini, ma quando è presente l’Adhd, vanno a condizionare la vita familiare, scolastica e relazionale del bambino.

In che modo questi comportamenti interferiscono nella vita del bambino?

A scuola, il bambino con Adhd ha generalmente difficoltà a seguire le lezioni, non riesce a svolgere i compiti in autonomia e, quindi, ha spesso un basso rendimento. In famiglia, la disattenzione, l’impulsività e l’iperattività creano spesso tensioni e stress.

Inoltre, i bambini con Adhd hanno generalmente delle difficoltà nel relazionarsi con i loro coetanei. Ad esempio, durante un gioco, non rispettano il loro turno oppure vogliono arrivare subito ad ottenere il punteggio più alto, si arrabbiano se non vincono. Pertanto, per loro è difficile mantenere relazioni sociali stabili.

Parliamo di un disturbo quando almeno due di queste aree (familiare, scolastica e relazionale, ndr) risultano compromesse.

A che età si manifesta l’Adhd?

L’Adhd si manifesta fin da piccolo. Il bambino è spesso ingestibile, non sta fermo un attimo, non riesce a stare seduto, non riesce a giocare tranquillamente. Poi, crescendo, l’iperattività di solito si riduce durante il corso dell’età scolare e nell’adolescenza rimangono spesso una forte disattenzione e l’impulsività.

Cosa succede in caso di mancata diagnosi di Adhd?

La storia del bambino con Adhd che non viene preso in carico e non svolge una terapia, spesso può comportare l’insorgenza di problemi seri.

Se questo disturbo viene sottovalutato, spesso, l’adolescente può mettersi in situazioni di rischio, non riuscendo a valutare le conseguenze delle proprie azioni o tendendo alle dipendenze (videogames, sostanze stupefacenti, alcolici).

Spesso, in età adulta, si tratta di persone che non riescono a mantenere relazioni o posti di lavoro stabili perché non riescono ad organizzarsi o arrivano in ritardo. Sono persone difficili dal punto di vista comportamentale.

Come avviene la diagnosi?

La diagnosi avviene attraverso la valutazione della storia clinica del bambino e l’osservazione dei suoi comportamenti durante la visita. Si mettono insieme diverse informazioni. Bisogna capire se il disturbo è presente da sempre oppure se c’è una causa esterna temporanea che determina i problemi comportamentali.

Inoltre, per definire la diagnosi ci si aiuta anche con le informazioni che possono essere raccolte attraverso questionari o interviste semi-strutturate rivolte a genitori e insegnanti, perché, come dicevamo, questi comportamenti devono essere presenti in più contesti. Mettendo insieme tutte queste informazioni, il ragionamento clinico porta o meno alla definizione della diagnosi di Adhd.

In cosa consiste il trattamento dell’Adhd?

Per il trattamento dell’Adhd dobbiamo seguire le linee guida europee che ci dicono quali sono i trattamenti efficaci e quali invece non funzionano. Per l’Adhd, è previsto un intervento multimodale in cui è necessario intervenire su più fronti.

Si svolge il parent training, che consiste nel coinvolgimento dei genitori fornendo un intervento psicoeducativo.

Poi, c’è il teacher training che consiste nelle indicazioni da dare agli insegnanti per aiutare i bambini in classe a prestare più attenzione, ad essere meno impulsivi e più controllati.

In ultimo, a partire dall’età scolare, si può ricorrere ad una psicoterapia cognitivo-comportamentale sul bambino.

Nei casi gravi, in cui il bambino non riesce né a mantenere un certo livello di attenzione né a controllare l’impulsività e l’iperattività e le conseguenze sono troppo negative nella sua vita, allora è previsto l’utilizzo di farmaci.

In cosa consiste il parent training e quali sono i vantaggi?

