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Covid: viaggi vietati e probabile zona arancione nazionale

20 Febbraio 2021 | Autore:
Covid: viaggi vietati e probabile zona arancione nazionale

Oggi, incontro tra rappresentanti di Regioni e del Governo. Verso la proroga del divieto di spostamento ed un lockdown leggero per tutti.

I numeri della pandemia tornano a salire, le varianti preoccupano ed il Governo tenta di intervenire con mano dura per evitare che il Covid prenda di nuovo il sopravvento. Dopo il nuovo cambio di colore di alcune Regioni, che hanno abbandonato il giallo per l’arancione, al ministero della Salute si studiano i prossimi due interventi.

Il primo, prolungare fino al 5 marzo il divieto di spostamento tra una Regione e l’altra, anche tra quelle gialle. In questo modo, si arriverebbe al termine del Dpcm ancora in vigore. Questa misura è, ormai, scontata e verrà approvata con ogni probabilità la prossima settimana, cioè prima della scadenza dell’attuale divieto, fissata per il 25 febbraio.

Il secondo intervento è ancora nel campo delle ipotesi, ma già qualche governatore si dice favorevole e l’idea non dispiace nemmeno al Comitato tecnico scientifico. Consiste nell’istituzione di una zona arancione nazionale, una sorta di lockdown leggero come quello stabilito per alcuni giorni del periodo natalizio. Così facendo, non ci sarebbero distinzioni tra le Regioni, si prenderebbe una decisione omogenea per tutti. Quella che gli scienziati continuano a respingere è l’idea della riapertura serale dei ristoranti in zona gialla, suggerita ancora ieri dalla Lombardia. Il Comitato insiste: più che parlare di riaperture, cominciamo ad abituarci all’idea di una nuova stretta per tutti.

Ne parlano ancora oggi i presidenti delle Regioni, insieme al ministro della Salute, Roberto Speranza, e alla ministra per gli Affari regionali, Maria Stella Gelmini. Quello dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, il cui territorio torna domani in fascia arancione, chiede se non sia il caso di porre fine a questa altalena di colori che costringe molti esercizi a chiudere per poi riaprire per ritirare giù la serranda dopo pochi giorni. L’unico modo sarebbe quello di superare il sistema dei tre colori e di adottare delle misure a livello nazionale, oppure creare dei lockdown localizzati nelle città o nei territori in cui i numeri dei contagi lo suggeriscono. È il caso della provincia di Perugia e di Bolzano, entrambe in zona rossa come alcuni Comuni della Lombardia e delle Marche. Altri governatori, invece, non vorrebbero creare dei problemi a chi può lavorare grazie alla zona gialla, e preferirebbero lasciare le cose come stanno. Finché dura.

Dopo il report di ieri, oltre all’Emilia, da domani, si colorano di arancione Campania e Molise. Si aggiungono a Toscana, Abruzzo, Liguria e Trento. Rimangono gialle Lombardia e Lazio. Sfuma per la Val d’Aosta l’ipotesi di essere la prima Regione a finire in zona bianca: i numeri dei giorni scorsi, che puntavano in quella direzione, non sono stati confermati: i casi di contagio superano i 50 ogni 100mila abitanti, soglia da non superare per provare l’ebbrezza di tornare alla normalità, ad un anno esatto dall’inizio dell’incubo.



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3 Commenti

  1. Continuano a parlare di divieto di spostamento tra una Regione e l’altra, ma mica li fanno i controlli! E poi sarebbe impossibile effettuare controlli di massa ogni giorno per verificare se effettivamente una persona sta rientrando nella sua residenza oppure se si sta spostando per motivi di lavoro o per ragioni urgenti. Continuano ad imporre regole e divieti ma qui nessuno li fa rispettare!!!

  2. Quanto è scoraggiante vedere che ci sono regole che sono belle stese sulla carta e nella realtà non se ne tiene conto. E sono anche le forze dell’ordine a fregarsene e a non fare nulla. Ora, se io cittadino vedo che il Tizio dell’esercito non fa rispettare la legge, come posso prendere sul serio un certo divieto? Mi sembra un controsenso mettere le forze dell’ordine ad effettuare i controlli nelle piazze come belle statuine e non intervenire quando si creano assembramenti, quando si dovrebbero chiudere i locali al pubblico oltre un certo orario quando la gente non indossa le mascherine.

  3. La legge dovrebbe essere uguale per tutti, ma in realtà non è così. Lo dimostrano certe multe assurde fatte nei primi tempi di pandemia quando erano vietati gli incontri ed ora tutti fanno il cavolo che gli pare consumando all’interno dei bar e dei locali o creando assembramenti fuori perché non possono consumare comodamente dentro, sostando ai tavoli oltre l’orario consentito e riempiendo le piazze… Scusate, ma è così che si vogliono evitare i contagi? Non era forse meglio consentire ai ristoratori di rimanere aperti fino alle 22 ad esempio ed evitare la creazione dei assembramenti e situazioni spiacevoli? Mi sembra che si stiano davvero dando i numeri!!!

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