Diritto e Fisco | Articoli

Vendita di oggetti online: il compenso va tassato?

21 Febbraio 2021
Vendita di oggetti online: il compenso va tassato?

Vendita occasionale da privato a privato di oggetti usati: cosa prevede la legge? I guadagni vanno dichiarati all’Agenzia delle Entrate?

Grazie ad Internet, la vendita di oggetti online è diventata estremamente facile e conveniente. Ci sono numerosi portali che consentono di vendere oggetti usati da privato a privato, senza dover peraltro corrispondere commissioni alla piattaforma. 

In tutto questo, però, poiché gli scambi avvengono spesso a distanza, quindi con pagamenti tramite strumenti tracciabili (bonifico, accredito su PayPal o carte prepagate, ecc.), è necessario porsi il problema del Fisco e dell’eventuale inserimento delle somme incassate nella dichiarazione dei redditi. Se infatti è vero che un accredito elettronico può sempre essere scoperto dall’Agenzia delle Entrate – che, a tal fine, ha cinque anni per fare i controlli – bisognerà essere in grado di fornire spiegazioni in merito ai proventi ricevuti. Ed è chiaro che, a quel punto, bisognerà capire se il compenso della vendita di oggetti online va tassato o meno.

Di tanto cercheremo di fornire alcuni semplici e pratici chiarimenti qui di seguito. Spiegheremo cioè quando si pagano le tasse – e pertanto è necessario integrare la dichiarazione dei redditi – sul prezzo ricevuto da una vendita su Internet. Ci riferiremo sia agli oggetti più comuni che a quelli da collezione, come ad esempio francobolli e vecchie monete. Ma procediamo con ordine.

Vendita occasionale su Internet di oggetti usati: va tassata?

La vendita di oggetti usati, di norma, non produce mai un utile. È difatti naturale che il prezzo richiesto all’acquirente per un oggetto di “seconda mano” sia inferiore rispetto a quello di acquisto. E questo vale a prescindere dall’oggetto e dall’entità dell’importo incassato: pensa ad esempio alla vendita di un mobile, di un tappeto, di un’auto con diversi chilometri già sulle spalle, ecc.

L’assenza pertanto di un guadagno per il venditore – a prescindere dal corrispettivo ricevuto – non genera alcun reddito e, come tale, non deve essere dichiarato, non va cioè inserito nella dichiarazione dei redditi. Non ci sono insomma obblighi di tipo fiscale.

Conseguentemente, l’Agenzia delle Entrate, pur potendo potenzialmente rilevare la transazione commerciale, non potrà contestare alcun illecito fiscale. 

È anche vero che, comunque, per piccoli importi, è quanto mai improbabile un controllo.

In ogni caso, per maggiore sicurezza, sarà bene procurarsi in anticipo le prove della vendita. Questo perché, in presenza di un accredito sul conto corrente, il Fisco può ben presumere che si tratti di proventi da dichiarare: spetta al contribuente dimostrare il contrario. Ed allora potrebbe essere utile lasciare uno scambio di email, meglio ancora se si tratta di posta elettronica certificata.

Chiaramente, se il pagamento del prezzo avviene in contanti, non c’è alcun rischio visto che lo scambio del denaro non sarà mai tracciabile. Si ricorda, a tal fine, che i pagamenti in contanti devono sempre restare al di sotto della soglia prevista dalla legge sul riciclaggio.

Vendita occasionale su Internet di oggetti di artigianato: va tassata?

Diverso è il discorso se non si tratta di oggetti usati ma nuovi, come quelli di artigianato. Si pensi a una persona che produce magliette, quadri, collane, stampe, ecc.

Qui, a differenza del caso precedente, c’è la realizzazione di un utile visto che il prodotto finito ha un margine di valore superiore alla materia prima, valore determinato dall’attività umana e quindi dal lavoro. Tuttavia, quando la vendita è episodica, non è possibile parlare di un’attività commerciale, a prescindere dall’entità del corrispettivo ricevuto. Non conta cioè il valore dell’incasso, ma il fatto che l’attività di vendita è “spot”, ossia episodica. Quindi, in questi casi, anche se si vendono oggetti “nuovi”, non è necessario inserire il prezzo nella dichiarazione dei redditi, non bisogna quindi pagare le tasse sul corrispettivo e non ci sono obblighi di natura fiscale.