Con il parent training si forniscono ai genitori le strategie da adottare con il bambino per aumentare la sua attenzione, per ridurre l’iperattività e l’impulsività. Ad esempio, per aiutare il bambino ad eseguire i compiti a casa, i genitori possono giocare d’anticipo, predisponendo una sorta di schema in cui sono indicati i compiti che richiedono più energie e vanno eseguiti all’inizio, stabilendo quanto devono durare le singole attività e quando vanno inserite le pause. Questa è una strategia che aiuta il bambino ad organizzarsi, a pianificare il lavoro e a gestire le proprie risorse attentive.

Le pause, ad esempio, sono importanti perché il genitore non si trova costretto a dover richiamare il bambino quando perde l’attenzione, rinforzandogli il comportamento, ma è il bambino stesso che progressivamente impara a gestire le sue risorse attentive e ad organizzarsi.

Cos’è la token economy?

La token economy è una strategia che consente di ottenere dal bambino dei comportamenti positivi. Il principio dell’apprendimento su cui si basa la token economy consiste nel sottolineare ciò che il bambino sa fare per aumentare la possibilità che lui ripeta il comportamento positivo e nell’evitare di sgridarlo per quello che non riesce a fare. Ovvero, anziché sottolineare tutti i giorni ciò che il bambino non riesce a ricordare o a fare, si premia il suo sforzo quando riesce a fare qualcosa.

Con la token economy, il genitore stabilisce un obiettivo (ad esempio, lavarsi i denti) e premia l’impegno del bambino per aver ricordato da solo di svolgere quell’attività per un certo numero di volte (ad esempio, tre). Quindi, invece di sgridare il bambino ed intimargli di andare a lavarsi i denti, aumentando la sua frustrazione e rinforzando la sua già bassa autostima, lo si va a premiare per esserci riuscito.

In cosa consiste il teacher training?

Con il teacher training, gli insegnanti definiscono insieme allo psicologo delle strategie per aumentare l’attenzione, ridurre l’impulsività e l’iperattività del bambino. Ad esempio, si stabiliscono con gli insegnanti delle routine, individuando l’ordine e la durata delle singole attività e fissando delle pause. Si prevedono delle ricompense con strategie come la token economy.

Rispettando quanto stabilito insieme agli insegnanti, il bambino, ad esempio, dopo aver finito l’esercizio, viene premiato con il premio concordato, come alzarsi per andare a cancellare la lavagna o distribuire delle fotocopie ai compagni.

Quali sono gli effetti positivi della mindfulness nei bambini con Adhd?

La mindfulness non è una terapia prevista dalle linee guida, ma è un training che può aiutare il bambino con Adhd, riducendo i suoi comportamenti negativi. In una ricerca sperimentale, abbiamo verificato che la mindfulness aiuta il bambino a focalizzare l’attenzione e ad essere meno impulsivo.

Dal momento che il 30% dei bambini con Adhd non risponde agli interventi attualmente previsti, che, come abbiamo già detto, si basano sulla terapia multimodale, allora è importante sperimentare strategie alternative che siano efficaci con questi bambini che non rispondono ai trattamenti.

Abbiamo dimostrato che, facendo un training di mindfulness tre volte a settimana per due mesi, i bambini che hanno partecipato risultavano meno impulsivi e riuscivano a mantenere un’attenzione migliore. L’articolo è stato pubblicato nel 2020 sulla rivista internazionale International Journal of Environmental Research and Public Health.

Cosa consiglia ai genitori?

Consiglierei i trattamenti previsti dalle linee guida e poi possiamo pensare alla mindfulness come una strategia per i bambini che non rispondono alle terapie previste o da aggiungere alle terapie previste per velocizzarne i risultati e renderli più duraturi.

Quali sono state le difficoltà nella dad per i bambini con Adhd durante la pandemia?

Questo periodo per i bambini con Adhd è stato drammatico. Se per seguire le lezioni in presenza la loro attenzione è di 15 minuti, dal computer è quasi impossibile per loro prestare attenzione per più di 5 minuti ad una lezione online svolta con metodi tradizionali, come spiegare l’argomento. Da soli, infatti, non riescono quasi sicuramente a mantenere l’attenzione anche per pochi minuti verso una persona che parla dallo schermo.

Sicuramente, nel caso in cui gli insegnanti non abbiano modificato la didattica tradizionale per renderla più fruibile a distanza, hanno avuto bisogno di un supporto importante da parte dei genitori a casa, altrimenti non sarebbero riusciti a seguire la dad.

Inoltre, il lockdown ha tolto ai bambini con Adhd tutto l’aspetto relativo allo svolgimento dell’attività fisica che per loro è cruciale. Seguire le pratiche sportive due o tre volte a settimana, per loro diventa vitale, in quanto hanno bisogno di esprimere l’energia in eccesso. Da quello che ci hanno raccontato i genitori, in questo periodo, l’iperattività e la disattenzione sono aumentati.

Luoghi comuni da sfatare sull’Adhd?

Quando un bambino è disattento o vivace, non vuol dire che ha l’Adhd. Questi comportamenti possono essere presenti in tutti i bambini, ma parliamo di disturbo quando si raggiunge un numero elevato di comportamenti e, soprattutto, quando questi sintomi interferiscono nella loro vita.

Poi, per il trattamento, si utilizza un approccio integrato di intervento su più fronti e il farmaco viene utilizzato nei casi medio gravi. C’è da ribadire che, secondo i dati che abbiamo, la terapia farmacologica è comunque attualmente l’intervento più efficace.

Inoltre, ancora oggi, molti bambini con Adhd non fanno terapia nei tempi e, spesso, da adolescenti sviluppano dei marcati problemi comportamentali. Quindi, è importante ricevere una diagnosi e svolgere la terapia prevista già dall’età prescolare.

Fino ai 6 anni, sono previsti il parent training e il teacher training. Poi, crescendo va valutata la natura dell’intervento, però, è importante intervenire e non aspettare che il bambino si “calmi” o si “tranquillizzi” con il passare del tempo, in quanto rischia di peggiorare. Se dovesse sviluppare da adolescente un disturbo oppositivo, ormai sarebbe troppo tardi e le possibilità di ottenere dei miglioramenti comportamentali sarebbero veramente limitate.

Adhd: Piano educativo individualizzato e giurisprudenza

Dopo aver approfondito il Disturbo da deficit di attenzione/iperattività nell’intervista alla dr.ssa Deny Menghini, a seguire ti spiegherò cos’è il Piano educativo individualizzato e ti parlerò di un’interessante pronuncia del Tar di Bolzano relativa ad una bocciatura illegittima di un bambino con Adhd.

Innanzitutto, facciamo un’importante premessa.

Come abbiamo precisato, il disturbo da deficit di attenzione ed iperattività è un disturbo del comportamento multifattoriale, tipicamente caratterizzato da disattenzione, iperattività ed impulsività, spesso associato ad altri disturbi della condotta. L’Adhd si manifesta in età infantile e adolescenziale e tende a migliorare grazie a specifici trattamenti (terapia multimodale, parent training, teacher training, terapia sul bambino), di rado associati, nei casi più gravi, a terapie farmacologiche.

Per gli alunni con disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (Adhd), certificati ai sensi della Legge 104/1992, vanno seguite le procedure nella stessa indicate, con particolare riguardo alla redazione del Piano educativo individualizzato (Pei), di cui alla citata Legge. Anche per quanto riguarda la tempistica, in particolare relativamente ai termini di redazione del Pei e ai soggetti incaricati di redigerlo, la fonte normativa è individuata nella Legge 104/1992, nel D.P.R. 24.02.1992, art. 6, comma 1, e nel D.P.C.M. 185/06, art. 3.

Cos’è il Pei?

Nel Piano educativo individualizzato (Pei), gli insegnanti devono indicare quali sono gli obiettivi minimi per la loro materia che l’alunno certificato, come tutti i suoi compagni, deve raggiungere per ottenere la sufficienza. Il Pei dovrebbe essere la norma per gli alunni che presentano solo minorazioni di tipo motorio o sensoriale.

All’inizio dell’anno, il consiglio di classe deve deliberare che il pei è riconducibile ai programmi di quell’ordinamento di studi e, pertanto, è valido per il conseguimento del titolo di studio. Alla fine dell’anno scolastico, in sede di scrutinio, il consiglio valuterà se gli obiettivi minimi sono stati raggiunti e, in caso affermativo, l’alunno sarà ammesso alla classe successiva.

Accertamento dell’Adhd dell’alunno e bocciatura illegittima

Il Tar di Bolzano [1] ha ritenuto illegittima la bocciatura di un alunno in caso di mancata attivazione da parte della scuola del procedimento di accertamento del disturbo di deficit di attenzione e di iperattività dello studente. Ma entriamo nel dettaglio e analizziamo qual è stato il ragionamento che ha portato i giudici amministrativi a questa decisione.

Il fatto che l’istituto scolastico non abbia attivato un procedimento finalizzato ad accertare prontamente il disturbo dell’alunno, a cui di conseguenza è stata negata la possibilità di seguire un Piano educativo individualizzato come previsto dalla normativa in materia, comporta l’illegittimità del giudizio finale di non ammissione alla classe successiva della scuola primaria. Il giudizio è stato motivato con riferimento a quei disturbi di attenzione che, se diagnosticati tempestivamente, avrebbero consentito all’alunno di essere valutato in base al raggiungimento degli obiettivi individuali, contenuti nel Pei di cui ti ho parlato nel paragrafo precedente.

Bisogna inoltre precisare che i docenti, insieme agli operatori clinici che gestiscono la diagnosi e il trattamento dell’alunno, definiscono le strategie metodologico-didattiche per favorire un migliore adattamento scolastico e uno sviluppo emotivo e comportamentale dello studente. Ciascun insegnante che opera con il bambino deve attenersi all’utilizzo di tecniche educative e didattiche di documentata efficacia nell’ambito dell’Adhd.


note

[1] T.A.R. Bolzano (Trentino-Alto Adige) sez. I n.122 del 05.04.2016.

Autore immagine: depositphotos.com


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3 Commenti

  1. E’ importante trattare questi temi perché molti genitori e insegnanti continuano ad accusare i bambini senza rendersi conto che il loro comportamento è dovuto alla presenza di un disturbo. L’Adhd è difficile da gestire. A volte, mi rendo conto che il mio piccolo mi dà filo da torcere ma io cerco di essere una mamma comprensiva e sempre presente. Ringrazio all’equipe che ci segue perché abbiamo imparato a seguire delle strategie per migliorare i suoi atteggiamenti e per rapportarci a lui in maniera efficace.

  2. Informazioni molto utili. Non si finisce mai di imparare cose nuove. Non sapevo cosa fosse il Pei e come venisse elaborato. Le insegnanti mi avevano accennato all’esigenza di dover elaborare questo Piano educativo individualizzato ma io non avevo capito nel dettaglio a cosa si riferissero. In ogni caso, adesso dopo la diagnosi riesco a spiegarmi tante cose. Non appena con mio marito ci siamo resi conto di alcuni comportamenti del bambino ci siamo subito rivolti ad uno specialista che con grande professionalità ci ha aiutati a capire come muoverci. E la scuola gioca un ruolo importantissimo.

  3. Durante a pandemia, è proprio vero che molti comportamenti si sono amplificati. E’ come se i progressi fatti si fossero annullati. Non è stato semplice riuscire a gestire l’iperattività di nostro figlio. Per fortuna che abbiamo un giardino e quando aveva i suoi scatti di iperattività lo portavamo a giocare fuori e si calmava. Poi, con i compiti a casa e le videolezioni ci siamo alternati io e mia moglie perché non è stato semplice lavorando in smart working.

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