Quando però l’attività di vendita online viene organizzata con strumenti di qualsiasi tipo, fosse solo una pubblicità sui siti web o la partecipazione a un mercatino, allora si parla di attività commerciale occasionale. 

Per poter dunque avere rilievi fiscali, la vendita online di oggetti, da privato a privato, deve essere effettuata con un minimo assetto organizzativo (ad esempio, procacciamento della clientela, inserzioni pubblicitarie, allestimento banchetti). In tale ipotesi, è necessario dichiarare il compenso, nella dichiarazione dei redditi, alla voce redditi diversi. Il quadro reddituale è il quadro E del modello 730 o il quadro RL del modello redditi PF. 

Ipotesi di questo tipo non richiedono neanche l’apertura di una Partita Iva. 

Vendite online: quando è necessaria la Partita Iva

È necessaria l’apertura della partita Iva ogniqualvolta si esercita un’attività con abitualità e professionalità.  

Ai sensi della risoluzione ministeriale 550326 del 29 novembre 1988, la professione abituale ricorre ove un soggetto ponga in essere con regolarità, sistematicità e ripetitività una pluralità di atti economici coordinati e finalizzati al raggiungimento di uno scopo, con esclusione, quindi, delle ipotesi di atti economici posti in essere in via meramente occasionale. 

Se quindi si intende aprire un negozio online vero e proprio (tramite un sito Internet, senza una sede fisica), per la vendita di oggettistica o altri prodotti (si pensi all’abbigliamento) è necessario aprire una partita Iva.

Precisamente, occorre verificare se l’attività esercitata possa definirsi condotta con “abitualità” e “professionalità”, nel qual caso, a prescindere dai risultati economici ottenuti, la stessa assumerà rilevanza dal punto di vista dell’Iva. 

In pratica, bisogna verificare se l’attività di vendita online viene fatta in modo continuativo, così come succede in presenza di un sito sempre online: deve cioè trattarsi di un’attività che abbia il particolare carattere della professionalità. 

Vendita online di oggetti da collezionismo

La semplice vendita online degli oggetti da collezionismo non ha rilievo fiscale, non va quindi dichiarata. Infatti, la particolare tipologia di tali oggetti non è contemplata in alcuna delle varie fattispecie impositive – la cui elencazione è tassativa – indicate dall’articolo 67 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (Dpr 917/1986). 

Affinché nella vendita di francobolli e monete si possa riscontrare un intento speculativo con conseguente obbligo di dichiarazione e di versamento delle tasse, occorre che essa venga caratterizzata da una preordinata intenzionalità commerciale del collezionista (acquistare per rivendere) con un seppure minimo assetto organizzativo (ad esempio, procacciamento della clientela, inserzioni pubblicitarie, allestimento banchetti). 

Solo sulla scorta di questi presupposti [1] è possibile configurare un’attività di natura commerciale, svolta in forma non abituale (eventualmente professionale).

Cosicché la vendita di oggetti da collezione amatoriale effettuata in via estemporanea (anche in più occasioni) è da considerare non idonea a produrre effetti impositivi ai fini Irpef.

Vendita online di monete d’oro

Ultimo caso è quello della vendita online di monete d’oro (ad esempio, sterline, marenghi); in tal caso, la vendita è comunque imponibile [2]. Pertanto, bisognerà dichiarare il compenso in dichiarazione dei redditi e versare le relative tasse.


note

[1] Risposta a interrogazione parlamentare 5-01718/2019; Cass. sent. n. 2711/2006, 8196/2008 e 21776/2011.

[2] In base alla specifica previsione contenuta nell’articolo 67, lettera c-ter, del Tuir.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube